La Presenza su Twitter dei Direttori dei Giornali Italiani

Abbiamo condotto una desk research sulla presenza su Twitter dei direttori dei giornali del nostro Paese. Sono stati selezionati i primi dieci direttori di testate giornalistiche che hanno una corrispondente versione cartacea, e altrettanti di testate all digital.

La selezione dei direttori è stata effettuata in base a quelli che sono i giornali con il maggior traffico, con il maggior numero di utenti giornalieri. Per tutti e venti i direttori sono stati analizzati gli ultimi 3.200 tweet di ciascuno di loro.

Colui che ha di gran lunga il maggior numero di follower è Marco Travaglio. Il direttore de Il Fatto Quotidiano è anche colui che twitta più di tutti, con una media di oltre venti tweet giornalieri. Da informazioni ricevute Travaglio non gestisce direttamente il proprio account che è curato da un social media manager.

Social media manager che è istruito, “brieffato”, ad allinearsi a quella che pare essere una caratteristica di buona parte dei direttori dei giornali tradizionali: quella di non rispondere mai. Infatti, oltre a Travaglio anche Massimo Giannini, Luciano Fontana e Maurizio Molinari, hanno un tasso di risposta dello 0%. Attitudine caratteristica che certamente non depone a loro favore.

Il maggior tasso di risposta è quello di Vittorio Feltri [31%], che però l’account al quale risponde di più è il proprio. Quindi risponde a se stesso per rilanciare i propri contenuti e/o per sviluppare il suo thread. Non esattamente un’attitudine alla relazione ed alla conversazione.

Molti dei contenuti che vengono twittati dai dieci direttori, che in realtà sono nove poiché Fabio Tamburini, direttore del Sole24Ore, non ha un account Twitter, sono retwitt. Per tutti si tratta di rilanci dei contenuti twittati dall’account della testata che dirigono e/o dei giornalisti del loro quotidiano. Fa eccezione Feltri che, oltre a rilanciare i contenuti di Angela Barbuto [giornalista di Libero], rilancia con frequenza quelli di Melania Rizzoli, Assessore della Regione Lombardia per Istruzione, Formazione e Lavoro.

La gestione più equilibrata del proprio account Twitter appare essere quella di Stefano Barigelli, direttore de La Gazzetta dello Sport dalla seconda metà di Giugno di quest’anno, che però twitta davvero poco. Dietro alla media di un tweet/die vi sono infatti giorni interi di silenzio nei quali non rilancia neppure la prima pagina del proprio giornale.

Insomma, se volessimo fare come a scuola, e dare un voto, complessivamente la presenza su Twitter dei dieci [9] direttori è da quattro ad essere magnanimi. L’infografica sottostante fornisce il dettaglio dei dati di ciascuno dei direttori presi in considerazione.

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Ai dieci direttori di testate tradizionali abbiamo affiancato, come anticipato, altrettanti di testate pure player all digital. Un modo, anche, per verificare se essendo testate concentrate su online/digitale i loro direttori fanno meglio, o meno, degli omologhi dei quotidiani cartacei.

Anche in questo caso in realtà i direttori sono nove, così non abbiamo infranto la regola che ci siamo dati [e che consigliamo] di non fare mai liste di dieci, che sono scontate, poiché Roberto D’Agostino, direttore di Dagospia, testata che vive di copia-incolla di contenuti di terzi che però contrariamente al solito viene ampiamente tollerata, non ha un account Twitter.

Luca Sofri, direttore de Il Post, è quello che ha il maggior numero di follower, e si posiziona terzo assoluto dei venti [18] direttori presi in esame per persone/account che lo seguono. È anche quello che produce il maggior numero di contenuti, attestandosi ad una media di 12.64 tweet giornalieri.

Sofri è sicuramente il direttore che meglio di tutti gestisce la propria presenza su Twitter. Nonostante, come tutti gli altri, non manchi di rilanciare i contenuti dell’account del suo giornale, non retwitta questi in maniera compulsiva, come alcuni dei direttori che abbiamo analizzato sin qui, e ha un ottimo tasso di risposta [44%]. Si vede che, come noi ed altri, “abita la Rete” [social inclusi] e non è semplicemente online per dovere o solo per trarne un proprio vantaggio.

Lo seguono Mattia Feltri, di fresca nomina come direttore di HuffPost Italia, e Luigi Contu, direttore di ANSA, che però hanno un approccio più tradizionalista, per così dire, con obiettivi che sono chiaramente di promozione dei contenuti della testata che dirigono.

Twittano davvero poco Giorgio Baglio [Upday by Samsung/Axel Spinger], Giulio Gambino [TPI], Paolo Liguori [TGCom24], Francesco Piccinini [Fanpage] e Angelo Maria Perrino [Affaritaliani]. Tutti rilanciano e rispondono prevalentemente ai giornali che dirigono. Un auto-erotismo, se ci concedete la metafora, che non produce niente di buono neppure per loro stessi, che infatti hanno scarsissimo numero di follower, e dunque altrettanto scarso impatto in termini dell’amplificazione dei contenuti dei loro quotidiani.

Insomma, come mostra l’infografica sotto riportata, se si esclude Sofri, saranno all digital ma non nell’approccio.  Usano Twitter con autorefernzialità e fini quasi esclusivamente promozionali. Vale la pena infine di notare come siano tutti e venti maschi. Anche questo la dice lunga sul tradizionalismo delle principali testate del nostro Paese.

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