Le Vendite dei Quotidiani Nazionali nel 2020

Dopo aver analizzato l’audience online delle news nel nostro Paese nell’anno del Covid-19, e il trend degli investimenti pubblicitari sui quotidiani, oggi proviamo a chiudere il cerchio con un’analisi delle vendite dei quotidiani nazionali nel 2020.

Sono stati presi in considerazione tutti i quotidiani nazionali e i due pricipali quotidiani pluriregionali. Di questi sono stati elaborati i dati delle vendite nel giorno medio mese per mese. In particolare l’elaborazione è sui dati della “pagata”, ovvero delle vendite in edicola più gli abbonamenti, e sui dati del totale delle vendite, che sono date dal totale della pagata più le vendite di copie digitali ad un prezzo uguale o superiore al 30% della corrispondente versione cartacea.

Per l’analisi non potevamo che partire da  leader e co-leader per vendite: Il Corriere della Sera e la Repubblica. A gennaio 2020 il gap di vendite tra il giornale diretto da Fontana e quello diretto da Molinari era di 55 mila copie a favore del primo. Scende a 46 mila copie di differenza a dicembre 2020.

Questo è dovuto ad una maggior crescita della vendita di copie digitali per Repubblica rispetto al Corsera. A dicembre Repubblica vende circa 2 mila copie digitali in più rispetto al quotidiano di via Solferino. Per entrambi le copie digitali pesano meno di un quarto del totale delle vendite, e non compensano il calo delle copie cartacee.

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Se online il 2020 è stato un anno nero per la Gazzetta dello Sport, le vendite del quotidiano, se possibile, sono ancora peggio. “La rosa” vede un vero e proprio crollo delle vendite nel periodo del lockdown primaverile, e dell’assenza di eventi sportivi, ma la ripresa di questi e l’avvio del campionato non  hanno giovato più di tanto alle vendite che restano comunque ben al di sotto del periodo precedente all’esplosione della pandemia.

Come mostra l’infografica sottostante l’incidenza delle copie digitali sul totale delle vendite è assolutamente trascurabile. Siamo attorno a 5 mila copie nel giorno medio di ciascun mese. Una quota di vendite che non si è modificata neppure durante e/o dopo il lockdown. Evidenza di quanto poco appeal abbia la replica digitale del quotidiano sportivo per i propri lettori.

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Con il crollo delle vendite della Gazzetta dello Sport, La stampa diventa il terzo quotidiano più venduto in Italia. Nonostante “la medaglia di bronzo” conquistata, il 2020 non può dirsi un buon anno per il quotidiano diretto da Giannini. Da gennaio a dicembre vengono perse circa 14 mila copie nel giorno medio.

Le vendite perse per il prodotto cartaceo da inizio a fine 2020 sono di circa 15 mila copie al giorno. Dato che ci dice quanto poco sia stato il recupero di vendite grazie alle copie digitali. Copie digitali che comunque vengono vendute ad un prezzo decisamente più basso del cartaceo, e che sono attorno all 10 mila copie. Meno del 10% del totale delle vendite.

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Le vendite del quotidiano di Confindustria passano da più di 104 mila a gennaio a meno di 84 mila a dicembre 2020. Quelle delle copie del prodotto cartaceo calano invece di circa 15 mila copie nello stesso periodo. Dunque il calo delle copie digitali è addirittura maggiore di quelle del giornale di carta.

Comunque sia le copie digitali rappresentano una quota importante delle vendite per il Sole24Ore. Proprio in questi giorni il Gruppo Sole24Ore ha annunciato di aver approvato il piano industriale 2021 – 2024. Piano nel quale naturalmente si parla di «una strategia “digital first”», ma si conclude dicendo che si valuterà la «possibilità di riprogrammare le iniziative previste, mantenendo al contempo un’attenzione proattiva e costante al contenimento di tutti i costi e all’individuazione di iniziative che possano ulteriormente mitigare il rischio legato ai ricavi a tutela di redditività e flussi di cassa attesi», in caso gli effetti della pandemia non si mitigassero, come appare molto probabile. Insomma, vedremo.

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Regge la crisi meglio di altri il quotidiano della CEI. Infatti dopo il calo sosotanzioso nei primi mesi dell’anno, prima si stabilizza e poi recupera buona parte delle vendite perse. Questo anche grazie ad una quota consistente degli abbonamenti a pagamento che garantiscono continuità e stabilità.

Per Avvenire, sono assolutamente marginali le vendite di copie digitali. Anzi paradossalmente le copie digitali omaggiate sono circa il doppio di quelle vendute. L’interesse, o meglio il disinteresse per il digitale/online da parte del quotidiano cattolico è paradossale. Il sito web non viene aggiornato il lunedì, quando non viene pubblicato neppure il quotidiano cartaceo, e non sono associati a Audiweb. Non c’è neppure bisogno di commentare al riguardo.

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Un 2020 altalenante per Il Resto del Carlino che ha un trend più fluttuante rispetto agli altri quotidiani, e ha un calo sostanzioso solo in uno dei tre mesi di lockdown, salvo poi ridiscendere bruscamente alla riapertura. In ripresa invece la fine dell’anno anche se si resta ben al di sotto delle vendite di inzio 2020.

