Digital Media Crash

Stiamo per assistere al fallimento delle testate all digital che si basano esclusivamente sulla raccolta pubblicitaria? Se è certamente presto per dirlo, gli indizi iniziano ad esserci tutti. Mashable sta per essere venduto a “soli” 50 milioni di dollari. Un valore di gran lunga inferiore rispetto alla valutazione di 250 milioni di meno di due anni fa.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Buzzfeed dovrebbe chiudere il 2017 tra il 15 ed il 20% in meno di ricavi rispetto all’obiettivo, non esattamente noccioline. Anche Vice non raggiungerà gli 800 milioni di dollari ricavi che aveva come obiettivo per l’anno in corso.

Ed ancora, Oath, il brand nato dall’acquisizione di Yahoo da parte di Verizon, che oltre a Yahoo controlla The Huffington Post, AOL, TechCrunch e molti altri brand editoriali, dopo che Giugno aveva già licenziato il 15% dei propri dipendenti, si appresta ora ad eliminare altre 560 persone.

Insomma, anche per i big tra le testate all digital pare si preannuncino tempi duri. Alla base il modello di business basato quasi esclusivamente sull’advertising che inizia a scricchiolare.

Fondamentalmente tre problematiche: 1) Ci sono ormai troppe testate. O almeno, ci sono troppe testate per quello che gli investimenti pubblicitari online sono in grado di sostenere; 2) Il monopolio delle piattaforme, a cominciare dal duopolio Facebook – Google, ma non solo; 3) Gli investitori che hanno finanziato le testate iniziano seriamente a pensare che non riusciranno ad avere indietro i loro soldi, con le OPA, sia di Buzzfeed che di Vice, che alla luce dei risultati succitati si allontanano rispetto alle ipotesi, e dunque la possibilità di monetizzare che svanisce nel tempo.

La scalabilità non ha funzionato, e sarà meglio prenderne atto alla svelta.

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