Le Tendenze di Media, Giornalismo & Tecnologia

Il Reuters Institute for the Study of Journalism ha pubblicato alla fine della scorsa settimana il rapporto “Journalism, Media and Technology Trends and Predictions 2018”. Lo studio si basa sulle interviste condotte a Dicembre 2017 a 194 senior professional che operano in ambito editoriale, in 29 nazioni diverse, Italia inclusa.

Le principali evidenze emergenti dal report sono:

  1. Circa la metà degli intervistati [44%] affermano di essere maggiormente preoccupati rispetto ad un anno fa dal potere e dall’influenza delle piattaforme, degli OTT. Per contro solo il 7% afferma di essere meno preoccupato. I publisher hanno un sentiment negativo in particolare nei confronti di Facebook e Snapchat, mentre tale orientamento è decisamente meno marcato per Twitter e Google. Aspetto che, alla luce dei recenti cambiamenti annunciati da Facebook, sarà sicuramente ancor più accentuato;
  2. Come era già emerso dal “World News Publisher Outlook 2017” di WAN-IFRA, al netto di vincoli e condizionamenti esterni, gli editori devono prima di tutto guardare in casa propria. Infatti, secondo il 36% dei rispondenti la maggiore barriera all’innovazione è dovuta a fattori interni alla propria organizzazione quali una marcata resistenza al cambiamento e alla [in]capacità di innovare;
  3. Poco meno della metà del campione [44%] vede la vendita di contenuti editoriali come la principale fonte di ricavi dal digitale nel 2018, più che l’advertising [37%] o  branded & sponsored content [39%];
  4. La rinascita dei podcast inizia ad avere una sua concretezza anche per i publisher. Nel 58% dei casi si afferma infatti di concentrarsi maggiormente su questi e su voice activated-speakers;
  5. Quasi tre quarti dei rispondenti [72%] sta pianificando di attivare delle sperimentazioni nel campo dell’intelligenza artificiale per generare migliori raccomandazioni di contenuti suggeriti e generare una miglior efficienza produttiva [come nel caso del “‘robo-journalism”]. Gli smartphone con la realtà aumentata apriranno la possibilità ad uno storytelling più immersivo grazie al 3D.
  6. I publisher forzeranno sempre più i lettori, le persone, a registrarsi ed investiranno maggiormente sulla gestione dei dati [FINALMENTE!] per poter fornire un maggior personalizzazione dei contenuti e avere maggiori ricavi da quest’area;
  7. Un numero significativo di publisher si allontanerà dal video, che in particolare per quanto riguarda Facebook si è rivelato essere l’ennesima promessa disattesa, e tornerà a concentrarsi sui testi;
  8. Le iniziative in favore della riduzione delle “fake news” e di una maggior trasparenza non argineranno l’avanza della disinformazione e della perdita di fiducia nei media. Lo stesso dicasi per quanto riguarda le iniziative, anche legislative, di controllo delle campagne pubblicitarie durante il periodo elettorale;
  9. Per i media tradizionali aumenterà il gap tra i , pochi,”big” newsbrand in grado di gestire con successo la transizione al digitale ed i molti altri che continueranno a lottare per la sopravvivenza;
  10. Vi sarà un ulteriore incremento nell’utilizzo delle app di messaggistica istantanea e delle interfacce conversazionali per la distribuzione dei contenuti editoriali in particolare nei confronti dei più giovani;
  11. I publisher devono ripensare il loro ruolo in un mondo nel quale le persone non cercano i media ma vi sono immersi. Resta il problema di fondo di troppe pubblicazioni editoriali, troppe testate, che unito a quello del monopolio degli OTT genera un loop che causa complessivamente un freno agli investimenti stante l’incertezza di un ritorno economico.

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.