Irrisorio il peso delle copie digitali ma, di recente, in un’intervista a Prima Comunicazione, la coordinatrice delle attività digitali delle testate e dei siti Gruppo Monrif,  ha annunciato l’introduzione del paywall da marzo 2021, e nuovi format editoriali in arrivo. Vedremo.

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Molto diverso l’andamento dell’altro quotidiano pluriregionale da noi analizzato: Il Messaggero. Dopo un’impennata di vendite a febbraio le vendite tornano a calare salvo poi tornare a crescere sensibilmente a fine anno.

Crescita che sembra dovuta in entrambi i casi alle copie digitali del quotidiano. Visto che i dati sono dichiarati ma non certificati da ADS, che ad oggi ha certificato solo i dati sino a giugno 2020 potrebbero esserci “movimenti anomali” rispetto alle copie digitali. Non  resta che attendere per approfondire.

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Così come per La Gazzetta dello Sport, annus horribilis anche per gli altri due principali quotidiani sportivi del nostro Paese. Crollo durante i mesi senza sport e faticosa ripresa, con una chiusura dell’anno a livelli nettamente inferiori rispetto a gennaio e febbraio.

Così come per molti altri quotidiani, anche per Il Corriere dello Sport e Tuttosport la quota di copie digitali vendute è risibile per entrambe le testate sportive.

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È stato un buon 2020 per Il Giornale, in assoluta controtendenza rispetto all’andamento di quasi tutti i quotidiani nazionali. Il quotidiano diretto da Sallusti ha registrato un leggera flessione di vendite nel solo mese di marzo per poi riprendere a crescere stabilmente. Picco di vendite a settembre e il dicembre che si chiude con circa 4 mila copie in più rispetto a gennaio.

Resta, come per gli altri quotidiani, la questione delle copie digitali. Per Il Giornale si tratta di circa 2 mila copie anche quando il totale delle vendite ha superato le 64 mila copie nel giorno medio. A seconda dei mesi siamo tra il 3 e il 5% di incidenza sul totale di copie vendute. Davvero poco.

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Un vero e proprio boom di vendite per Il Fatto Quotidiano nel 2020. Il giornale diretto da Travaglio non perde copie neppure durante il lockdown e chiude il dicembre del 2020 con circa 16 mila copie in più nel giorno medio rispetto a gennaio.

In crescita anche le copie del giornale di carta anche se la quota maggiore della crescita deriva dalle copie digitali che ormai pesano circa la metà del totale delle vendite. Società Editoriale Il Fatto ha comunicato di avere registrato, nei primi nove mesi del 2020, un valore della produzione pari a € 28.01 milioni, in crescita del 26.37% rispetto al valore al 30 settembre 2019, pari a € 22.17 milioni.

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Per i due giornali di centro-destra, che fanno dei titoli urlati e di un giornalismo aggressivo, spesso decisamente fuori dalle righe ad essere magnanimi, la loro caratteristica, il 2020 si chiude in calo rispetto a come era iniziato. Sia La Verità che Libero perdono copie. Se le edicole fossero informatizzate si potrebbe sapere se questo sia avvenuto a vantaggio de Il Giornale, altro giornale di centro-destra che invece, come abbiamo visto, cresce.

Ancora una volta per entrambi i quotidiani le copie digitali hanno un peso irrisorio. Appare evidente come vi sia un problema di età media dei lettori di quotidiani ma anche un chiaro problema di proposta di prodotto e di esperienza dell’utente.

Al riguardo, una ricerca universitaria ha dimostrato come esista una differenza significativa nel modo in cui i lettori esplorano le edizioni digitali a seconda che utilizzino il formato NextGen o Replica.

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Anno da dimenticare per ItaliaOggi. Il quotidiano economico-finanziario perde copie mese dopo mese e chiude il 2020 con meno della metà delle copie vendute nel giorno medio rispetto a gennaio.

Nonostante un lettorato che dovrebbe essere professionale, e dunque a parità di condizione avere una maggior propensione, anche banalmente per questioni di praticità, alla lettura nel formato digitale, per il quotidiano giallo diminuisce la vendita anche di queste.

Per Class Editori, che nel suo portfolio di testate ha anche ItaliaOggi, i primi nove mesi dell’anno si chiudono 44.36 milioni di euro contro i 54.67 milioni di euro del 30 settembre 2019 [-18.9%].

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Anche se naturalmente siamo su volumi di vendita inferiori a quelli di molte testate locali, il bilancio per il 2020 de Il Manifesto può considerarsi positivo. Il “quotidiano comunista” chiude l’anno scavalcando ItaliaOggi per vendite. Anche se questo avviene, come abbiamo visto,  più per il crollo delle vendite del quotidiano economico-finanziario che per un’esplosione di vendite del Manifesto, l’anno si conclude con vendite superiori rispetto all’inizio.

Il Manifesto, dopo Fatto Quotidiano e Sole24Ore, è il terzo giornale per incidenza delle copie digitali sul totale delle copie vendute. La, piccola, crescita registrata nel 2020 si deve proprio a queste.

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