Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza & Digitalizzazione

È stata reso disponibile il documento finale del PNRR che, dopo essere stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 ultimo scorso, sarà discusso in Parlamento oggi e domani per l’approvazione definitiva.

Il piano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei Ministri del 15 aprile.

Il Piano si organizza lungo sei missioni: La prima missione, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, stanzia complessivamente 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo. La seconda missione, “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, stanzia complessivamente 68,6 miliardi – di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo. La terza missione, “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile”, stanzia complessivamente 31,4 miliardi – di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo.

La quarta missione, “Istruzione e Ricerca”, stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo. La quinta missione, “Inclusione e Coesione”, stanzia complessivamente 22,4 miliardi – di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo. a sesta missione, “Salute”, stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo.

Se come cittadini, naturalmente, ci interessa il piano nella sua interezza, dal punto di vista professionale l’area che maggiormente ci interessa e coinvolge è quella relativa alla prima delle sei missioni: “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”. Abbiamo approfondito.

Come ha spiegato durante il Consiglio dei Ministri il Ministro dell’Economia, Daniele Franco, l’obiettivo complessivo di questa sezione del piano è di promuovere e sostenere la trasformazione digitale del Paese e l’innovazione del sistema produttivo e investire in due settori chiave per l’Italia: turismo e cultura.

Le azioni principali sono:

  • Banda Ultralarga e connessioni veloci in tutto il Paese [ad es. portando la connettività a 1 Gbps a circa 8,5 milioni di famiglie, imprese ed enti nelle aree ancora bianche grigie del territorio nazionale; completando il piano “scuola connessa” per assicurare la connessione in fibra a 1 Gbps ai 9.000 edifici scolastici rimanenti, pari a circa il 20% del totale; assicurando connettività adeguata a 12.000 punti di erogazione del Servizio sanitario nazionale; dotando 18 isole minori di un backhauling sottomarino in fibra ottica];
  • Incentivi per la transizione digitale e l’adozione di tecnologie innovative e le competenze digitali nel settore privato;
  • Digitalizzazione della pubblica amministrazione e rafforzamento delle competenze digitali [incluso il rafforzamento delle infrastrutture digitali, la facilitazione alla migrazione al cloud, l’offerta di servizi ai cittadini in modalità digitale, la riforma dei processi di acquisto di servizi ICT];
  • Sostegno alle filiere e all’internazionalizzazione e investimenti in Space Economy;
  • Rilancio del turismo e dei settori della cultura tramite un approccio digitale e sostenibile;
  • Valorizzazione di siti storici e culturali, migliorando la capacità attrattiva, la sicurezza e l’accessibilità dei luoghi [sia dei ‘grandi attrattori’ sia dei siti minori];
  • Interventi di riqualificazione/rinnovamento dell’offerta [ad es. miglioramento delle strutture turistico-ricettive e dei servizi turistici].

Se sono dunque questi i principali obiettivi e le relative azioni come si pensa di sviluppare e finalizzare quest’area del PNRR e quali sono nel dettaglio le risorse che vengono allocate?

Nel piano vengono indicati alcuni milestone. Tra questi abbiamo inserito anche la parte relativa al Fascicolo Sanitario Elettronico, che pur facendo parte della sesta missione relativa alla salute sono di fatto inerenti il piano di digitalizzazione. L’immagine sottostante fornisce il dettaglio dello sviluppo temporale di come si intende procedere.

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Si vede quindi che i primi risultati delle azioni che il Governo intende implementare si vedranno nel 2026. Se è chiaro che si tratta di progetti complessi che non si realizzano in pochi giorni, è altrettanto chiaro che, con il ritardo che ha il nostro Paese rispetto alle altre nazioni sul digitale e gli sviluppi che la tecnologia avrà da qui ai prossimi cinque anni, i tempi di implementazione appaiono eccessivamenti dilatati. Abbiamo bisogno di una “rivoluzione” NON di un’evoluzione.

Dei 191,5 miliardi del PNRR 40,7 vengono destinati a “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”. Nel piano che era circolato nei giorni scorsi erano invece 43.5. Circa tre miliardi in meno dunque. Qui si trova invece il dettaglio degli oltre 30 miliardi di investimenti complementari al PNRR che portano ad un totale di  222,1 miliardi di euro.

La maggior quota di investimenti nell’ambito della digitalizzazione è destinata alla “Transizione 4.0”. Nel piano si legge che: «La Componente 2 della Missione ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo. Prevede significativi interventi trasversali ai settori economici come l’incentivo degli investimenti in tecnologia [Transizione 4.0 – con meccanismi che includono l’utilizzo della leva finanziaria per massimizzare le risorse disponibili e l’ampliamento degli investimenti ammissibili], ricerca e sviluppo e l’avvio della riforma del sistema di proprietà industriale.

La Componente supporta, con interventi mirati, i settori ad alto contenuto tecnologico e sinergici con iniziative strategiche Europee [ad es. tecnologie satellitari] che possono contribuire allo sviluppo di competenze distintive. Introduce misure dedicate alla trasformazione delle piccole e medie imprese, un elemento caratterizzante del sistema produttivo italiano, tramite misure a supporto dei processi di internazionalizzazione [posizionamento del Made in Italy] e della competitività delle filiere industriali, con focus specifico su quelle più innovative e strategiche. Infine, include importanti investimenti per garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga [fibra FTTH, FWA e 5G], condizione necessaria per consentire alle imprese di catturare i benefici della digitalizzazione e più in generale per realizzare pienamente l’obiettivo di gigabit society».

Per ulteriori dettagli e approfondimenti vi rimandiamo alla sezione specifica del piano [da pag 115 a pag 158]. Ma a nostro avviso il piano è eccessivamente sbilanciato sulla parte “hard”, sulla tecnologia necessaria ad implementare le azioni previste, e troppo poco sulla parte “soft”, sulle conoscenze e competenze del personale della PA e dei cittadini per far funzionare e per fruire dei vantaggi di tali innovazioni.

Prima Diego Piacentini, dal settembre 2016 all’ottobre 2018, e poi la ministra Pisano, dal settembre 2019 al 2021, hanno spinto solo ed esclusivamente sulla parte tecnologica, con risultati peraltro sotto gli occhi di tutti come siamo certi molti abbiano sperimentato dovendo avere a che fare con la “PA digitale” in questo periodo di chiusure forzate, o con buzz word quali quella delle startup, utili solo a riempire il vuoto dei convegni a cui partecipavano. E ora anche l’agenda del Ministro Colao, stranamente silente in questi giorni, pare essere altrettanto orientato in prevalenza sulla parte tecnologica, stando a quanto viene riportato.

A parità di condizione è certamente più facile intervenire sulla parte hard, ma senza la parte soft non si va da nessuna parte. Gli investimenti previsti su questa seconda, fondamentale, area, non ci paiono adeguati al raggiungimento dell’obiettivo complessivo, come [di]mostra l’infografica con il dettaglio dei fondi allocati per ciascuna voce.

Infine, segnaliamo che i 220 milioni di euro destinati alla fantomatica “editoria 5.0”, di cui è andato parlando Martella quando era sottosegretario a informazione e editoria, e che erano stati previsti nel PNRR realizzato da “Conte II”, sono scomparsi, e infatti, nella sua intervista di qualche giorno fa a Repubblica, Moles, l’attuale sottosegretario, rilascia dichiarazioni assolutamente generiche al riguardo.

Non resta che sperare che vi siano dei ripensamenti e degli aggiustamenti durante l’implementazione del piano perchè così, ci spiace, non ci siamo proprio.

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