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Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • Ombrellove – Finalmente, dopo un inverno tra neve ed acqua, pare essere arrivato il caldo e le persone iniziano a godersi qualche weekend al mare. Se non si è un habitué o semplicemente si vuole cambiar spiaggia non sempre trovare lo stabilimento balneare adatto alle proprie esigenze può essere facile anche perché nel complesso non è che gli operatori brillino per comunicazione, diciamo. Per risolvere questo problema a chi sta pianificando una [mini]vacanza al mare nasce Ombrellove, il portale web che aiuta a scegliere lo stabilimento balneare ideale. Il sito offre la possibilità di comparare i servizi delle strutture balneari e prenotare online ombrellone, lettino e sdraio, assicurandosi un posto in spiaggia anche nei periodi più affollati. «Il sito si rivolge ad un mercato potenziale di più di 7.000 strutture balneari e circa 28 milioni di turisti» – spiega Lorenzo, uno dei fondatori di Ombrellove – «l’obiettivo di medio-lungo termine è diventare il punto di riferimento per l’intera vacanza al mare». Se da una parte il sito semplifica la vita ai turisti, dall’altra sono molti i vantaggi per gli operatori balneari che scelgono di iscriversi gratuitamente ad Ombrellove; tra questi: 1) una grande visibilità on-line senza essere esperti di comunicazione sul web; 2) la possibilità di moltiplicare i propri clienti, ricevendo prenotazioni on-line in tutta sicurezza; 3) un software gestionale in regalo, semplice ed intuitivo, utilizzabile su qualsiasi dispositivo: si tratta della versione lite di YourBeach, sviluppato in quattro anni in stretta collaborazione con operatori balneari di tutta Italia. Il sito è completamente gratuito per tutti gli operatori balneari d’Italia, che non dovranno sostenere alcun costo di abbonamento o commissione, neanche quando riceveranno prenotazioni. Il sito è attivo da circa un anno, vedendo le date degli articoli del blog, ed ha ricevuto sin ora poco più di 200 adesioni da stabilimenti balneari di tutta Italia. L’idea è buona ma declinata male, secondo me, come spesso succede con le startup.
  • La famiglia De Benedetti esce dall’editoria? – Si è tenuta ieri l’assemblea dei soci di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. che ha approvato i risultati consolidati al 31 marzo 2018. Il gruppo Gedi lo ha chiuso con un risultato netto consolidato di 3 milioni, a fronte di un utile di 5 milioni del primo trimestre del 2017 [5.8 milioni a perimetro equivalente]. La società ricorda infatti che nel primo trimestre 2017 non era ancora avvenuta l’integrazione con il gruppo Itedi e pertanto per i principali indicatori economici si fornisce anche la variazione rispetto ai primi tre mesi del 2017 a perimetro equivalente. I ricavi consolidati, pari a 15.,8 milioni, sono aumentati del 20.7% rispetto al primo trimestre del 2017 [-5.8% a perimetro equivalente]. I ricavi diffusionali, pari a 71.7 milioni sono cresciuti del 33% rispetto a quelli del corrispondente periodo dell’esercizio precedente e risultano in flessione del 7.5% a pari perimetro, in un mercato che ha registrato una riduzione dell’8.5% delle diffusioni dei quotidiani. I ricavi pubblicitari sono cresciuti del 14.3% e risultano in flessione del 3.1% a perimetro equivalente. La raccolta su internet ha mostrato una crescita dell’8.1% [+2.6% a perimetro equivalente, in linea con l’andamento del mercato]. Infine, la raccolta su stampa ha registrato un aumento del 9,0% [-7,7% a perimetro equivalente, con un andamento leggermente migliore di quello del settore]. Al termine dell’assemblea degli azionisti, Monica Mondardini ha annunciato di aver deciso di non intraprendere un ulteriore mandato quale Amministratore Delegato. Il Consiglio di amministrazione ha nominato il Dott. Marco De Benedetti Presidente, l’Ing. John Elkann e la D.ssa Monica Mondardini Vicepresidenti. L’Ing. Laura Cioli, manager con grande esperienza nel settore dell’editoria [tra i vari incarichi è stata in passato chief operating officer in Sky Italia  – gruppo News Corp – , consigliere di Telecom Italia e amministratore delegato di Rcs] è stata nominata Amministratore delegato della società. Una mossa che molti interpretano nell’ottica di una progressiva ritirata della famiglia De Benedetti dall’editoria e di un’altrettanto imminente offensiva di Elkann per la presa di tutto il gruppo, anche se, ovviamente, i diretti interessati smentiscono. Si balla?
