DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di social e politica.

In particolare abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulla presenza su Facebook ed Instagram dei due sfidanti al ballottaggio per l’elezione a Sindaco di Roma: Gualtieri e Michetti.

Dei due abbiamo analizzato la presenza sulle due piattaforme social con il maggior numero di utenti giornalieri in Italia dal 07 luglio al 07 ottobre.

Prima di entrare nel dettaglio della nostra analisi segnaliamo che il candidato del centro-destra, sino ad oggi, non ha utilizzato la leva degli annunci pubblicitari su Facebook. Per contro il candidato del centro-sinistra è uno dei top spender e ha diverse campagne attive attualmente.

Entrambi, sia su Facebook che su Instagram, hanno un numero di follower di gran lunga inferiore agli altri due candidati a sindaco di Roma – Calenda e Raggi – esclusi al primo turno del 03 e 04 ottobre scorsi. Dopo essere stati scelti dai romani [almeno da quelli che non si sono astenuti] il numero di follower, sia dell’uno che dell’altro, ha avuto una crescita risibile, assolutamente marginale.

Gualtieri, in particolare su Facebook, propone una quantità di contenuti, in termini di numero medio di post giornalieri superiore al suo avversario. Numero di post che però non si traduce in un tasso di coinvolgimento superiore all’avversario. Anzi, su Instagram l’engagement rate di Michetti è nettamente superiore. Questo nonostante, come abbiamo visto, la spinta promozionale dell’ex Ministro dell’Economia.

Un paio di giorni fa, riprendendo anche i nostri dati, Riccardo Luna ha scritto che «non si può non osservare che i vincitori, ma anche gli sfidanti delle recente tornata elettorale sono stati alla larga da Facebook e Twitter o li hanno usati poco, tardivamente o in maniera maldestra».

Non possiamo che registrare come i social continuino ad essere utilizzati solo e solamente come un megafono. Come strumento di propagazione unidirezionale del proprio messaggio. Nessuna domanda. Nessuna risposta ai commenti. E nessuna interazione con il pubblico di riferimento. Sia nel caso di Gualtieri che di quello di Michetti.

Il problema, non solo dei due candidati in questione, non è che i social non funzionano, o che “lo stile Draghi” ha imposto sobrietà a tutti gli altri. Il problema è che nel 2021 la stragrande maggioranza dei politici non ha ancora compreso, o non vuole comprendere, come utilizzare nel giusto modo le diverse piattaforme social. Non è un caso se “il successo” di Calenda nasce, anche, da livelli di interazione e numero di interazioni quasi dieci volte superiori a quelli dei due sfidanti per la poltrona di sindaco della capitale.

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