Global Innovation Index 2016

Si è insediato, come previsto, la scorsa settimana, il nuovo commissario di governo per il digitale e l’innovazione Diego Piacentini, che si prende due anni di permesso, di aspettativa, dall’incarico di Vice Presidente di Amazon per lavorare “pro bono” al fine di supportare il Presidente del Consiglio nelle azioni strategiche in materia di innovazione tecnologica. A lui, come detto, vanno i miei personali auguri di buon lavoro per, finalmente, sviluppare un’area nella quale l’Italia accusa un ritardo grave con un gap rispetto alle altre nazioni davvero significativo, anche,  sotto questo profilo.

Al tempo stesso è stato pubblicato il Global Innovation Index 2016 Report, pubblicazione giunta alla sua nona edizione, realizzato in collaborazione tra loro da Cornell University, INSEAD, e the World Intellectual Property Organization. Il rapporto si compone di ben 451 pagine ed analizza i molti aspetti legati all’innovazione per 128 nazioni del nostro pianeta.

Nella top 10 dei Paesi presi in considerazione ben 8 sono in Europa con Svizzera, Svezia e Regno Unito nelle prime tre posizioni. L’Italia si colloca complessivamente al 29esimo posto alle spalle di Malta, Repubblica Ceca e Spagna. La mappa sottostante riassume la situazione con i tre best performer per continente.

Global Innovation Index

Per quanto riguarda specificatamente il nostro Paese, la situazione si comprende meglio, ovviamente, entrando nel dettaglio dei punteggi delle singole aree ed i singoli aspetti che determinano il punteggio globale assegnato ad ogni singola nazione.

Se si escludono le infrastrutture, nelle quali ci piazziamo al 18° posto, emerge con chiarezza quali sono le debolezze del Belpaese, anche, sotto questo profilo. Nell’istruzione ci collochiamo al 80° posto per investimenti [con buona pace, ahimè, della #buonascuola]. L’ambiente politico, in termini dell’efficacia dell’azione governativa, ci vede al 48° posto. Negli investimenti dall’etero sprofondiamo addirittura al 111° posto della classifica e, per concludere in bellezza [si fa per dire], come produttività siamo al 97° posto con i “knowledge workers” in 44esima posizione.

La scheda sottostante riepiloga tutte le voci prese in considerazione e i punteggi per ciascuna di queste. Un panorama che definire desolante è davvero un eufemismo, purtroppo. Italy

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