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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Caltagirone Editore si Ritira dalla Borsa – Il 9 giugno scorso Chiara Finanziaria Srl, società del gruppo Caltagirone costituita lo scorso 15 maggio, ha lanciato una offerta pubblica di acquisto su tutte le azioni della società Caltagirone Editore non controllate direttamente o indirettamente da Francesco Gaetano Caltagirone e dai suoi familiari: nel complesso poco meno di 41 milioni di azioni, pari al 32% dei 125 milioni di azioni nelle quali è suddiviso il capitale della società, che riunisce tutte le partecipazioni editoriali del gruppo: i quotidiani Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Lecce/Brindisi/Taranto, Leggo, la concessionaria di pubblicità Piemme, le società tipografiche di Roma, Napoli e Mestre. Negli ultimi dieci esercizi, dal 2007 al 2016, la holding editoriale del gruppo Caltagirone ha visto più che dimezzarsi il fatturato, passato dai 327 milioni del 2007 ai 152 del 2016, ed ha accumulato quasi 270 milioni di euro di perdite. Visto che per ciascuna delle azioni oggetto dell’OPA, verrà offerto il controvalore di un euro significa che dovranno sborsare 41 milioni di euro per acquistare il 100% dei 270 milioni di perdite. Contenti loro…
  • FIEG Confusa e Felice – «Le misure approvate oggi dal Parlamento sugli incentivi per la pubblicità incrementale sulla stampa, sulla liberalizzazione della rete di vendita dei giornali e sui prepensionamenti dei giornalisti attuano i contenuti della legge sull’editoria e vanno nella giusta direzione».  Ha commentato così Maurizio Costa, Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali [FIEG], il varo di alcune misure per l’editoria giornalistica previste dalla manovra approvata ieri dal Parlamento all’interno della “manovrina. «Dai prossimi giorni – ha affermato Costa – sarà possibile, alle imprese e ai professionisti che effettuano investimenti pubblicitari sui quotidiani e sui periodici di importo maggiore rispetto a quelli effettuati nel passato, maturare un credito d’imposta pari al 75% della parte di investimento incrementale». «Altre misure di grande importanza sono quelle relative alla liberalizzazione della rete di vendita di quotidiani e periodici e al rifinanziamento dei prepensionamenti dei giornalisti, che consentirà lo sblocco di una situazione pendente da anni».  Lo scrivo così resta a futura memoria, sono provvedimenti che, tranne per i i prepensionamenti, non cambieranno di una virgola le sorti dei publisher nostrani. Segnatevelo che tra un anno controlliamo.
  • La Spesa degli Italiani per Contenuti Video Online in Abbonamento – La spesa degli italiani per contenuti video online in abbonamento [SVOD] vale 88 milioni di euro nel 2016, in crescita del 69% rispetto al 2015. Valori ancora marginali, rispetto alla capacità di monetizzazione della Pay Tv che vale 4,9 miliardi di € [canone compreso] e cresce del 9%. Quasi metà degli utenti abbonati a servizi SVOD però non aveva precedentemente sottoscritto un abbonamento alla Pay Tv, a dimostrazione che questi servizi stanno attirando nuovi utenti verso offerte a pagamento. A beneficiarne sono tutti i principali operatori [Netflix – il cui ingresso ha portato una maggiore spinta anche alle altre offerte -, NowTv, TIMvision e Infinity]. Nel 2017 osserveremo poi l’impatto sul mercato anche di Amazon Prime Video, che ha aperto i battenti in Italia solo a fine 2016. Le motivazioni che spingono i consumatori ad aderire alle offerte SVOD sono diverse: per quasi la metà [47%] dei rispondenti gioca un ruolo chiave la possibilità di fruire dei contenuti quando si vuole, ma anche l’interesse per contenuti specifici offerti [30%] e la maggior economicità rispetto alle proposte pay [28%] risultano fattori importanti. Questo è quanto emerge dai dati presentati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa.  A 10 anni di distanza dalla carta stampata la digital disruption sta colpendo sempre più pesantemente la televisione, vedremo se i broadcaster sapranno reagire meglio di quanto abbiano fatto i publisher avendo dalla loro una maggior attitudine complessiva a pagare per fruire dei contenuti televisivi.
  • Quanto Valgono i Premi Letterari – La stagione in cui sono nati la gran parte dei premi più importanti del mondo va dalla fine degli anni Quaranta alla fine degli anni Sessanta: in Italia, lo Strega è del 1947, il premio Bancarella del 1952, il Campiello del 1962; il Pulitzer è del 1948, il National Book Award dal 1950, il Man Booker Prize è del 1968. I premi beatificano gli scrittori, innalzano le case editrici, a volte gettano la luce su generi che faticano a trovare un pubblico vasto, ricordando la grandezza della poesia, indicando l’importanza del reportage o il ruolo della scrittura teatrale. Ma forse la venerazione planetaria per i premi è tale anche perché, esattamente come le divinità antiche, i premi sono imprevedibili, umorali, ed è meglio adorarli e tenerseli buoni, dato che il modo in cui potranno cambiare il futuro resta misterioso: ci sono scrittori che dopo aver vinto premi sacri sono diventati intoccabili, altri sono precipitati nell’oblio, e con loro si sono portati dietro libri che nessuno legge più. Il 9 novembre 1934 Luigi Pirandello vince il Nobel per la Letteratura. La casa è assediata da giornalisti e fotografi che gli chiedono una posa, e lui si mette alla macchina da scrivere e riempie un foglio bianco con una sola parola ripetuta per ventisei volte: «Pagliacciate, pagliacciate, pagliacciate…». Ecco!
