Social Media: Piattaforme o Editori?

Il Tow Center for Digital Journalism ha pubblicato i risultati di “Digital News in a Distributed Environment”, desk research che indaga il rapporto tra social media e publisher, diffusa su Columbia Journalism Review a cura di Emily Bell.

E’ stata effettuata una settimana di monitoraggio dei diversi organi di informazione, analizzando dove pubblicano, su quali social, e quanto postano su ogni piattaforma. Tow ha anche investigato un certo numero di social media team dei vari organi di informazione, e un certo numero di piattaforme, per capire le diverse esperienze che stanno avendo a lavorare l’uno con l’altro.

Il video sottostante raccoglie le opinioni sul tema di Rasmus Kleis Nielsen del Reuters Institute for the Study of Journalism, Liz Heron [The Huffington Post], Vivian Schiller [independent strategist], ed Edward Roussel [The Wall Street Journal].

Dal rapporto emerge che:

  1. Alcune piattaforme e gli editori hanno un rapporto molto stretto, con alcune piattaforme che forniscono attrezzature o incentivi finanziari per gli editori che utilizzano i loro strumenti. Almeno una piattaforma richiede addirittura agli editori di pagare una percentuale delle entrate pubblicitarie in cambio per l’utilizzo della piattaforma.
  2. Alcune redazioni più piccole e locali si sentono tagliate fuori, mentre i grandi editori che hanno i rapporti più stretti con le piattaforme più grandi “più digitali” dominano l’attenzione. Non a caso un editore locale ha espresso frustrazione per il modo irregolare con il quale l’industria si sta muovendo, affermando: “Credo che il New York Times e il Washington Post abbiano fatto un cattivo servizio per molti di noi andando a letto con Facebook su Instant Articles così rapidamente senza davvero esaminare accuratamente l’accordo. Finisce davvero per farci del male nel lungo periodo”.
  3. Le preoccupazioni degli editori sono la mancanza di dati, perdita di controllo, l’incertezza del ritorno finanziario, e il potenziale di oscuramento del loro marchio in un ambiente distribuito.
  4. La questione di chi “possiede” l’utente mette in evidenza la grande tensione al cuore del rapporto tra editori e piattaforme. È un lettore di The New York Times su Facebook una New York Times Reader o un utente di Facebook leggendo il New York Times ?

Traffico Social Tow

Soprattutto, come scrive Emily Bell, “Publishers are posting an ever-increasing volume of stories directly to many different platforms, but with little insight as yet into what the long term effects might be“.

Come ho avuto modo di dire più volte, le persone, anche nel nostro Paese, passano una grande quantità del loro tempo online sui social ed in particolare su Facebook. Noi, i giornali [ma complessivamente vale assolutamente anche per i brand in generale e non solo per i newsbrand], andiamo lì come una volta – è una metafora che uso spesso – andavamo al bar a incontrarle, a conoscerle. I social sono piattaforme di distribuzione del contenuto ma, soprattutto, luoghi di relazione con le persone. Dobbiamo capire bene chi sono, quali sono i loro interessi, le loro preferenze, per poi – continuando nella metafora – andare via dal bar per bere qualcosa insieme a casa nostra. Facebook è un bar, una piazza di paese dove incontrare persone, comprenderne interessi, motivazioni, aspirazioni e, soprattutto, dati, da interpretare correttamente per tradurli e renderli disponibili a casa propria, nel proprio sito, nei prodotti e nei servizi forniti.

Una “casa” dove vi saranno comunità d’interesse, anche di nicchia, aree di partecipazione e discussione sui temi di rilevanza per il lettore, per le persone. I social NON sono piattaforme di distribuzione. Mettetevelo, mettiamocelo, bene in testa. Repetita iuvant, spero.

Social
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