Il sorpasso del digitale sui giornali

Il sorpasso è avvenuto, il 2016 è l’anno nel quale negli Stati Uniti oggi gli occupati nelle testate solo online hanno superato quelle dei giornali “tradizionali”. Come abbiamo già scritto nel Chartamente di un paio di giorni fa l’Us Bureau of Labor Statistics ha diffuso i dati sull’occupazione nell’industria dell’informazione evidenziando un passaggio che possiamo definire tranquillamente storico. Più precisamente a marzo del 2016 gli occupati nel “internet publishing e broadcasting” sono 197.800 mentre quelli del settore “newspaper” si fermano a 183.200 e fa una certa impressione andare a vedere il dato di dieci anni fa: nel marzo del 2006 gli occupati dei due settori erano rispettivamente 70.600 per il solo-online e 364.900 per i giornali. Gli occupati nell’internet publishing sono quindi aumentati in questi dieci anni del 180% mentre i giornali sono diminuiti del 50%.

Se continuiamo a leggere i numeri forniti vediamo inoltre che il peso dei giornali sul totale degli occupati dell’industria dell’informazione negli Usa era nel marzo 2016 era del 26% e oggi scende al 15% mentre quello del settore “internet publishing e broadcasting” sale dal 5% al 16%. C’è un altro elemento importante da sottolineare analizzando questi dati: la flessione complessiva degli occupati (sommando tutte le categorie prese in considerazione dal Bureau) negli ultimi dieci anni è stata di 161.600 unità (-12%) in gran parte riequilibrata dall’aumento proprio del settore internet publishing 127.200 mila unità (ovvero per il 79%).

La capacità del digitale di arginare (almeno in parte) la crisi dell’industria editoriale negli Usa era stata evidenziata anche dal Pew Center qualche tempo fa. Secondo l’istituto di ricerca 50mila posti di lavoro full-time sono stati creati dalle sole nuove starup editoriali in dieci anni dal 2004 al 2014. C’è però da chiedersi si questo effetto durerà ancora per molto visto che anche i nuovi protagonisti dell’informazione digitale stanno, proprio in questi ultimi mesi, dando i primi segni di cedimento: secondo il Financial Times i ricavi del 2015 di BuzzFeed potrebbe restare nettamente al di sotto delle aspettative e per altri all digital come Mashable e Vice Media sono stati annunciati licenziamenti (nell’ordine di qualche decina, va detto, niente a che vedere comunque con le centinaia annunciati nel settore dei giornali). I grandi investimenti che all digital ed editori tradizionali stanno facendo nel settore del video probabilmente ci dicono che un’altra trasformazione è oggi in atto: c’è da capire se dettata da strategie lungimiranti o dal tentativo di giocarsi l’ultima carta a disposizione.

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