I Contributi Diretti all’Editoria nel 2019

Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della presidenza del Consiglio dei Ministri, a fine 2020, ha pubblicato il saldo annuale dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici per l’anno 2019.

Di questi abbiamo estrapolato quelli relativi a imprese editrici di quotidiani e periodici ed alle imprese editrici di quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche, che costituiscono la fetta più ampia del totale dei finanziamenti diretti [circa 97%]. Non mancano i motivi d’interesse relativamente ai dati resi disponibili.

Il primo, probabilmente il più banale, è che nessuna testata, incluse naturalmente quelle che sino a pochi giorni prima della diffusione dei dati  strepitavano al riguardo, ne ha parlato e, guarda caso, da allora di contributi i giornali hanno smesso di scriverne. Insomma, si grida contro le gravi minacce alla democrazia e alla libertà d’informazione quando vengono ventilate revisioni dei contributi erogati salvo poi incassare nel silenzio i soldi. Sarà ovvio ma è anche indicativo del modo di procedere.

Gli aspetti più interessanti però, ovviamente, emergono entrando nel dettaglio dei dati. Vediamoli.

Complessivamente i finanziamenti diretti a imprese editrici di quotidiani e periodici ed alle imprese editrici di quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche, nel 2019, ammontano a 72.810.263 euro. Di questi 36.942.697 euro vanno alle prime undici testate che assorbono il 50.73% del totale dei contributi diretti erogati complessivamente a 103 testate. Dunque circa il 10% dei giornali incassa oltre la metà dei contributi.

Se questo non bastasse a rendere evidente lo sbilanciamento, e dunque l’inequità, degli attuali criteri, le prime tre testate per valore dei contributi ricevuti, Dolomiten, Avvenire e Libero, hanno ricevuto 16.650.822 euro, pari a quasi un quarto del totale [22.86%]. Se a questi aggiungessimo i 6 milioni di euro ricevuti da Famiglia Cristiana, che non abbiamo considerato inserendo solo quelli dei quotidiani, naturalmente il livello di concentrazione crescerebbe ulteriormente.

Ed ancora, quattro testate che, come vedremo di seguito nel dettaglio, sono molto “borderline”, per così dire, rispetto alla legittimità, o meno, di ricevere tali contributi, hanno ricevuto 14.901.487 euro, circa un quinto del totale [20.46%].

Si tratta, in ordine di contributi ricevuti, di Libero, che come noto è tutto fuorchè una cooperativa di giornalisti ed è di proprietà della famiglia Angelucci,  che ha in portfolio anche altre testate. Che lo stato finanzi un quotidiano che non solo ottiene contributi sfruttando le pieghe della legge, ma il cui direttore e fondatore si sottrae alla più basica deontologia professionale, non è certamente un aspetto trascurabile.

La seconda testata è ItaliaOggi, altro quotidiano molto border line, diciamo, in quanto ad effettiva titolarietà a ricevere contributi diretti visto che di fatto rientra nel portfolio delle testate di Class Editori, società quotata in borsa.

La terza testata è Il Quotidiano del Sud”, la cui proprietà è riconducibile a Finedit Srl, legata in un gioco di scatole cinesi a Edizioni Proposta Sud srl. Quotidiano che a dicembre 2019 dichiarava vendite per poco meno di 10mila copie, e da gennaio 2020 è “uscito” dal sistema ADS, dopo che Accertamenti Diffusione Stampa aveva avviato un approfondimento per valutare modalità e contezza dei dati di vendita del quotidiano in questione. Naturalmente siamo, come tutti, in attesa di conoscere quanto prima i risultati dell’approfondimento di ADS, ma il fatto che il quotidiano in questione abbia come Direttore Roberto Napoletano, attualmente a processo per le “copie gonfiate” quando era direttore del Sole24Ore, non può lasciare indifferenti. Vedremo. Ma intanto è già passato più di un anno e la testata in questione continua a ricevere sostanziosi finanziamenti.

La quarta e ultima testata, alla quale abbiamo dedicato un approfondimento specifico, non più tardi di ieri nel nostro digest settimanale, è Il Foglio. Quotidiano che attualmente è di proprietà di Valter Mainetti, azionista di riferimento di Sorgente Group Alternative Investment, come dichiara lui stesso sul proprio sito. E del quale anche in precedenza i proprietari erano tutto meno che un partito o una cooperativa di giornalisti, come riepiloga Wikipedia.

Vale la pena di ricordare anche che del giornale in questione non esistono dati ADS sulle vendite, così come non esistono dati ufficiali – Audiweb – sugli accessi al proprio sito web. Nonostante tutto questo nel 2019 il giornale diretto da Cerasa ha incassato € 1.866.457 nel 2019 e, attraverso una serie di escamotage diversi, la bellezza, si fa per dire, di 58 milioni di euro dal 1997 ai giorni nostri.

A queste “stranezze” vanno aggiunti gli oltre sei milioni per Dolomiten, come nel 2018, prima testata per valore dei contributi ricevuti, mentre negli anni precedenti era abbondantemente al di sotto dei due milioni di euro di contributi diretti ricevuti. In questo caso non mettiamo in dubbio la titolarietà in virtù di essere espressione di minoranze linguistiche, ci piacerebbe però capire perchè l’altro quotidiano espressione di minoranze linguistiche, Primorski Dnevnik, abbia ricevuto € 1.666.668 e, soprattutto, le motivazioni di un balzo così significativo, a partire appunto dal 2018, per il giornale della provincia di Bolzano. Volendo essere maliziosi si potrebbe pensare che “il merito” sia della Boschi, eletta a Bolzano proprio nel 2018, ma naturalmente potrebbe assolutamente non essere così.

Stiamo lavorando ad un corposo dossier sui contributi statali ai quotidiani, che speriamo di pubblicare entro una decina di giorni, di cui questa analisi, e quella di ieri, sono solo una minima parte, ma crediamo davvero che già da questi dati risulti evidente come vi siano delle storture nel sistema di finanziamenti diretti ai giornali, che peraltro costituiscono solo una minima parte del totale.

Infine, onde evitare di dar luogo a pericolosi, e pretestuosi, fraintendimenti, ci teniamo a chiarire che, come abbiamo scritto più e più volte, siamo favorevoli a forme di sostegno all’editoria in nome del principio di pluralismo, ma che certamente non lo siamo nei termini nei quali in passato, ed in buona parte ancora oggi, come [di]mostrano gli ultimi dati disponibili, i finanziamenti vengono erogati.

Il principio di tutela della libertà di informazione e di pluralismo non si discute. I criteri con i quali si applicano tali principi in base alle normative vigenti invece SI!. A partire dall’introduzione di criteri qualitativi e non solo quantitativi, visto che buona parte della crisi, ormai permanente, dei quotidiani è riconducibile ad evidenti problemi di qualità dell’informazione.

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