Social & Influenza Politica

Termometro Politico ha condotto un sondaggio, realizzato con metodo CAWI [Computer Assisted Web Interviewing], con 2800 interviste raccolte tra il 26 e il 28 aprile 2022, su social e influenza sulla politica.

Gran parte degli intervistati [47.7%] non crede che oggi sui social network vi sia eccessiva censura. Anzi, tra questi il 37.3% è convinto che ci sia troppa libertà per chi diffonde fake news e odio. Di parere opposto il 23.6% secondo cui non vi è vera libertà di espressione mentre il 24.4%, pur ritenendo alcuni paletti necessari, pensa che ultimamente si è esagerato con la censura.

Un’altra maggioranza è d’accordo sul fatto che un utente bannato o limitato sui social abbia diritto alla difesa e a un giudizio terzo. Per il 28.2% si può bannare qualcuno solo se viene richiesto da una sentenza di un tribunale dello Stato mentre per il 36.7% è necessaria un’autorità indipendente, votata democraticamente, che decida se una persona ha violato le linee guida del social.

Il 13.8% preferisce che la decisione rimanga in mano a chi gestisce la piattaforma social pur riconoscendo il diritto di un bannato a far ricorso. Infine secondo il 10.7% i social hanno il diritto di bannare o limitare liberamente chiunque voglia senza dover dare conto a nessuno.

Per quanto riguarda l’influenza dei social sulla politica, una netta maggioranza [64.9%] ritiene che i social influenzino le elezioni più degli altri media. Tra questi il 47.5% vorrebbe una regolamentazione per garantire il pluralismo. A volere la par condicio per i social è un ulteriore 15.2% di intervistati. Infine c’è un 14.7% che pensa che i social non influenzino ancora come la tv e i giornali e non ritiene necessario l’istituzione di un regolamento per la par condicio.

Già dal rapporto “Freedoms at risk: the challenge of the century” sullo stato di salute delle democrazie in 55 Paesi, Italia inclusa, pubblicato all’inizio del 2022, emergeva con chiarezza come le persone godano dei vantaggi dei social media, ma richiedano una maggiore regolamentazione.

Cosa che il DMA [Digital Markets Act] della UE27 sta portando avanti, e che, secondo noi, tra i pregi ha quello di porre obblighi di condividere, nel rispetto delle norme sulla privacy, i dati che vengono forniti o generati attraverso le interazioni degli utenti commerciali e dei loro clienti sulla piattaforma dei gatekeeper, e la possibilità di rendere più semplice per le persone cambiare piattaforma, se lo desiderano.

Mentre tra gli svantaggi vi è certamente quello di obbligare le piattaforme social a diventare di fatto degli editori, con tutte le controindicazioni che questo comporta.

Insomma, che i social abbiano un forte influenza sulla vita delle persone, e dunque di riflesso condizionino anche le loro opinioni sulla vita politica e sociale del Paese è fuori di dubbio, ma la toppa potrebbe essere peggio del buco.

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