DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di sicurezza e fuga di dati.

Non si placano ancora le polemiche per il furto di informazioni di oltre 500 milioni di persone, dei quali circa 36 milioni di milioni di italiani, pubblicati online sabato 3 aprile, con il Garante della Privacy che “bacchetta” Facebook e lo costringe a pubblicare un avviso che segnala agli utenti di non averli informati “adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti”. E l’Unione Americana per le Libertà Civili, che critica regolarmente per errori sulla privacy Facebook, che rivela che condivide le informazioni di identificazione degli utenti e dei donatori del suo sito con piattaforme come Facebook, per il targeting.

Arriva ora la notizia di un altro furto di credenziali che riguarda 500 milioni di profili LinkedIn. E anche in questo caso, per quanto riguarda l’Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali annuncia di aver avviato un’istruttoria nei confronti di Linkedin a seguito della violazione avvenuta. Ecco che allora vogliamo ricordare quanti e quali siano state i principali data-breach degli ultimi anni.

Il maggiore in assoluto, nel 2018,  riguarda una vulnerabilità nel database dell’autorità nazionale di identificazione dell’India, nota come Aadhaar, che ha rivelato per settimane le informazioni di oltre 1,1 miliardi di cittadini di questo Paese.

La seconda, nel 2016, quando Yahoo ha rivelato che una falla di sicurezza aveva compromesso i dati di oltre 1 miliardo di account tre anni prima, nel 2013. Questione per la quale, negli Stati Uniti, sono ancora in corso procedimenti legali.

La medaglia di bronzo di questa poco onorevole classifica va a Spambot che, nel 2017, aveva dato luogo a la fuga, o l’hackeraggio se si preferisce,  di 711 milioni di set di dati.

La lista, come mostra l’infografica sottostante, è ancora lunga, e sono ben quattordici le fughe e i furti di dati che vedono coinvolti dai duecento milioni di persone in su.

Ogni volta, come nel caso di LinkedIn, per stare all’ultimo in ordine cronologico, i soggetti coinvolti ci raccontano che stanno lavorando per comprendere le cause, e che naturalmente faranno di tutto per proteggere i dati degli utenti che si affidano a loro.

Il dato di fatto resta che gli episodi continuano a ripetersi e i governi di tutto il mondo, sino ad oggi, non sono riusciti a tutelare i propri cittadini al riguardo. Una questione che, nell’epoca in cui innovazione e digitalizzazione sono buzz word, parole scatolone usate spesso a casaccio, sarà bene sia messa in agenda e venga affrontata il più presto possibile, sia da parte delle aziende che dei governi, e risolta una volta per tutte.

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