Native Advertising Trends 2016

Il native advertising, se fatto bene, ovvero dichiarando che si tratta di contenuti pubblicati a pagamento e, soprattutto, con veri articoli che siano d’interesse per il pubblico di riferimento, presenta numerosi vantaggi rispetto alla comunicazione pubblicitaria tradizionale a cominciare, per citare il più evidente tra tutti, dal fatto che sorpassa gli adblockers. Per quanto riguarda le remore morali che di sovente vengono espresse quando si parla dell’argomento, come mi pare di aver già detto, quando leggerò un articolo che, ad esempio, fa una recensione negativa di un auto sarò pronto a discutere delle implicazioni morali per il giornalismo derivanti dal native advertising.

Ciò premesso, la FIPP – the worldwide magazine media association – la federazione mondiale degli editori di periodici ha pubblicato il report “Native Advertising Trends 2016: The Magazine Media Industry”. Lo studio, condotto tra aprile e maggio di quest’anno intervistando 140 manager di altrettanti gruppi editoriali di 39 nazioni nel mondo, fa il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive del native advertising. Pur essendo specificatamente incentrato sul mondo dei periodici il rapporto consente di approfondire in generale il tema.

Gli articoli online, ma anche quelli sul cartaceo, vengono ritenuti la forma più efficace di contenuto sponsorizzato, o “brandizzato” che dir si voglia, sorpassando altre forme e format pubblicitari e battendo persino gli ads su Facebook. Traffico all’articolo, engagement dell’audience e condivisioni sui social [altro vantaggio del native adv rispetto alla pubblicità tradizionale quest’ultimo] sono le tre metriche più utilizzate per verificarne l’efficacia.

Native Adv Fipp

È interessante notare come tra i problemi da superare vi sia al primo posto “convincere gli inserzionisti a raccontare storie vere”. Si tratta dell’ennesima evidenza che a prescidere da format e canali/medium la comunicazione d’impresa ha un  percorso ancora lungo e accidentato prima di adeguarsi al mutamento introdotto dall’avvento della Rete.

Articoli [testo] e video vengono ritenute le maggior opportunità in termini di contenuti da veicolare ma anche storytelling multimediale e multi piattaforma vengono vissuti più che positivamente. Le infografiche per contro non sembrano essere ritenute particolarmente interessanti e neppure le ricerche, probabilmente si confonde l’esistente con quello che potrebbe, e dovrebbe, essere.

L’84% dei rispondenti non ha mai ricevuto lamentele dai lettori, dalle persone, per aver veicolato contenuti sponsorizzati. Quasi due terzi [59%] fa pagare il native advertising più della pubblicità tradizionale ed un altro 26% lo colloca allo stesso livello di prezzo. Solo l’11% non identifica con chiarezza che si tratta di contenuti pagati da un’inserzionista anche se un altro 24% usa uno schema colore diverso per identificare gli articoli promozionali, elemento che certamente può generare confusione.

Insomma, non vi è dubbio che il native advertising rappresenti un’importante opportunità sia per i publisher che per i brand, per le aziende.

Native Adv Solutions

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.