Interviste che NON lo Erano

Mentre né i giornali tedeschi né quelli olandesi sembrano dedicare grande attenzione alla vicenda che vede coinvolta la comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, al contrario la questione domina le prime pagine dei quotidiani del nostro Paese.

Tra i tanti articoli al riguardo il Corriere della Sera pubblica un pezzo il cui titolo è «Sea Watch, parla Carola Rackete: “Dovevo entrare in porto, temevo che alcuni migranti potessero suicidarsi”». articolo che, come preannuncia il titolo si propone come una vera e propria intervista alla capitana della nave con domande della giornalista del quotidiano in questione e risposte, tutte virgolettate come se fossero testuali parole della Rackete.

Idea rinforzata ulterioriormente nella versione cartacea del quotidiano che, come mostra l’immagine sottostante, affianco la titolo vede, appunto, scritto, in evidenza, «L’intervista», fugando eventuali possibili dubbi al riguardo.

Peccato che l’account ufficiale di Sea-Watch Italy smentisca seccamente, twittando «La nostra Comandante NON ha rilasciato nessuna intervista. Quelle pubblicate oggi sono libere interpretazioni dei fatti».

Insomma, un’intervista inventata di sana pianta dal quotidiano di via Solferino, che ricordiamo aderendo al Trust Project dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, rispettare una serie di criteri che invece non lo sono, come risulta evidente. E la presunta intervista continua ad essere in bella mostra sul sito del quotidiano senza che vi sia alcuna rettifica.

Intanto, come avevamo segnalato non più tardi di ieri nel nostro digest settimanale [qui per iscriversi], Fabio Martini, inviato della Stampa che da molti anni è uno dei più importanti ed esperti giornalisti che si occupano di politica sulle testate maggiori, ha scritto [via] per il trimestrale Rivista di Politica una estesa e accurata – e assai critica – ricostruzione del ruolo dei mezzi di informazione italiani, nella quale scrive «In definitiva i retroscena e i titoli irreali sono due porti franchi nei quali vero, parzialmente vero e falso convivono.  In definitiva sui giornali – oltre a tanto e solido prodotto professionale – si esprime un linguaggio convenzionale, al confine tra verità ed esagerazione, al quale finiscono per assuefarsi sia chi scrive, sia chi legge. Tutti pienamente consapevoli che ciò che è pubblicato, può essere vero, esagerato, ma anche falso. E alla lunga questo fenomeno, da una parte erode la credibilità dei giornali e al tempo stesso sdogana la categoria del verosimile».

Al tempo stesso, come avevamo anticipato lunedì scorso, è stato reso disponibile integralmente il “Rapporto 2019 sull’industria dei quotidiani in Italia”. Rapporto, che al di là della questione delle copie digitali, che avevamo appunto evidenziato, non contiene nulla che non fosse già noto.

Nella premessa del rapporto, tra le altre cose si legge, «Le pagine che seguono, ci consegnano ancor di più un settore, le cui difficoltà continuano ad aggravarsi sempre più rispetto agli ultimi anni». Tirate voi le conclusioni e chiudete il cerchio. Non è difficile.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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