Trump & Twitter

Come certamente saprete, Donald Trump, dopo giorni di minacce nei confronti di Twitter, ha firmato un ordine esecutivo “per la prevenzione della censura online” progettato per limitare le tutele legali che proteggono le piattaforme social.

Seppure abbia un potere limitato, in quanto i contenuti creati da una piattaforma non sono coperti dalla sezione 230, che è quella che stabilisce che i social non sono responsabili di quanto viene pubblicato sulle loro piattaforme, è chiaro l’intento del Presidente degli Stati Uniti, che già a Marzo di quest’anno aveva additato Twitter, ma anche Facebook e Google, per essere, a suo dire naturalmente, apertamente schierati con «la sinistra radicale dei Democratici».

Come se questo non bastasse il responsabile dei social e capo della comunicazione di Trump, Dan Scavino, il giorno dopo ha twittato che «Twitter è pieno di merda», visto che la piattaforma social, incurante delle minacce e dell’ordine esecutivo, aveva “censurato“, o meglio oscurato, un tweet di Trump perchè inneggiava alla violenza.

Secondo quanto riporta il NYTimes, tra i vertici di Twitter vi sarebbero due correnti di pensiero. Una che supporta la linea dura di Jack Dorsey contro Trump, ed un’altra che invece sarebbe schierata per evitare questo tipo di interventi, così come ha scelto di fare Facebook la cui posizione, stando a quanto dichiarato da Mark Zuckerberg stesso, è quella di consentire la massima espressione possibile a meno che non possa provocare un rischio imminente di danni specifici o altri pericoli indicati nei propri standard. Che peraltro in realtà non sarebbero molto diversi da quelli di Twitter, se venissero applicati.

In tutto questo c’è una questione di fondo: le piattaforme social sono o non sono degli editori, e dunque come tali responsabili, anche in solido naturalmente, dei contenuti che vengono pubblicati? Domanda alla quale, tra i tanti contributi in Rete sulla questione, risponde Luca Sofri, che ricorda, giustamente, come problemi attuali non possano essere risolti con criteri novecenteschi. Probabilmente si tratta dell’unica certezza da cui partire al riguardo visti gli errori compiuti sin qui quando si è intervenuti.

Paradossalmente tutto ciò nasce dalle richieste dei governi e della politica di una maggior stretta da parte delle piattaforme social su “fake news” e “hate speech”. Soltanto che sino a pochi giorni fa governanti e politici si sentivano, e di fatto lo erano, immuni dalle regole da loro stessi invocate. E l’ordine esecutivo firmato da Trump, se sorpassasse una serie di cavilli che di fatto lo rendono inapplicapile, altrettanto paradossalmente si rivolterebbe proprio contro di lui.

Su l’utilizzo dei social, ed in particolare di Twitter, da parte di Trump esiste una risorsa preziosa: il  Trump Twitter Archive, nel quale è possibile ricercare qualsiasi dei 48.869 tweet dalla creazione dell’account @realDonaldTrump, nel Maggio del 2009, ad oggi.

Limitando la ricerca a partire dal momento in cui Trump è divenuto presidente degli Stati Uniti, 1228 giorni fa, si scopre come, ad esclusione delle collusioni con la Russia, e i rilanci dei contenuti di Fox, canale all news apertamente schierato in suo favore, l’argomento più twittato in assoluto siano le fake news, delle quali naturalmente accusa gli altri e i media che gli sono avversi, come dimostrano anche le numerose citazioni del NYTimes, CNN, e NBC.

Un’altra risorsa preziosa è costituita dalla pagina Wikipedia, che documenta in maniera approfondita l’utilizzo di Twitter da parte di Trump e, tra le altre cose [di]mostra come, oltre ad un uso molto intensivo durante la campagna elettorale, da quando è in carica come Presidente degli USA l’utilizzo di Twitter da parte sua sia sempre più crescente. E, dalla nostra analisi dal 20 di Gennaio al 30 Maggio di quest’anno, emerge come abbia prodotto un numero di tweet superiore a quanto twittato nei primi 18 mesi di mandato presidenziale.

Insomma, Trump fa un utilizzo molto intenso, e spregiudicato, di Twitter, di gran lunga superiore a quello del suo predecessore, di Barack Obama, che pure tra i primi aveva sdognato definitivamente il connubio tra social e politica. E poco meno di 81 milioni di follower sono un capitale al quale Trump con l’approssimarsi delle elezioni a Novembre 2020, caratterizzate da investimenti multi miliardari in advertising digital e social, non può davvero rinunciare, ed infatti si affida anche al cross-posting per veicolare la sua comunicazione.

Trump e Twitter

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