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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere.

  • The Black List – Le bufale sono prepotentemente tornate al centro del dibattito anche se la mia personalissima impressione è che si giochi a scaricabarile. Al riguardo, comunque la si pensi sul tema, l’elenco, aggiornato ad Ottobre 2016, dei siti che intenzionalmente contribuiscono alla diffusione di bufale  è una risorsa da non perdersi. Sono, almeno, 334 i siti web che nel nostro Paese diffondono notizie false. Si va dai siti di pseudoscienza a quelli di notizie virali passando per siti di pseudo giornalismo/politica e, per non farsi mancare nulla, diciamo, anche quelli di meteoterrorismo. Prima di condividere, cortesemente, controllate almeno che non siano queste le fonti [via]. Grazie!
  • Inclassificabile – Rotten Tomatoes – uno dei più grandi e famosi siti di recensioni di film al mondo – ha fatto la classifica di tutti i film Disney degli ultimi 30 anni: sono trenta, dalla Sirenetta in poi. Non è una classifica stilata in base ai gusti del sito: è fatta partendo dal “Tomatoemeter“, un parametro che valuta quanti tra i più importanti critici professionisti hanno fatto una recensione positiva del film. Notizie interessante, o quanto meno curiosa, che il sito riporta in un’unica pagina mentre il Post, che la segnala, lo fa diventare un articolo della bellezza, si fa per dire, di ben 31 pagine con tanti saluti a user experience e mobile first di cui ci si riempie tanto la bocca, tra le altre cose, ultimamente. La dittatura dei click e delle pagine viste porta solo a peggiorare la situazione, già non rosea come noto, dei giornali. Sapevatelo.
  • Linguaggio – La vittoria di Trump viene sostanzialmente attribuita a due fattori: le notizie false e l’azione sui social, spesso combinati tra loro ovviamente. Tema sul quale ho avuto modo di esprimere, come si suol dire, i miei “2 cent” per il Sole24Ore. Al riguardo, la disamina su come, a prescindere da mezzi e canali di diffusione, sia stato il linguaggio utilizzato dal magnate americano la vera arma vincente riporta, finalmente, le cose al loro stato reale. Per quanto si tratti di un principio valido nei più diversi frangenti della vita di ogni persona, riuscire a comunicare in maniera efficace è una competenza non solo auspicabile, ma indispensabile per chiunque intenda governare una superpotenza. Banalmente, dai dibattiti televisivi ai tweet, giudichiamo chi andrà a modellare il nostro futuro basandoci sulle parole dettate dal suo centro del linguaggio. Si dice anche che i calabroni volino senza rispettare le leggi della fisica: è stato dimostrato che è falso. Prendere nota.
  • La Festa della Rete – C’era una vola la Blogfest, evento in cui la blogosfera, o blogopalla come la definì più di uno, si auto-celebravano in una sorta di raduno alternativo all’agenda dettata dai mainstream media contro i quali all’epoca, chi più chi meno, i blogger si scagliavano. Poi la blogosfera si è dissolta, squagliata al sole poichè integrata sia come persone che come format editoriale in  tutti i  principali siti d’informazione, anche, del nostro Paese. È così che avviene la mutazione che la trasforma in la Festa della Rete. Un  riposizionamento insipido che perde sempre più appeal riducendosi nell’edizione di quest’anno ad una sola giornata. Se già questo non bastasse, è divertente, diciamo, come il programma di questa edizione dileggi anche su “La rete che fa male” che considerando che l’organizzatore della manifestazione è a giudizio per aver violato, a scopo di lucro, gli account di alcuni VIP lascia davvero l’amaro in bocca, o peggio. Bocciati senza appello.
  • Una “Metastasi” del Mondo Social –  Proprio mentre da un lato l’Influencer Marketing cresce a più non posso, ponendosi ormai come alternativa a TV, giornali e a ogni forma di pubblicità su media tradizionali, dall’altra parte mostra di essersi ormai metastatizzato in qualcosa di ben diverso da quel che si era pensato. Troppi soldi, troppa “follia” – in una sorta di nuova ecologia capitalistica impazzita, resa ancor più instabile e inaffidabile dalla mancanza di autentici fondamenti logico-strategici nelle tattiche adottate. Conseguenza: la possibile fine di tutto. Come ci ricorda Captiv8, compagnia di analisi e report social, stima che «le grandi aziende spendono qualcosa come 255 milioni di dollari al mese solo per sponsored posts su Instagram. «Gli influencers di Instagram con oltre 7 milioni di followers ti costano in media 150.000 dollari a post». Tanti spunti di riflessione su influencer marketing e dintorni. Da leggere.
  • Beatrice Di Maio – Hanno avuto grande eco mediatico, ovviamente,  le “confessioni” della moglie di Brunetta che ha rivelato a Libero di essere stata lei a gestire l’account Twitter “Beatrice Di Maio”, che pubblicava notizie false pro-M5S ed era stato denunciato per calunnia e diffamazione. Tommasa Giovannoni Ottaviani, detta Titti è nata nel 1963, di lavoro fa l’arredatrice d’interni ed è sposata con Renato Brunetta dal 2011. Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Vale anche il contario, ahimè.
  • Traffico Stupefacente –  La stampa online è certamente una elettrificazione della carta, e questo è male. Il mancato processo di digitalizzazione della stampa, ha portato ad elettrificarne il processo, in sostanza a percorrere la via breve. Questo per via della scarsa competenza degli editori o più in generale della loro forma mentis, che poi è il vecchiume che gravita in tante redazioni.  In assenza di un vero modello digitale dell’editoria, il nostro quotidiano elettrificato non ha alternative se non quella di comportarsi come un pezzo di carta. L’inserzionista paga lo spazio in base al numero di visitatori e alla dimensione grafica del banner, il lettore NON compra il giornale, il lettore legge l’articolo, il lettore vede la pubblicità. Riflessioni tutte da leggere quelle sul perché i quotidiani italiani falsificano i dati di traffico in modo così sfacciato? Non si salva praticamente nessuno. Quindi inutile fare nomi.  L’editoria digitale non è morta, non è mai nata. Sigh!

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