Quanto paga il “modello” Quartz?

Quartz il giornale online business oriented è uno dei “laboratori” più interessanti da seguire per chi è interessato all’evoluzione dell’informazione ai tempi del digitale. Ne abbiamo parlato anche qui molte volte. Quello che colpisce di più di Quartz sono le scelte radicali e la capacità di essere coerenti nel tempo con quelle scelte: la struttura delle news organizzata per “ossessioni” (qui da noi ripresa ad esempio dal sito Internazionale), la sua newsletter (ne ho parlato diffusamente qui) e il suo modello di business hanno fatto scuola.

Non che Quartz abbia macinato dal suo lancio numeri impressionanti (niente a che vedere con BuzzFeed o Vice per intenderci) ma appunto le sue scelte nelle strategie editoriali ne fanno un caso, quasi, unico. Per questo è particolarmente interessante leggere i dati pubblicati dalla rivista AdAge sui suoi fatturati (credo sia la prima volta che escono fuori, almeno che non mi sia perso qualcosa), per capire quanto realmente quelle strategie stiano pagando.

Bene secondo questi dati Quartz nel 2016 dovrebbe chiudere l’anno con oltre 30 milioni di dollari. Una cifra nettamente superiore a quella dello scorso anno quanto le revenue si erano fermate a 18,5 milioni e in ulteriore deciso aumento rispetto ai 10 milioni del 2014 e ai 3,8 milioni del 2013 (la fonte ovviamente è sempre AdAge). Facendo due semplici conti un aumento di oltre il 60% rispetto allo scorso anno e revenue triplicate dal 2014 al 2016.

Non male per una testata lanciata nemmeno quattro anni fa (ottobre 2012) da un editore storico come Atlantic Media, l’editore appunto della rivista The Atlantic, che ha – come sottolinea la stessa AdAge fin dal titolo del suo pezzo – rinunciato alla pubblicità display (solo contenuti sponsorizzati) e al clickbait. Va detto che anche lo staff della rivista è notevolmente aumentato da circa una trentina di persone al momento del suo lancio ai 175 attuali (a livello globale, visto che la rivista ha corrispondenti in tutto il mondo).

Ovviamente per avere un dato definitivo su quanto realmente Quartz stia pagando gli sforzi del suo editore bisognerebbe avere le cifre anche dei risultati netti che invece, non sono stati diffusi, ma va detto che lo scorso dicembre il Financial Times ha riportato che per Quartz erano giunte al suo editore diverse offerte per il suo acquisto.

C’è ancora un dato interessante d analizzare messo in evidenza nel pezzo di AdAge: Quartz non fa numeri impressionanti, lo abbiamo già detto, se confrontato con altre realtà. Ad esempio secondo comScore il suo traffico negli Stati Uniti è di 9,17 milioni di utenti unici mensili, poca cosa confrontati ad esempio con i 44,04 milioni di un diretto concorrente come Business Insider. Ma va detto che Business Insider con quel traffico ha dichiarato nel 2015 revenue per 43 milioni di dollari. In rapporto quindi Quartz ha performance di bilancio nettamente migliori rispetto al traffico generato.

E questo è forse l’aspetto più interessante di questi dati: in un periodo dove il numero degli utenti unici è sinonimo di successo ragionando però sempre e comunque per quantità e quasi mai per qualità, Quartz sta pagando oltre i numeri generati a livello di traffico. Concentrarsi sul proprio pubblico, avere ben chiaro a quale pubblico rivolgersi e costruire intorno a lui un “prodotto” dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualsiasi progetto editoriale. Sembra facile, ma spesso invece non è affatto così. Anzi lo è raramente. Per questo Quartz ancora rimane un punto di riferimento. Oggi direi ancora di più, numeri alla mano.

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