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Pubblicato la scorsa settimana “CambieRai”, rapporto della la prima consultazione pubblica, svolta online dal 17 maggio al 30 giugno 2016, sul “servizio pubblico radio-televisivo e multimediale” svolta in Italia.

La frequenza di ascolto dei programmi RAI è più alta nelle fasce di età più anziane e molto più contenuta in quelle più giovani, soprattutto tra i 24 e i 35 anni dove la fruizione giornaliera è appannaggio di meno della metà dei rispondenti.

Soprattutto emerge come sia opinione diffusa fra i partecipanti che il Servizio Pubblico RAI rispetti il principio di universalità, mentre si discosti dagli altri principi, soprattutto da quelli di indipendenza e innovazione, ma anche per quanto riguarda qualità dei programmi e diversità di questi rispetto a quanto proposto dalle TV commerciali.

Dunque bocciati, praticamente, su tutta la linea. Direi che i compensi di cui tanto si è parlato in questi giorni siano scandalosi alla luce di questi risultati, ma evidentemente all’editore va bene così.

CambieRAI

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