La Propensione ad Abbonarsi alle News da Parte degli Italiani

La società di gestione degli abbonamenti, Zuora, ha incaricato Harris Poll di condurre un sondaggio sulla propensione ad abbonarsi a diverse tipologie di prodotti o servizi in 12 nazioni, Italia inclusa.

Il sondaggio è stato condotto, online, tra ottobre e novembre 2020 su un campione rappresentativo della popolazione maggiorenne per ciascun Paese. Nell’analisi dei risultati è dunque necessario ricordarsi che sono esclusi coloro che non utilizzano Internet che, come noto, in Italia sono una quota non trascurabile della popolazione.

Complessivamente, nei 12 mercati esaminati, quattro adulti su cinque [78%] affermano di avere attualmente almeno un abbonamento, rispetto al 71% del 2018.

La comodità è il vantaggio più segnalato per l’abbonamento a un prodotto o servizio invece di possederlo, citato dal 42% degli adulti. Seguono risparmi sui costi e maggiore varietà, entrambi al 35%. Il numero medio di abbonamenti è cresciuto: ogni abbonato aveva una media di 3 abbonamenti nel 2020, rispetto ai 2.7 del 2018.

Se questi sono i principali elementi emergenti dal report [richiede registrazione], entrando nel dettaglio emergono ulteriori elementi d’interesse sia in generale che con specifico riferimento al segmento delle news.

In generale, gli italiani che usano la Rete e che si dichiarano potenzialmente interessati ad abbonarsi ad un prodotto o servizio sono l’82%.  Il prodotto/servizio verso il quale vi è maggior propensione ad abbonarsi è lo streaming video. Seguono la musica e, a notevole distanza, le news.

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Gli italiani potenzialmente interessati ad abbonarsi alle news sono poco più di un quinto [22%] di coloro che utilizzano Internet. Tra le 12 nazioni prese in esame l’Italia si colloca in quarta posizione, a pari merito con il Giappone. Poco più della media generale che si attesta esattamente al 20%.

I driver principali sono la possibilità di ottenere offerte personalizzate e di gestire in autonomia il proprio abbonamento. Non è esattamente quello che sino a questo momento ha caratterizzato le pratiche dei principali publisher di quotidiani del nostro Paese che invece puntano su una forte promozionalità in termini di prezzo, pagando il prezzo di tale politica in  termini di ricavi e margini come nel caso di RCS, per poi trattenere coloro che si abbonano con stratagemmi e mezzucci.

Un altro desiderata delle persone è la possibilità di avere delle offerte basate sul consumo effettivo del prodotto o servizio al quale si abbonano. Nel caso dell’informazione questo potrebbe essere appicato agli abbonamenti alla versione online dei giornali, e solo parzialmente invece alla copie digitali, o repliche che dir si voglia per stare alla definizione di ADS.

Di fatto, a fine 2020, la distanza tra propensione ad abbonarsi alle news da parte degli italiani rispetto a quanti invece lo hanno fatto effettivamente è considerevole, almeno per quanto riguarda le copie digitali. Da un lato si tratta di uno dei tanti bias delle ricerche di mercato dove la taratura tra quanto dichiarato e quello che viene realmente praticato è spesso tutt’altro che trascurabile. Dall’altro lato, visti i risultati sin qui ottenuti, appare evidente come vi siano problemi nella gestione dell’ecosistema degli abbonamenti e  la competizione non è solamente tra una testata e l’altra ma soprattutto tra un prodotto o servizio e l’altro.

Infine, come mostra l’infografica sottostante, l’Italia è l’unica nazione tra quelle prese in considerazione dalla studio dove, a parità di condizione di quanto premesso, la propensione ad abbonarsi alle news è stabile rispetto al 2018. Questo nonostante l’intensificarsi nell’uso dell’online/digital, e la corsa alle news, a causa della pandemia. Un altro segnale evidente di quanto poco e male nel complesso abbiano sin qui lavorato gli editori di quotidiani del nostro Paese.

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