Editoria, Un Settore Passato al Setaccio

Il 21 Agosto scorso, assieme a «Il Manifesto» vi era un supplemento, uno speciale di 8 pagine dedicato all’editoria realizzato dal nostro gruppo di lavoro. Si tratta del primo di una serie di prodotti editoriali che nel corso del tempo andremo a realizzare in collaborazione con il quotidiano che proprio di recente ha annunciato la fine della liquidazione coatta amministrativa. Se per caso vi fosse sfuggito, poteste scaricare quotidiano e supplemento da qui, acquistando la copia di quel giorno ad 1.90€.

Speciale Manifesto Cover

È ora possibile avere “un assaggio” dei contenuti dello speciale, che oltre ad un articolo di analisi di scenario contiene l’analisi, aggiornata ai dati di bilancio delle semestrali 2016, dei seguenti gruppi editoriali: Espresso-Repubblica, RCS, Sole24Ore, Caltagirone, Monrif e de Il Manifesto stesso. Infatti nei giorni scorsi sono stati pubblicati online, gratuitamente, tre degli articoli dell’inserto.

Il primo «L’informazione è un bene pubblico da consumare», che originariamente era il paginone centrale dello speciale, contiene l’analisi di scenario del settore. Ve ne anticipiamo solo un passaggio: “L’avvento dell’informazione digitale ha reso la notizia un bene che può essere facilmente digitalizzato e riprodotto, consumato in gruppo, spesso gratuitamente, svincolandolo dal supporto fisico e rendendolo, con ciò, sempre più vicino ad un«bene pubblico», essendo sempre più difficile escludere i consumatori dal consumo gratuito dello stesso, o ad un shared good, ossia un bene che viene condiviso tra più consumatori. In questo contesto, il concetto di reputazione, e quindi la forza dei marchi, assume una rilevanza centrale nel sistema informativo”.

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Il secondo articolo fruibile gratuitamente: «Dieci anni che hanno dimezzato il gruppo» è relativo all’andamento di RCS Mediagroup ed analizza, dati alla mano come d’abitudine, il trend di quello che resta ancora oggi il più grande dei principali gruppi editoriali del nostro Paese. Tra le altre cose scriviamo: “Se torniamo a guardare i ricavi per capire meglio le ragioni del loro declino vediamo come la flessione del gruppo dipenda molto dal terribile ridimensionamento dei ricavi da diffusione: se nel 2009 le vendite valevano ancora 1,22 miliardi nel 2015 si riducono a 421 milioni [-65%] un declino netto e inesorabile che continua anche nel 2016 visto che nel primo trimestre i ricavi diffusionali vedono segnare un netto -29% rispetto a quelli indicati nel bilancio del 31 marzo 2015”.

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Il terzo ed ultimo articolo: «Il Sole 24Ore riduce le perdite grazie al digitale», com’è facilmente intuibile si focalizza sul gruppo editoriale di proprietà di Confindustria. Articolo che chiudiamo scrivendo che: “Da segnalare infine come il «Gruppo 24 Ore» abbia deciso di non presentare i risultati del primo semestre 2016 rinviando al 30 settembre prossimo venturo la riunione per approvare la Relazione Finanziaria del primo semestre 2016. Un chiaro segnale di come,da un lato «Stampubblica» e dall’altro lato l’opa di Cairo su Rcs abbiano profondamente mutato uno scenario che necessita di più tempo per ipotizzarne gli sviluppi futuri”.

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