DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare dell’utilizzo di Internet per l’acquisto di libri, periodici e quotidiani.

Qualche giorno prima di Ferragosto, Eurostat ha pubblicato i dati, aggiornati al 2020, sull’utilizzo dell’information communication technology a fini culturali.

Tra le varie attività svolte dai cittadini dei Paesi della UE27, Eurostat fornisce anche i dati relativi all’uso della Rete per l’acquisto di libri, periodici e quotidiani negli ultimi tre mesi. Dati che unitamente a quelli sulla lettura di quotidiani online forniscono una buona fotografia della situazione attuale e delle prospettive a breve-medio termine.

Sono i tedeschi coloro che maggiormente hanno utilizzato Internet per acquistare libri, periodici e quotidiani nella loro versione tradizionale cartacea. Tocca invece agli olandesi il primato di coloro che hanno usato la Rete per acquistare libri, periodici e quotidiani nella loro versione tradizionale cartacea

Se, stando sempre ai dati Eurostat, il 63% degli italiani che usano Internet hanno letto un quotidiano online negli ultimi tre mesi, la percentuale dei nostri connazionali che effettuano un acquisto online di libri, periodici e quotidiani è nettamente inferiore.

Per quanto riguarda l’acquisto di libri, periodici e quotidiani nella loro versione tradizionale cartacea l’Italia si attesta al 9%. Sette punti percentuali al di sotto della media UE27 e ad una distanza abissale dalla Germania. Non va meglio per quanto riguarda l’acquisto di libri, periodici e quotidiani nella loro versione tradizionale cartacea. In questo caso infatti sono solamente il 3% gli italiani che hanno effettuato un acquisto online negli ultimi tre mesi. Cinque punti percentuali al di sotto della media UE27 e ben distanti dagli Olandesi, ma non solo.

Se questi sono i risultati dell’anno dell’esplosione del digitale [che non lo è stata] e dell’anno in cui siamo rimasti per mesi chiusi in casa, non è difficile immaginare quali siano le prospettive una volta tornati alla “normalità”. Qualsiasi cosa questo significhi. Del resto, anche senza il conforto dei dati Eurostat, bastava un’occhiata alle vendite di copie digitali dei quotidiani per capire la situazione.

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