  • Video streaming, audience online raddoppiata in un anno – Le ore di fruizione in streaming online di film, show televisivi, trasmissioni televisive e sport in diretta sono raddoppiate in un anno. Lo rende noto l’analisi di Conviva, secondo cui nel primo trimestre del 2018 le ore di fruizione di video tramite mobile, connected TV e desktop sono aumentate del 114% rispetto allo stesso periodo del 2017, raggiungendo quasi 5 miliardi di ore a livello globale. La crescita maggiore di spettatori si è registrata in Nord America, dove le ore di fruizione sono cresciute del 174% in un anno. Conviva precisa inoltre che dal punto di vista delle applicazioni televisive le visualizzazioni derivanti da app mobili sono cresciute quattro volte di più rispetto alle visualizzazioni basate sul tradizionale browser su pc. Le visualizzazioni via app sono aumentate del 136% in un anno. Per quanto riguarda la Apple Tv, la crescita di ore di visualizzazione è stata pari al 709% nel primo trimestre di quest’anno, superando di due volte tutti gli altri device sul mercato. Nello stesso periodo, a fronte di un incremento dell’87% delle ore di fruizione registrato da Roku, il totale degli utenti è invece diminuito del 3%. Le visualizzazioni tramite app nel primo trimestre dell’anno sono cresciute nel primo trimestre in particolare su Android, che ha registrato un incremento di due volte e mezzo superiore a quello dei device IOS. Migliora nel contempo la qualità del servizio. Secondo Conviva la percentuale dei video che non si sono avviati nel primo trimestre del 218 è pari al 2,37%, meno della metà di quelli registrati nel primo trimestre del 2017. La TV è morta, evviva la TV.
  • 10 Workshop per me posson bastare – DataMediaHub, in collaborazione con Associazione Stampa Romana e AGI come media partner, ha lanciato il 13 Aprile scorso,  il Master Giornalismi & Comunicazione Corporate “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa”. Avendo ampiamente raggiunto il numero minimo di partecipanti ma non quello massimo, che era di 30 persone, abbiamo deciso di aprire ad un numero ristretto di partecipanti [massimo 10] alcuni dei moduli del master. Le lezioni si tengono a Roma presso l’Università degli studi Link Campus University. La formula weekend, con lezioni il venerdì pomeriggio e il sabato, rappresenta la soluzione ideale per coloro che devono conciliare l’esigenza di aggiornamento con lo svolgimento della propria attività professionale. Si va da “Teoria e tecnica del giornalismo video-fotografico” a “SEO, SEM & Analitica digitale”, passando per “Gestione della corporate reputation: brand presence e Web reputation” e “Social media analysis: Monitoring & Listening”, e molto altro ancora. Tutti i workshop danno da 7 crediti formativi in su, a seconda della durata, per chi è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. I docenti sono tra i migliori professionisti del settore senza dubbio, da Marco Pratellesi a Daniele Chieffi, passando per Francesco Piccinini e Andrea Nelson Mauro, tra gli altri. Partecipazione a più di un modulo sconto 10%. Più di un partecipante dalla stessa azienda, ente, organizzazione, sconto 10%. Trovate il dettaglio dei 10 workshop e il modulo per iscriversi nell’apposita sezione del nostro sito.  Accattatevilli!
  • Responsabilizzare gli “haters” – Il malore di Napolitano ha scatenato una discreta quantità di dementi che non hanno trovato nulla di meglio da fare se non augurargli la morte. Al riguardo la polizia postale ha avviato un’indagine e accertamenti per individuare gli autori dei post ingiuriosi nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica. Cosa che non dovrebbe essere troppo difficile a farsi visto che nella stragrande maggioranza dei casi vi è nome e cognome e fotografia dell’idiota di turno. Molti quotidiani, come ad esempio Repubblica ed HuffPost Italia, tra gli altri, hanno deciso di cancellare i commenti. Un intervento straordinario visto che normalmente, come noto, non vi è nessuna gestione dei commenti [neanche negli ads] e della community più in generale, ma non è questo il punto. Quello che è interessante, a mio avviso, è la scelta di segno opposto del social media editor del Sole24Ore, Marco Lo Conte, che scrive «abbiamo deciso di non cancellare i molti commenti che anche su questa pagina esprimono odio nei confronti di una persona in gravi condizioni di salute, anche se li consideriamo inaccettabili e vergognosi. Crediamo che non cancellarli e lasciarli disponibili alla lettura possa rappresentare il modo più efficace per arginare gli odiatori di professione sui social: chi gioisce per i problemi altrui qualifica se stesso di fronte alla collettività. La libertà di espressione prevede anche la responsabilità di ciò che si esprime. Cordialmente mlc». Responsabilizzare gli “haters”, dare loro elementi di consapevolezza, che spesso manca, su la responsabilità, anche legale oltre che personale, di quello che si scrive in Rete è un lavoro molto più lungo e difficile che cancellare i commenti e/o bannare gli utenti, ma credo davvero che alla lunga funzioni molto di più e meglio.
