La Lettura di Quotidiani Online nella UE27

Qualche giorno prima di Ferragosto, Eurostat ha pubblicato i dati, aggiornati al 2020, sull’utilizzo dell’information communication technology a fini culturali.

Tra le varie attività svolte dai cittadini dei Paesi della UE27, Eurostat fornisce anche i dati relativi alla lettura dei quotidiani online negli ultimi tre mesi.

Al primo posto troviamo la Finlandia con il 93% delle persone che utilizzano Internet che hanno letto news online negli ultimi tre mesi. All’ultimo la Romania con meno della metà della popolazione [48%].

La media delle 27 nazioni della UE è di tre quarti [75%] di coloro che usano la Rete. L’Italia si attesta ben 12 punti percentuali al di sotto di tale media. Ultima davanti solamente a Bulgaria e Romania.

Questo nonostante la frequenza di lettura negli ultimi tre mesi sia un arco temporale che certamente include anche i lettori occasionali. E il 2020, con le persone costrette in casa a causa della pandemia per buona parte dell’anno, sia stato un anno complessivamente nel quale si è avuta una grande crescita dell’audience delle testate online nel nostro Paese.

La situazione, se possibile, peggiora ulteriormente per quanto riguarda i giovani. Infatti, la penetrazione di coloro tra 16 e 24 anni, a livello europeo si attesta al 71%. Quattro punti percentuali al di sotto della media generale. In Italia invece è il 56%. Sei punti percentuali meno che la media del nostro Paese e ben 15 punti percentuali meno della media della UE27.

Del resto basta consultare una qualsiasi testata giornalistica online per verificare quanto poco spazio sia dedicato a temi che possono interessare e coinvolgere i giovani. E come, quando questo accade, ciò avvenga con i classici stereotipi.

Elementi di fondo persistenti nel tempo che, tra le altre cose, rendono inevitabilmente vani i goffi tentativi del Dipartimento dell’Informazione e dell’Editoria di incentivare la lettura di quotidiani negli istituti scolastici. E infatti, non a caso i precedenti bandi sono stati prorogati nel corso del 2020, evidentemente per mancanza di domanda.

L’industria delle notizie deve smettere di parlare di “trasformazione digitale”. I publisher di quotidiani sono troppo concentrati sui loro contenuti e non sul loro pubblico. Tanto meno sui giovani che potrebbero rappresentare il loro futuro.

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