DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di parlare di social media e presidenti statunitensi.

Dopo i fatti gravissimi avvenuti al Campidoglio mercoledì Trump è stato b loccato da praticamente tutte le piattaforme social, e non solo. Zuckerberg in prima persona ha affermato che Facebook sta estendendo il blocco che ha posto sugli account Facebook e Instagram di Trump “a tempo indeterminato e almeno per le prossime due settimane”, ovvero sino al termine ufficiale del mandato presidenziale .

YouTube afferma che limiterà temporaneamente i canali che pubblicano informazioni errate sui risultati delle elezioni del 2020, incluso potenzialmente quello di Trump. Anche TikTok rimuoverà i video di diversi discorsi di Trump diffusi dai sostenitori per aver violato la sua politica di informazioni errate e reindirizzerà hashtag specifici usati dai rivoltosi. E così paradossalmente Trump che voleva bandire TikTok, ora è stato bandito. E anche Twitch disabilita l’account di Trump a tempo indeterminato, impedendo lo streaming del suo canale, seppur lasciando il suo profilo e i video archiviati per la visualizzazione.

Se non bastasse, Shopify, che ospitava negozi legati agli accessori della campagna elettorale e al marchio personale di Trump, TrumpStore, ha messo offline gli store, colpendo quello che ormai è definitivamente l’ex presidente degli USA anche nel portafoglio. Resta solamente Twitter che dopo il blocco di dodici ore ha consentito nuovamente la pubblicazione a Trump, avvisandolo però che rischia un divieto permanente se viola ulteriormente le regole. E infatti Trump ha pubblicato un video dove, a modo suo, abbassa notevolmente i toni rispetto al passato.

Insomma Trump è stato isolato, o almeno così parrebbe. E la sua macchina della comunicazione fortemente basata sui social è stata fermata. Questo pone seri interrogativi, ai quali sarà bene dare delle risposte in tempi ragionevolmente brevi, rispetto al potere discrezionale delle piattaforme e all’impatto che questo può avere, ed ha, sulla libertà di espressione online, al di là del caso specifico di Trump.

È però interessante notare come il sostegno a Trump sia tutt’altro che evaporato, finito. Da un lato, secondo un sondaggio condotto da YouGov su su 1.397 elettori USA, un elettore su cinque [21%] afferma di sostenere, di essere d’accordo con ciò che è accaduto al Campidoglio. Si sale al 45% tra gli elettori del partito repubblicano.

Dall’altro lato, dalla nostra analisi, emerge come le interazioni e le dimostrazioni di sostegno su Facebook in favore di Trump siano tutt’altro che cessate.

Infatti, nonostante gli avvisi apposti da Facebook ai post di Trump, questi sono al top per numero di interazioni e fanno decine di migliaia di condivisioni. Anche il numero di “mi piace” è cresciuto in maniera siognificativa e, dal 6 gennaio, giornata del tentativo di golpe, al momento in cui scriviamo i fan di Trump sono 82.500 in più. Una crescita decisamente superiore rispetto a queella dei giorni precedenti.

Come mostra l’infografica sottostante, fra le reaction quelle di “amore” sono le più numerose dopo i like. Per contro quelle di rabbia sono una minima parte. Si attestano oltre i due milioni le condivisioni.

Continueremo a monitorare la situazione. Ma una cosa è certa dare per “morto” Trump, anche sui social, sarebbe decisamente prematuro.

[clicca per ingrandire]

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.