Cosa Possono Imparare i Publisher dallo “Strano Caso” di Spotify

Spotify supera i 140 milioni di utenti attivi al mese, continuando a registrare importanti tassi di crescita.

Nell’ultimo anno Spotify ha generato 3.3 miliardi di dollari [2.9 miliardi di euro], crescendo del 52% rispetto all’anno precedente. Tuttavia nonostante un incedere importante, Spotify fa i conti con dei costi altrettanto crescenti, che ne abbattono a livelli importanti i margini.

Tenere in piedi il sistema costa circa 2.8 miliardi di dollari, in materia di royalty e distribuzione dei contenuti in streaming, incidendo sull’85% dei guadagni.

A questi oneri si aggiungono i costi di gestione e di sviluppo, di una piattaforma che per certi versi mira ad evolversi anche nella sua più remota veste di social network.

Facendo la somma dei costi di gestione, sviluppo, marketing etc. Spotify risulta in perdita di circa 350 milioni di dollari, stando a quanto riportato nei risultati economico-finanziari diffusi di recente.

Un contesto dunque di grande crescita ma anche costi molto importanti, in linea di massima, si giustifica solo se si tratta ancora di una fase di sviluppo del progetto, oltre che dell’idea, come parrebbe dalle dichiarazioni aziendali: «We believe we will generate substantial revenues as our reach expands and that, at scale, our margins will improve. We will therefore continue to invest relentlessly in our product and marketing initiatives to accelerate reach».

Al momento però, dati alla mano, come è facile notare dall’infografica sottostante realizzata da Statista, non solo non si registrano ancora utili, ma le perdite addirittura sono in crescita.

Attualmente la piattaforma è valutata 13 miliardi di dollari, con un sistema di advertising in crescita del 50.3% nel 2016 ma ancora tutto in divenire, e prospettive di business strettamente correlate da un lato alle evoluzioni del mercato musicale, con il mercato della musica indipendente che potrebbe rappresentare un’interessante prospettiva di sviluppo a costi contenuti e alto rendimento, e dall’altro lato in funzione della capacità di vendere i contenuti visto che attualmente il 35.7% degli utenti attivi paga.

Il difficile equilibrio tra la soddisfazione degli utenti, delle persone iscritte, e costi e relativi margini è la sfida che ora la piattaforma di musica in streaming dovrà affrontare per diventare “adulta”, ancorpiù in vista del probabile debutto in borsa. Dinamiche da monitorare con attenzione che possono essere d’insegnamento, anche, all’ex industria dell’informazione per il proprio percorso di sviluppo da giocarsi in egual misura su altrettanto difficili equilibri di sostenibilità economica e investimenti nel digitale.

Pierluigi Vitale

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.