Il 70% degli Italiani Pensa che i Giornalisti Facciano Poco per Veicolare un’Informazione Corretta e Professionale

Tra circa un’ora al via il convegno “Il futuro dell’informazione: dalla storia d’italia all’editoria 5.0”, organizzato da AGI. Evento – che sarà possibile seguire in diretta qui – nel quale si discuterà su quale sarà il futuro dell’informazione italiana, con un confronto tra il Direttore dell’AGI, Mario Sechi, e Andrea Martella, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria.

Ma quali sono gli elementi critici, il grado di fiducia e le attese degli italiani? A rivelarlo sarà il nuovo rapporto Agi-Censis “I professionisti dell’informazione nell’era trans-mediatica”, raccontato dal presidente del Censis Giuseppe De Rita, guidato dal Direttore Agi Mario Sechi attraverso un viaggio nella storia d’Italia e dell’editoria. Un viaggio emozionale, dal telegrafo ai giorni nostri, nella realtà sociale del Paese che ha accompagnato la nascita e la crescita del mondo dell’informazione.

DataMediaHub ha ottenuto, in anteprima nazionale, i risultati dell’indagine Agi-Censis, i cui risultati sono di grande interesse, e [ripro]pongono quale sia il vero ostacolo da superare per un recupero del settore.

Da questa ricerca emerge chiaramente il ruolo delicatissimo dei professionisti dell’informazione, in bilico tra la questione della disintermediazione e il mercato delle notizie, sempre più competitivo e alimentato da esigenze di immediatezza, straordinarietà, appeal del contenuto. Al riguardo gli italiani lanciano un messaggio chiaro e preciso: abbiamo bisogno di voi, ma dovete cambiare.

Infatti, da un lato la maggioranza degli italiani ritiene che la navigazione casuale in internet non possa sostituire la lettura sistematica di un quotidiano. La percentuale si abbassa decisamente tra coloro che dispongono al più del diploma di scuola media inferiore, ma rimane comunque elevata [45.9%], soprattutto considerando il numero di indecisi. Il quadro che emerge è quello di una certa consapevolezza, che si sposa però – visti i dati generali sull’acquisto di quotidiani – con un “vorrei ma non posso” [o “non ce la faccio” o “non è nelle mie priorità”].

I dati che seguono, tuttavia, presentano l’altra faccia della medaglia, e, nel valutare la situazione in essere, evidenziano la consapevolezza degli italiani rispetto alla lontananza da questo modello ideale.

In primo luogo vengono chiamati direttamente in causa i giornalisti che, secondo il 70,1% degli intervistati, poco fanno per veicolare un’informazione corretta e professionale. Il riferimento va sia alla questione delle fake news sia alla scarsa accuratezza con cui si confezionano le notizie, e non si rilevano differenze significative in base al titolo di studio dei rispondenti.

Per le professioni giornalistiche serve certamente uno scatto d’orgoglio che punti ad un recupero reputazionale. Quanto sotto riportato non può essere sottovalutato: il 58.8% degli italiani, infatti [che arrivano al 62.9% tra i laureati] sono convinti che oggi i giornalisti siano più orientati a generare traffico, click e like piuttosto che a veicolare buona e corretta informazione.

Difficile che i giornalisti possano diventare arbitri di questa situazione e non avrebbe senso neppure cercare di arginare il fenomeno del cosiddetto citizen journalist, ossia l’attuale intensa partecipazione di tutti i cittadini alla produzione e distribuzione di notizie, più o meno accurate. È probabile, piuttosto, che si tratti di un fenomeno che si alimenta “anche” attraverso un abbassamento generalizzato della professionalità dei giornalisti.

La reputazione della categoria si recupera senza sterili richiami all’autorevolezza di chi ha una tessera dell’ordine e svolge un lavoro stabile in questo campo. Inutile dunque ribadire a sfinimento e asetticamente l’importanza della professionalità. La differenza che questa determina va dimostrata volta per volta non cedendo di un millimetro alla verifica approfondita pur in un contesto di precarietà lavorativa, di tempi ristretti, o di semplice convenienza economica.

Insomma, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte, la questione della fiducia e della professionalità sono assolutamente centrali, e vanno affrontate seriamente hic et nunc. L’alternativa è continuare a perdere di rilevanza, e veder affondare sempre più ricavi e margini.

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.