Inbound Marketing: Vince chi Misura

The State of Inbound 2016 racconta lo stato dell’arte dell’inbound marketing, intervistando 4500  marketer che operano nei settori B2B e B2C, per grandi e piccole imprese, rappresentando complessivamente 132 paesi. Un’ottima panoramica su quanto accade a carattere internazionale.

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Nel grafico che segue si delineano le principali priorità in termini di marketing prospettate per il futuro. Nelle prime due posizioni si configura parte di un vero e proprio funnel, con le imprese che manifestano principalmente interesse a trasformare i contatti in vendite, seguiti inevitabilmente dalla volontà di portare maggior traffico sui siti ufficiali, dove si punta a realizzare leads con strategie di vario genere.

Solo il 42% degli intervistati racconta interesse a misurare il roi delle attività di marketing. Come avermo successivamente modo di approfondire in maniera specifica.

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Entrando nel dettaglio delle strategie per l’inbound marketing, gli intervistati manifestano un crescente interesse in tutte le attività che concernono le ricerche online, direttamente o indirettamente. Troviamo infatti in prima posizione la volontà di migliorare la presenza organica con attività SEO, direttamente collegata alla creazione di contenuti con attività di blogging, che troviamo in seconda posizione per il 60% degli intervistati.

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Provando a sintetizzare l’evoluzione di priorità e sfide poste dalle aziende in materia di marketing, il prossimo grafico mostra proprio la volontà ormai palese di convertire tutto ciò che negli anni è stato traffico in vendite. Le aziende evidentemente e giustamente, forse anche in virtù di una maggior maturità dei mercati digitali, vogliono concretizzare gli investimenti prodotto in materia di lead generation degli ultimi anni, passando allo stadio finale della conversione vera e propria. Curioso come la voce “creare contenuti di qualità” sia pressoché sparita dal 2013.

Questo dato può essere interpretato in più modi, che sintetizzo in una domanda che poniamo a voi tutti: è stato completamente assimilato al punto di non doverne fare più proclami, o si stanno perseguendo unicamente logiche di quantità?

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Nel dettaglio invece delle attività di inbound marketing, si nota l’evidente predominio delle attività SEO e di produzione di contenuti. L’aspetto secondo me più interessante, però, è il presentarsi delle attività di “marketing automation”, perfettamente in linea con i nuovi fenomeni di intelligenza artificiale, o più semplicemente di bot gestionali per piccole attività specifiche, che possano essere semplicemente anche la pianificazione di post sui social media.

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Veniamo al ROI, come precedentemente annunciato. Questo approfondimento,  in questo primo grafico, dimostra una cosa molto semplice: misurare il ROI paga. 

Le aziende che hanno un riscontro tangibile sul ritorno sugli investimenti, a quanto pare, sono quelle che scelgono maggiormente di incrementare i budget per le attività, ben il 19% in più rispetto a chi non fa di queste misurazioni.

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In quest’ulteriore grafico invece è possibile vedere il grado di soddisfazione. Anche in questo caso chi effettua misurazioni sul ROI ha maggior soddisfazione rispetto alle proprie strategie, fosse anche, probabilmente, solo perché ne ha la possibilità di tracciarne le evoluzioni e i risultati in modo organizzato.

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Vediamo in conclusione gli obiettivi a lungo termine dei diversi settori.

I risultati sono abbastanza evidenti. Si continua a puntare sull’acquisizione di nuovi contatti e nuovi clienti.

In buona parte dei settori si posiziona in terza posizione per priorità l’attività di fidelizzazione dei clienti. Si tratta di un contesto per certi versi sicuramente opinabile, ma che molto racconta rispetto alla volontà di continuare ad aumentare il patrimonio di clienti e consumatori in un mercato sempre più ampio e ricco di potenzialità, soprattutto nella sua versione digitale.

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Qui la ricerca completa

Pierluigi Vitale

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