  • Lo stato di media e giornalisti in Europa – L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, nella sessione primaverile in corso in questi giorni, ha dedicato due risoluzioni al mondo dell’informazione. La prima è relativa ala protezione dell’integrità editoriale. Si legge che «I professionisti dei media sono responsabili nei confronti del pubblico. Devono mantenere elevati standard editoriali e adottare codici di condotta che promuovano principi etici essenziali, come la verità, l’accuratezza, l’indipendenza, l’equità, l’imparzialità e la responsabilità. Dovrebbero sviluppare validi meccanismi di autoregolamentazione e adottare misure più efficaci per prevenire la diffusione di notizie false e propaganda». Concludendo che «gli Stati dovrebbero esaminare la questione dello squilibrio anomalo delle entrate tra i mezzi di informazione e le società Internet e trovare soluzioni per correggere questo squilibrio». Squilibrio che, secondo quanto viene scritto nella seconda risoluzione, relativa allo stato dei giornalisti in Europa, ha un impatto sul lavoro dei giornalisti. «Come risultato del progresso tecnologico e dello sviluppo dei media online, la professione di giornalista sta attualmente subendo importanti cambiamenti. Il crollo dei modelli di finanziamento tradizionali, la concorrenza dei nuovi media, le notizie istantanee e la crescente diversità di compiti sta mettendo a repentaglio l’indipendenza editoriale di molti media, rendendo insicuro il lavoro dei giornalisti. Le condizioni di lavoro dei professionisti dei media si stanno deteriorando. […] Gli Stati membri dovrebbero rivedere la legislazione nazionale sullo stato dei giornalisti, esaminare possibili miglioramenti della protezione sociale dei liberi professionisti, esplorare fonti alternative di finanziamento in sintonia con il nuovo ecosistema dei media e incoraggiare le organizzazioni dei datori di lavoro ad affrontare il problema della disparità di genere sul mercato del lavoro dei media. Le organizzazioni dei giornalisti dovrebbero adottare un approccio più flessibile allo status dei giornalisti, che dovrebbe essere più aperto. Nella contrattazione collettiva, tutti i giornalisti dovrebbero essere presi in considerazione. È necessario includere i diritti dei liberi professionisti sul posto di lavoro, ma anche nella legislazione sul lavoro in generale». Sottoscrivo al 100% le conclusioni. Non solo per i giornalisti naturalmente.
  • Facebook lancia una nuova campagna pubblicitaria con un vecchio messaggio – «Siamo venuti qui per gli amici», inizia la voce fuori campo della TV, sottolineando che Facebook si basa sul collegamento e fa sentire le persone meno sole. «Ma poi è successo qualcosa. Abbiamo dovuto gestire spam, clickbait, notizie false e uso improprio dei dati. Questo cambierà. D’ora in poi, Facebook farà di più per proteggerti e proteggere la tua privacy». Lo spot di 60 secondi potrebbe essere un tentativo di riconquistare la fiducia dei consumatori, ma non è un atto di scuse. L’annuncio incornicia problemi come “notizie false” e “uso improprio dei dati” come fatti che in qualche modo “sono accaduti” ma non riguardano la responsabilità di Facebook. Quindi, Facebook rassicura gli utenti che farà di meglio per proteggere la privacy degli utenti “d’ora in poi”. La campagna pubblicitaria statunitense è stata sviluppata dal team creativo interno di Facebook e testata a Chicago a Marzo.  Allo spot televisivo si aggiungo le affissioni alle fermate degli autobus con slogan come “Lo spam non è tuo amico”, “Le false notizie non sono i tuoi amici”, “Clickbait non è il tuo amico”, in un font decisamente poco sofisticato. Facebook ha rifiutato di dire quanto spende per la campagna statunitense, si sa solo che si diffonderà nei mercati principali e mirerà a portare la consapevolezza a quante più persone possibile. La scorsa settimana, Facebook ha lanciato una campagna pubblicitaria diversa sulla stampa in Europa. La campagna, che si svolgerà sino a metà Giugno, su Facebook e in versione cartacea, informa gli utenti dei loro diritti in base a una nuova legge sulla privacy,il regolamento generale sulla protezione dei dati che entrerà in vigore il mese prossimo. Gli annunci sono semplici, riassuntivi delle disposizioni della legge. «In linea con la legge, ti verrà chiesto di rivedere come possiamo utilizzare le tue informazioni personali. Potrai anche accedere, scaricare ed eliminare i tuoi dati in qualsiasi momento».  Se è un modo per foraggiare i media e comprare maggior indulgenza potrebbe funzionare, se invece si rivolge alle persone direi proprio di no. Comunicazione “old style” per una piattaforma social non ce la vedo proprio, specie in mercati “maturi” quali USA ed Europa.

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