Il Crollo di Clubhouse

Nel pieno dell’hype su Clubhouse tra i primi se non gli unici, accompagnati dallo scetticismo di molti sulla nostra posizione, avevamo scritto a chiare lettere che una volta finito il clamore la piattaforma di social audio avrebbe potuto finire nel dimenticatoio, come già avvenuto per molte altre piattaforme social esplose ed implose in brevissimo tempo.

Concetti poi ripresi successivamente e approfonditi sia in un’intervista per Business Insider che in un confronto al riguardo, pubblicato sul Corriere del Ticino, in cui si ribadiva lo scetticismo nei confronti della piattaforma social in questione.

Insomma, secondo noi, in particolare in Italia, tutto l’entusiasmo per Clubhouse non era giustificato e dal punto di vista della comunicazione corporate dedicarsi a immaginare una strategia di presenza e alla relativa creazione di contenuti era sostanzialmente tempo perso.

Ipotesi confermata all’inizio del mese poiché i dati di AppAnnie, riportati da eMarketer, dei download tra il 14 settembre 2020 e il 9 marzo 2021, stimavano solamente 425mila download nel nostro Paese. Davvero poca cosa per interessarsene se non a titolo di pura curiosità personale.

Sempre eMarketer riportava i dati di SensorTower a metà marzo 2021 che mostravano un crollo dei download rispetto a febbraio, quando l’hype era ai massimi livelli e la stima dei download a livello globale era di oltre 10 milioni.

Arrivano ora i dati di marzo 2021 [a pagamento] stando ai quali i download di Clubhouse sarebbero crollati del 69.4%, passando da oltre 9 milioni a febbraio a meno di tre milioni a marzo. E anche in Italia download e recensioni sono ai minimi termini.

Il social audio, per ora, è una frazione delle dimensioni del mondo social o del podcasting. Presenta problemi di brand safety e vi sono serie difficoltà nella misurazione del ritorno sull’investimento, spiega ancora una volta eMarketer.

Del resto, in generale, l’audio e i podcast saranno anche in futuro solamente una minima frazione degli investimenti pubbilcitari, sia a livello globale che in specifico riferimento al nostro Paese.

Sara Essa, la creatrice di Sustainability Hub, che ospita diversi eventi settimanali su Clubhouse per i suoi 41.400 membri, ha detto alla CNBC che sta prendendo in considerazione una piattaforma diversa. Aggiungendo che che “le persone se ne vanno” rapidamente perché Clubhouse ha cambiato il suo algoritmo e ha accusato l’azienda di non aver ascoltato il feedback degli utenti.

Nel frattempo, anche Mike Butcher, direttore di TechCrunch e conduttore di “The Tech Media Weekly Wrap”, il mese scorso ha abbandonato Clubhouse a favore di Twitter Spaces.

Insomma, come si suol dire, pare che che ci abbiamo azzeccato, e che la meteora Clubhouse sia destinata a scomparire con la stessa velocità con cui è apparsa, anche perchè nel frattempo praticamente tutte le piattaforme social, a cominciare da Facebook, hanno integrato o stanno integrando, funzionalità audio, e con la base di utenti che hanno Clubhouse ha ben poche, o nessuna, possibilità di vincere la battaglia.

Se eravate tra i molti “social cosi” che erano entusiasti della piattaforma di social audio vi resta una consolazione: comunque è durato di più Clubhouse che la #SuperLega. Buon lavoro.

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