Come Essere Efficaci Sui Social

Tra la grammatica e la pratica, anche nel social media marketing, c’è un abisso. Infatti, nonostante i petabyte di contenuti in Rete al riguardo, ancora oggi nel nostro Paese per molte aziende non pare avere senso presidiare i diversi canali con continuità ed in maniera adeguata.

Per la stragrande maggioranza dei brand, delle imprese, quando si decide di stare sui social spesso questo si traduce nell’apertura della pagina Facebook con contenuti postati in tanto dilettantistica quanto estemporanea. Un fenomeno che ovviamente non riguarda quella minoranza, numericamente parlando, di imprese medio-grandi che invece, come noto, sono strutturate anche sotto questo profilo.

Una presenza sui social che è sempre più legata alla promozione dei propri contenuti grazie ai social ads in particolare per quanto riguarda Facebook, ma non solo. Insomma, la pagina Facebook aziendale in realtà spesso diventa sempre più un punto di ancoraggio da promuovere grazie alla pressione pubblicitaria al suo interno rendendo i social sempre più dei paid media e sempre meno earned media.

Sono estremamente perplesso, per usare un eufemismo, da questo modo di procedere che, nel parallelo che ho già avuto modo di tracciare in passato riferendomi a search engine optimization versus search engine marketing, fa si che si viva sempre “in affitto”. Se si paga si ha visibilità altrimenti si sprofonda [sempre di più] così come avviene per il pay-per-click.

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Se inevitabilmente la pagina Facebook, per restare al social network più popoloso del pianeta per semplicità di ragionamento, è una “casa” che è necessario, per seguire nella metafora, arredare correttamente e da mantenere efficiente, da sempre se una persona, qualunque persona, sta a casa propria difficilmente riesce a tessere nuove relazioni. Lasciare questo ruolo di diffusione esclusivamente ai social ads, a mio avviso, è un errore.

Esiste un’alternativa, fortunatamente, ma pare non rientrare nelle pratiche aziendali [e tanto meno in quelle dei newsbrand]. Si tratta di fare community seeding e conversational seeding. Terminologia mal interpretata quanto la sua effettiva pratica, come conferma, se necessario, ad esempio, la proposta di questa agenzia [ma anche di tante altre facendo una ricerca sul tema].

Fare seeding non significa banalmente spargere i contenuti ma seminare. Si tratta di uscire dal guscio della propria casa sui social ed andare ad interagine, conversare, relazionarsi, con le [tante] community d’interesse in Rete. Certamente si tratta di un lavoro più lungo, probabilmente anche più faticoso e labour intensive, che richiede inevitabilmente maggior lavoro in termini di capitale umano impiegato allo scopo, ma si sarà ripagati con una solida base relazionale che non sarà volatile come quella contattata attraverso i social ads.

Insomma, invece di lamentarsi su quanto è brutto e cattivo l’algoritmo di Facebook per poi, ancora una volta, cercare una scorciatoia attraverso i social ads investite i vostri danari in applicativi per monitorare le conversazioni e i loro snodi principali e in risorse umane professionali che dialoghino. Nel medio termine, credo davvero, l’investimento sarà ripagato e resterà un vostro patrimonio contrariamente a quanto avviene con la pianificazione pubblicitaria. Buon lavoro.

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