DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di imprese e digitalizzazione.

Questa settimana infatti, ISTAT ha rilasciato i dati aggiornati al 2019 relativi a imprese e information communication technology.

Il comportamento delle imprese è stato valutato rispetto a 12 caratteristiche specifiche che contribuiscono alla definizione dell’indicatore composito di digitalizzazione denominato “digital intensity index” [*] utilizzato per identificare le aree nelle quali le imprese italiane incontrano maggiori difficoltà.

In generale, circa l’80% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca ad un livello “basso” o “molto basso” d’ adozione dell’ICT, non essendo coinvolte in più di 6 attività tra quelle considerate; il restante 20% svolge invece almeno 7 delle 12 funzioni, posizionandosi su livelli “alti” o “molto alti” di digitalizzazione.

Tra i 12 indicatori, il divario maggiore tra quote percentuali di imprese per classe di addetti, si registra nell’utilizzo di software gestionali per l’integrazione delle informazioni all’interno dell’impresa [ERP, 31.7% delle imprese con 10-49 addetti contro il 77.7% delle imprese con almeno 250 addetti], seguono l’accesso a velocità di connessione a Internet almeno pari a 30 Mbps [rispettivamente 34.6% e 74.1%], l’utilizzo di social media [45.6% e 70.9%] e il loro utilizzo per almeno due finalità diverse [29.5% e 57.6%], l’adozione di software per gestire informazioni in formato elettronico sui propri clienti [CRM, 25.7% e 51.3%].

Anche le vendite online stentano a diventare una pratica diffusa. La percentuale di imprese che hanno effettuato vendite online nel corso dell’anno precedente continua ad essere stabile e molto contenuta [circa una impresa con almeno 10 addetti su sette]. Le imprese con almeno 250 addetti sono più attive rispetto a quelle con 10-49 addetti e fanno registrare una crescita rispetto al 2018 [rispettivamente 35.6% e 12.8% nel 2019, 34.9% e 13.1% nel 2018].

Dati allarmanti, a dir poco, per le prospettive di sviluppo della nostra nazione. L’80 delle imprese con più di dieci dipendenti con un livello basso, o addirittura molto basso, di digitalizzazione, sono un problema che “si cura” solamente con la formazione, e con l’aggregazione, facendo sistema. Interventi la cui urgenza non può più essere rimandata, e che richiedono l’allocazione di investimenti adeguati allo scopo.

[*] Digital Intensity Index: è un indice costruito a livello di microdati che misura l’utilizzo da parte delle imprese di 12 diverse tecnologie digitali: 1. Internet per almeno il 50% dei dipendenti; 2. Utilizzo di almeno tre misure di sicurezza ICT; 3. Velocità di download della connessione almeno pari a 30 Mbit/s; 4. Dispositivi Internet mobili per almeno 20% di addetti; 5. Addetti informati sugli obblighi relativi alla sicurezza ICT; 6. Ricezione di ordini di vendita online da clienti di altri Pesi europei; 7. Utilizzo di almeno un social media; 8. Utilizzo di software ERP; 9. Utilizzo di software CRM; 10. Utilizzo di social media per almeno due finalità; 11. Valore delle vendite online almeno pari all’1% dei ricavi totali [sul fatturato totale]; 12. Vendite via web maggiori dell’1% dei ricavi e vendite via web verso consumatori privati [B2C] superiori al 10% del totale delle vendite via Web. Il valore per l’indice varia quindi da 0 a 12. L’ indice individua quattro intensità digitali in funzione del numero di attività svolte dalle imprese: fino a 3 attività [livello molto basso], da 4 a 6 [livello basso], da 7 a 9 [livello alto], da 10 a 12 [livello molto alto].

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