C’è Poco da Ridere

Negli ultimi giorni è tornata a circolare una bufala relativamente alla privacy su  Facebook.

Devo dire che nessuna delle persone che hanno scelto di entrare in contatto con me su Facebook ha condiviso la bufala, bravi. Molti di loro però hanno condiviso update di status sarcastici su come sia possibile cadere ancora in questi tranelli del 2016 ed anche un professore universitario ha ironizzato pesantemente sul tema.

Credo che valga la pena di fare una riflessione sulla questione. In sintesi per punti:

  • Se le bufale circolano imperterrite, l’algoritmo di Facebook, che aveva pomposamente annunciato cambiamenti atti a prevenirne la diffusione oltre un anno fa, evidentemente non funziona. In caso di dubbi basta un’occhiata alla pagina della Polizia delle Comunicazioni per verificare quante ne siano circolate, oltre a quella succitata, solo negli ultimi giorni. In fatti The New Yorker scrive: “Facebook’s News Feed: Often Changed, Never Great”.
  • La diffusione delle bufale, anche se non è questo il caso, è spesso colpa dei quotidiani nazionali. Una verifica delle fonti superficiale se non inesistente, come conferma anche il recente caso di quello che è il quotidiano online più letto del nostro Paese, unita alla ricerca di visibilità, alla caccia al traffico di lettori sparandola grossa, sono le con cause di un’affidabilità dell’informazione che è assolutamente suscettibile di miglioramento, diciamo…
  • Grazie al lavoro di Andrea Coccia [con la revisione di Bernardo Parrella], componente del gruppo di lavoro che edita anche Wolf, è stato, finalmente tradotto il Verification Handbook, manuale per la verifica delle fonti digitali, che non pare interessare i giornali del nostro Paese visto che sino a questo momento ne hanno parlato solamente Polisblog e Linkiesta, con la quale Andrea Coccia collabora.
  • Soprattutto, ed è forse la motivazione principale del diffondersi delle bufale, siamo una nazione nella quale poco più di un terzo degli italiani usa un computer tutti i giorni, ed anche la fruizione della Rete, pur in crescita grazie al mobile, è decisamente contenuta [leggi qui per approfondire]. Uso di Internet che, per chiudere il cerchio, spesso è coincidente proprio con l’utilizzo di Facebook ad ulteriore testimonianza che siamo – sigh! – un popolo di analfabeti, anche, digitali.

Insomma, cari amici e contatti di Facebook, c’è davvero poco da ridere, purtroppo.

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