Newsletter e comunità: il “caso” TheSkimm

TheSkimm è sicuramente uno dei progetti editoriali più interessanti da seguire oggi. «Una newsletter che vuole essere qualcosa di più una semplice newsletter» ha scritto Recode nel titolo del pezzo nel quale si annuncia un nuovo finanziamento ottenuto da TheSkimm: 500 mila dollari da un gruppo di investitori tra cui il New York Times. Un finanziamento che si aggiunge ad altri ottenuti in questi ultimi due anni tra cui quello di 8 milioni da parte di un gruppo di investitori guidato dalla Fox, e nel dicembre 2014 era stato annunciato un finanziamento da un gruppo di investitori privati di 6,25 milioni. Il valore stimato di TheSkimm è oggi – riporta The Drum – di circa 55 milioni di dollari. Non male per una “semplice” newsletter fondata da due ragazze poco più che ventenni che si sono inventate questo progetto dopo essere uscite da un’esperienza alla Nbc Television.

Perché TheSkimm attira soldi e finanziamenti?, perché ne attira anche da editori come il NYTimes che di newsletter ne pubblica almeno una trentina? Principalmente per la sua comunità di lettori (anzi lettrici, visto che soprattutto al pubblico femminile che che la newsletter è pensata) particolarmente coinvolta. The Skimm è una newsletter gratuita (da qualche mese esiste anche un app  a pagamento) che, dichiarano i responsabili del progetto, ha oggi 4 milioni di iscritti (erano 1,5 milioni nel 2015), un cifra assolutamente considerevole se paragonata ad altri progetti simili – ad esempio il Morning Brief di Quartz di lettori ne dichiara 250 mila. Ma nemmeno così enorme se i numeri vengono confrontati con i finanziamenti ottenuti da privati: se non ci siamo persi qualcosa e prendendo come buoni i dati forniti dai responsabili del progetto i dollari raccolti negli ultimi 24 mesi da finanziatori sono 3,68 volte superiori all’attuale numero di iscritti dichiarati.

Il tutto per una newsletter il cui testo nel corpo centrale non supera normalmente le 4 mila battute [per dettagli tecnici rimando a video mio workshop “La rinascita della Newsletter” fatto in occasione della presentazione della newsletter Wolf al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia].

Cosa cosa vuol dire? Che i numeri sono importanti, che è necessario avere buoni tassi di crescita, ma che conta ancora di più la qualità di quei numeri. Soprattutto se parliamo di comunità di lettori. A fronte dei millemila fan o seguaci dichiarati dagli editori e sparati un po’ così per fare impressione, c’è sempre da chiedersi quanti realmente di quei lettori sia disposto a fare qualcosa per il giornale e quanto davvero il giornale rappresenta una “risorsa” per loro.

Le due fondatrici di theSkimm hanno avuto subito le idee chiare. Un pubblico di riferimento (lo zoccolo duro delle iscritti sono lettrici dai 22 ai 34 anni) una loro esigenza da soddisfare (ricevere quotidianamente la notizia del giorno “spiegata bene”), uno stile personale semplice e diretto, un canale e un format sul quale fare tutto questo (l’email e la newsletter, appunto). E poi, anzi soprattutto, una serie di servizi da fornire alla comunità con la quale il progetto editoriale si stava connettendo. E certo il collante di tutto è stato quello di fare comunque buona informazione anche se il modello non è certo quello del giornalismo investigativo d’assalto ma quello popolare e friendly dei talk show mattutini della televisione americana (comunque nella sua semplicità la guida Skimm the vote 2016 è uno splendido esempio di buona informazione e di interazione con la comunità di riferimento).

Come già abbiamo scritto altre volte, ma piace ripeterci su questo aspetto, concentrarsi sul proprio pubblico, avere ben chiaro a quale pubblico rivolgersi e costruire intorno a lui un “prodotto” dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualsiasi progetto editoriale.

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