DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di quella che pare essere una delle tendenze del momento: i podcast.

Dopo l’analisi degli investimenti pubblicitari per mezzo nel periodo 2015 – 2024, e il focus sui ricavi diffusionali [da vendita di copie] di quotidiani e periodici nel nostro Paese, con i dati di consuntivo dal 2015 al 2019, e previsionali per il periodo dal 2020 al 2024, sempre dal rapporto PWC  “Entertainment & Media Outlook in Italy 2020-2024” , emergono elementi d’interesse relativamente al mercato dei podcast, sia a livello di ascoltatori mensili che di raccolta pubblicitaria nel nostro Paese.

Stando ai dati di PWC gli ascoltatori mensili di podcast in Italia a fine 2019 erano 13 milioni. Il rapporto spiega che sicccome il 71% di coloro che nel nostro Paese ascoltano i podcast lo fanno da casa, contrariamente ad altri segmenti non si assisterà ad un’esplosione degli ascolti/ascoltatori a causa del lockdown.

Complessivamente le previsioni indicato un CAGR del 21.9% per quanto riguarda il numero di ascoltatori mensili di podcast in Italia, che dovrebbero raggiungere i 35 milioni di individui nel 2024. Spotify è la piattaforma di podcast più popolare in Italia, con il 62% degli ascoltatori che la ritiene la propria piattaforma di podcast preferita.

Se questo è il panorama generale in termini di crescita di utenti, la popolarità di Spotify nel nostro Paese influenzerà l’andamento della raccolta pubblicitaria per questo media.

Il 2020 dovrebbe chiudersi con un incremento degli investimenti del 11.3%. Una brusca frenata rispetto al +60.2% registrato nel 2019. Tuttavia le previsioni sono di un CAGR del 30.4% per il periodo 2020 – 2024.

Dunque a fine 2024 gli investimenti pubblicitari in Italia raggiungeranno i 78 milioni di euro. Valori che ne fanno una nicchia del totale mercato pubblicitario, che sempre stando alle previsioni di PWC, dovrebbe valere 9.5 miliardi di euro alla fine del quinquennio, dei quali 4.4 per l’online.

Se questi dati forniscono già una dimensione, per quanto orientativa, di quello che potranno generare in termini di ricavi i podcast, il fatto che circa due terzi degli italiani siano concentrati su Spotify ne riduce ulteriormente l’ampiezza in termini di mercato contendibile. Infatti come sappiamo gli investimenti pubblicitari vanno dove ci sono le teste, le persone.

Perciò, in conclusione, la quota di investimenti che i publisher possono immaginare di recuperare dovrebbe attestarsi, a fine 2024, attorno ai 26.2 milioni di euro. Certo di questi tempi, per dirla in una battuta, non si butta via niente, ma certamente non si tratta di valori che possono spostare gli equilibri, e i ricavi, degli editori del nostro Paese che invece pare siano tutti in corsa per produrre questa tipologia di contenuti, probabilmente basandosi su dati che non si riferiscono all’Italia.

Insomma, pare proprio che i podcast bene che vada possano generare ricavi per qualche giornalista che si trasformi in “podcaster”, o come cicliegina sulla torta per qualche newsletter a pagamento e/o all’interno di un pacchetto di offerta per l’abbonamento ad una testata, ma certamente nulla di più. Meglio guardare altrove, se possiamo dare un consiglio.

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