Davvero Facebook è in grado di connettere il mondo intero?

Dopo una regolare scalata durata tredici anni, Facebook conta oggi 2 milioni di utenti attivi mensilmente.

Negli ultimi anni la compagnia ha lavorato duramente per rendere i suoi servizi popolari e facilmente utilizzabili anche nei paesi in via di sviluppo. Oltre alla versione Lite dell’applicazione, nel 2014 Facebook lancia “Internet.org”, piattaforma che l’anno successivo lascerà il posto a “Free Basics”, una mobile app che mira a colmare il divario digitale tra i vari paesi del mondo, consentendo agli utenti di connettersi ad un sostanzioso numero di servizi online in modo gratuito (tra questi: Accu Weather, BBC News, Wikipedia).

La mission che il colosso propone, è veicolata dal sito dell’iniziativa in maniera molto chiara: “connettere il mondo significa l’intero mondo, non solo il nostro, inventando nuovi modi e facendo così la differenza”.

L’obiettivo è quindi consentire a chiunque di superare i problemi di accessibilità affinché si possa creare vantaggio per se stessi e per il mondo attraverso la condivisione della propria conoscenza.

Attualmente Free Basics è presente in 63 paesi tra Africa, Asia e America, in Iraq e Giordania.

Non sono mancate però le polemiche tra chi, come Zuckerberg, sostiene che “some internet is better than none”, e chi vorrebbe al contrario una rete più neutra e decentralizzata.

Da qui nasce, nella primavera del 2017, l’esperienza di un team di ricercatori di Global Voices che, stringendo il focus sulle esperienze di Colombia, Ghana, Kenya, Messico, Pakistan e Filippine, ha tentato di capire “se e come” l’applicazione riesca realmente a soddisfare bisogni ed interessi delle comunità locali in cui è implementata.

I ricercatori hanno confrontato con i benchmark di riferimento i criteri di usabilità, qualità di connessione, lingua e accessibilità, contenuti e politiche sulla privacy, e hanno esplorato le funzioni dell’app tenendo conto degli interessi e delle esigenze delle popolazioni locali che avrebbero avuto meno probabilità di accedere alla rete.

Proprio in quest’ottica, un sondaggio effettuato da Alliance for Affordable Internet su un campione di 8.000 utenti Free Basics in otto paesi, ha mostrato che il 35% degli utenti ha approfittato dell’iniziativa per aumentare il proprio accesso ad internet, combinando il proprio piano con questa nuova opzione, piuttosto che usarla come unico metodo per connettersi alla rete.

Ancora, lo stesso sondaggio ha rilevato che solo il 12% degli utenti non avesse mai usato Internet prima di Free Basics, anche se gli intervistati in India e Perù hanno mostrato un numero leggermente superiore, tra il 15 e il 22%. La pagina “Our Impact” del sito internet.org, suggerisce invece di aver condotto online più di 25 milioni di persone che altrimenti non avrebbero potuto beneficiare dell’incredibile valore di internet.

La ricerca ha rilevato inoltre che la qualità della connessione varia da paese a paese, essendo chiaramente influenzata dal valore delle infrastrutture presenti e dagli accordi tra Facebook e gli operatori locali.

In Colombia e in Messico però, una volta installata, l’applicazione è utilizzabile solo con la rete dell’operatore partecipante all’accordo, e risulta quindi impossibile connettersi tramite WiFi.

Al contrario, in Pakistan l’app incoraggia gli utenti a utilizzare una connessione WiFi, avendo riscontrato significativi problemi di connessione con la rete dell’operatore. Ma “perché utilizzare Free Basics se gli utenti avessero avuto possibilità di connettersi tramite WiFi?

Secondo Global Voices inoltre, Free Basics viola i principi di neutralità della rete poiché non consente all’utente di navigare in Internet liberamente. Tutte le versioni testate dai ricercatori hanno mostrato un insieme “fisso” dei servizi offerti. Mancano all’appello siti rilevanti per esigenze locali e molti servizi si riferiscono a Stati Uniti e Regno Unito.

Tra i social media è solo Facebook ad essere presente. La ricerca evidenzia poi che la versione disponibile della piattaforma sia una variante ormai “scomparsa”, in cui vengono eliminati tutti i contenuti multimediali ad eccezione delle foto profilo. Nelle Filippine sono anche limitati i testi di alcuni articoli, di cui è possibile visualizzare solo il titolo.

Tra i grandi limiti descritti inoltre, troviamo la mancanza di una piattaforma di posta elettronica e la lingua implementata; Free Basics infatti non soddisfa le esigenze linguistiche degli utenti target, e nei paesi multilingue tra cui Pakistan e Filippine, l’app offre solo un una delle lingue locali.

In conclusione, i risultati della ricerca di Global Voices mettono fortemente in dubbio la tesi di Facebook secondo cui questa tecnologia è davvero una rampa di lancio per l’internet fruibile a livello globale, in quanto la maggior parte dei contenuti offerti tramite Free Basics non soddisfa le esigenze più urgenti di chi non è online.

Gli utenti delle Filippine, del Pakistan e del Messico ad esempio, hanno visto Free Basics non come via primaria per l’uso delle piattaforme online, ma piuttosto come parte di una strategia più ampia per massimizzare le loro opportunità di utilizzo della rete.

Nel Pakistan e nelle Filippine, i due operatori telefonici dominanti del paese hanno offerto l’app ai propri clienti e qualsiasi persona con un cellulare ha avuto quindi l’opportunità di utilizzare questi servizi ad un costo uguale a quello di un normale pacchetto.

Grande controesempio alle Filippine è il Messico, dove ad una sola compagnia telefonica (Virgin Mobile) era permesso offrire il servizio. Soltanto due tipologie di smartphone però sono compatibili con la rete di Virgin e la società dispone di pochi punti vendita nelle principali città del paese, lasciando perciò molti ostacoli ai potenziali utenti. Inoltre sembra che l’operatore messicano abbia promosso il servizio soprattutto ai giovani come un modo per ottenere “Facebook gratuito” ed evitare di superare i limiti dei dati.

Per raggiungere quindi l’obiettivo prefissato da Zuckerberg, ci si aspetterebbe una campagna in grado di arrivare a tutta la popolazione, soprattutto quella meno connessa, che possa toccare le zone rurali del paese o gli Stati con un minor reddito pro capite come Oaxaca e Chiapas.

Emilia Gaudio

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.