AdBlocking in 5 Charts

Ieri, su richiesta di un contributo, di una propria idea sul mutamento della comunicazione e su quali aspetti siano oggi essenziali da discutere per chi, domani, vuole affrontare questo mondo professionalmente, insieme ad altri, scrivevo: “Adv deve smettere di essere ciò che interrompe gli interessi della gente e diventare quel che gli interessa”.

Il fenomeno dell’adblocking, e la sua crescita esponenziale nell’ultimo anno, sono al centro del dibattito dalla fine dell’estate ad oggi. È di agosto infatti il rapporto di PageFair e Adobe che ha scatenato la tempesta più violenta degli ultimi anni nel mondo dei media e della comunicazione.

I tre grafici sottostanti, estrapolati dal rapporto, sintetizzano la crescita nell’adozione di sistema per bloccare l’advertising online, la crescita in Europa del fenomeno, con il dettaglio per quanto riguarda il nostro Paese e le proiezioni dei costi, dei mancati ricavi, derivanti dall’utilizzo di adblock.

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A rendere ancora più pungente la questione, se possibile, arrivano i dati di comScore e Sourcepoint che tra le altre cose evidenziano come siano i segmenti di popolazione con redditi più elevati, e dunque di maggior interesse per gli inserzionisti, ad utilizzare maggiormente sistemi per bloccare l’advertising online.

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Infine, grazie al monitoraggio di GlobalWebIndex, è possibile tracciare il profilo demografico di coloro che bloccano gli annunci online e di quale sia la principale motivazione.

Si tratta di un fenomeno che è trasversale a qualunque segmento e che riguarda anche il video advertising come mostra il grafico sotto riportato.

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Sulla questione, ahimè, si brancola nel buio e se i mea culpa sono poco utili ancor meno lo è “L.E.A.N.” [Light, Encrypted, Ad choice supported, Non-invasive ads] la soluzione di nuovi standard proposta da IAB che però lascia la scelta, la discrezionalità di utilizzare gli attuali.

È una questione di linguaggi, di modo di porgere e di rispetto nei confronti delle persone, in antitesi all’attuale invasività anche della pubblicità online. O, come dicevo, l’advertising cesserà di essere ciò che interrompe gli interessi della gente per diventare il più possibile quel che gli interessa oppure le imprese ricercheranno autonomamente, come già avviene con il brand journalism, nuove forme, nuovi format di comunicazione e di relazione con i propri pubblici di riferimento. Non c’è scelta.

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