  • Il Social Network del Giornalismo – Decolla il progetto FreeJourn presentato ufficialmente ieri a MIlano. FreeJourn è un progetto finanziato dal bando per l’innovazione nell’editoria di Google[DNI fund] e nato per supportare un ecosistema sostenibile per l’informazione promuovendo l’innovazione nel giornalismo digitale attraverso la collaborazione e il dialogo. FreeJourn punta essenzialmente su tre elementi: 1. Il crowdfunding; 2. Un sistema di tag e notifiche che consente a ogni freelance di indicare le proprie competenze, città e temi per poter essere rintracciato da lettori e da altre testate, ma anche di ricevere notifiche ogni volta che ci sia un progetto che può interessargli; 3. L’apertura a più media [e altri partner] che possano cercare su FreeJourn freelance per i loro lavori.  I freelance potranno rivendere a qualsiasi media qualsiasi cosa che abbiano realizzato grazie al crowdfunding, a patto di pubblicarla anche sulla piattaforma; e grazie ai tag che avranno scelto per descriversi riceveranno notifiche dai media partner che stanno cercando collaboratori per le loro storie. Bella idea da seguire con interesse alla quale auguro ogni fortuna. Resta solo da vedere se ci sarà un’adeguata alimentazione e gestione della community poichè senza crowdloving non c’è crowdfunding. A vedere i loro account social avranno molto da lavorare su questo aspetto per far decollare il progetto.
  • Stanno Uccidendo il Sole 24 Ore, Fate Presto – Il giornale è allo stremo e la sua capitalizzazione di borsa a 17 milioni di euro, più o meno il fatturato di un’avviata catena di pizzerie. Boccia vorrebbe chiedere la procedura, nominare un nuovo direttore [per la cronaca, i tre papabili sono Fabio Tamburini – vicedirettore ANSA, Nicola Porro – vice-direttore vicario de Il Giornale e Fabio Bogo – vicedirettore di La Repubblica] e tenersi stretto il controllo del giornale nell’illusione di poterlo risanare. A questo punto l’unico spiraglio di ragionevolezza può venire dalle banche creditrici, imprescindibile attore in qualsivoglia operazione di rilancio. Da tempo gli istituti hanno fatto sapere che con un patrimonio negativo di 40 milioni e 4 di cassa bruciati ogni mese un aumento di capitale da 70 è come buttare i soldi in un falò. E propongono di triplicarne l’importo, a patto che Confindustria, compensata da una sorta di golden share che per un certo periodo ne tuteli ruolo e influenza, accetti di fare il socio di minoranza in una compagine in cui molti e robusti soggetti sono pronti a entrare. L’agonia del giornale è arrivata alle battute finali, e quella indicata dalle banche è l’unica via per salvargli la vita. Sarebbe bene che su questa partita Confindustria evitasse di giocarsi quell’infimo residuo di credibilità che ancora le resta. Difficile non essere d’accordo con le conclusioni di Paolo Madron.
  •  L’eCommerce B2B in Italia –  L’eCommerce B2B, ovvero l’uso di strumenti digitali nelle transazioni tra le imprese, nel 2016 in Italia raggiunge quota 310 miliardi di euro, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un valore significativo, anche se ancora marginale rispetto agli scambi complessivi tra le imprese: rappresenta infatti appena il 14% del totale delle transazioni B2B in Italia, pari a 2.200 miliardi di euro. Guardando alla “filiera delle filiere”, composta dalle relazioni commerciali delle oltre 5 milioni di imprese italiane, la maggior parte dei volumi gestiti tramite soluzioni digitali si concentra tra produttori e rivenditori – il 50% dell’eCommerce B2B -, mentre il 30% riguarda produttori-fornitori e il restante 20% si divide tra grossisti e rivenditori e tra produttori e grossisti. Complessivamente, sono 120mila le imprese che hanno adottato soluzioni di eCommerce B2B nel 2016, il 20% in più rispetto all’anno precedente, più che raddoppiate nell’ultimo quinquennio 2011-2016. In percentuale, oltre la metà delle grandi imprese e il 26% delle PMI utilizza già strumenti di eCommerce B2B. Cresce lo scambio elettronico di dati [EDI], con oltre 150 milioni di documenti [+36% rispetto al 2015] scambiati da 12.000 imprese, in crescita del 9%. Si contano 430 Extranet e Portali B2B in Italia che connettono 120.000 organizzazioni per lo scambio di documenti del Ciclo dell’Ordine. Sono quasi 250 i grandi portali di eProcurement, attivati per lo più da grandi imprese per supportare soprattutto i processi di selezione e qualifica dei fornitori, ma con un importante ruolo di “spinta”: nel 40% dei casi hanno portato a una digitalizzazione del Ciclo dell’Ordine. È, invece, ancora limitata l’adozione di soluzioni digitali collaborative. «La trasformazione digitale del Paese deve partire dalle relazioni B2B, che rappresentano circa il 75% del mercato italiano – afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2B –. L’eCommerce B2B rappresenta un elemento essenziale per la competitività delle nostre imprese e dell’intero sistema Paese: oltre a sfruttare le opportunità degli strumenti tecnologici, però, digitalizzare i processi B2b richiede di sentirsi parte di un ecosistema più esteso della propria organizzazione in una prospettiva collaborativa di filiera ancora poco diffusa tra le imprese italiane». Ancora una volta il problema è culturale, di management in questo caso, e non tecnologico.

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