Donne che (NON) Fanno Notizia

Una donna ogni due uomini. È questo il rapporto che emerge dai dati del monitoraggio che l’Osservatorio di Pavia ha fatto sui tg di cinque paesi europei (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna). I risultati della ricerca “Chi fa (la) notizia in Europa” si basano sul quarto anno di monitoraggio dell’OERG, l’Osservatorio Europeo sulle Rappresentazioni di Genere, avviato il 17 gennaio 2011 dall’Osservatorio di Pavia, sul modello del Global Media Monitoring Project, il più vasto studio a livello internazionale sulla rappresentazione di genere nell’informazione di cui si aspettano i dati della quinta edizione.

La ricerca ha considerato i dati relativi ai TG trasmessi in prima serata dalle due principali TV (la prima TV pubblica e la prima TV privata per rilevanza nel sistema media di ogni paese e per ascolti) di Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna: France 2 e TF 1, Ard e RTL, BBC 1 e ITV 1, Rai 1 e Canale 5, TVE e Telecinco. Per ogni testata giornalistica sono state analizzate 12 edizioni campione, una al mese, ruotando di volta in volta il giorno della settimana.
La ricerca ha indagato: chi fa notizia nei TG (persone di cui si parla e/o intervistate), chi dà e fa le notizie nei TG (conduttrici e conduttori, giornalisti e giornaliste autrici di servizi e/o corrispondenti), come sono fatte le notizie dei TG, in una prospettiva di genere.

I tg europei continuano a rappresentare un mondo prevalentemente maschile: su 4.930 persone oggetto di notizia e/o intervistate le donne sono il 29%. Una percentuale che ci riporta a quelle del 2011 e 2012, dopo il 32% del 2013.

 

«Rispetto allo scorso anno – commenta Monia Azzalini che ha curato la ricerca per l’Osservatorio di Pavia – la percentuale delle donne nelle notizie è diminuita di 3 punti percentuali, tornando ai valori registrati nel 2011, il che indica sostanzialmente una situazione stagnante: con i TG spagnoli e francesi che, non a caso, registrano percentuali sopra la media e l’Italia fanalino di coda. Non a caso, dico, perché la Francia, grazie al CSA (l’autorità per le comunicazioni) ha molto lavorato su questi temi, e in Spagna la TV pubblica ha addirittura un ufficio specificamente dedicato alle pari opportunità. Guardando, invece, ai dati italiani possiamo dire che le giornaliste italiane sono molto visibili, e anche numerose stando ai dati più recenti, ma non riescono a incidere sull’agenda mediatica che rimane ancora maschile».

A far notizia sono ancora le donne più giovani. Fra gli under 18 il 45%, nella fascia
fra i 19 e i 34 anni il 40%. Mentre fra gli over 50 c’è solo una donna ogni quattro uomini.

Se guardiamo ad alcuni settori, la presenza delle donne è molto bassa. Ad esempio, nelle notizia sportive le donne sono solo il 10% e nell’informazione politica la percentuale si attesta al 22%.

Gli uomini continuano ad essere interpellati come esperti e fonti autorevoli, mentre le donne sono soltanto il 23%. Invece, sono il 49% fra le persone intervistate come voce dell’opinione popolare, il 45% dei narratori di esperienze personali e il 37% dei testimoni di eventi.
Le donne, in proporzione, fanno più notizia degli uomini in quanto vittime: le donne che hanno fatto notizia come vittime nei TG monitorati nel 2014 sono 137, vale a dire il 9% del
campione, esattamente come nel 2013, contro il 5% degli uomini.

Invece, sul fronte del chi fa o dà le notizie, le giornaliste corrispondenti e/o autrici di servizi sono numerose, con una media europea del 46%, ma con notevoli differenze fra paesi e, in taluni casi, fra emittenti pubbliche e private. Le notizie dei TG italiani sono a cura di giornaliste nel 55% dei casi, quelli spagnoli nel 51% dei casi, quelli francesi nel 48% dei casi. Mentre le notizie dei TG tedeschi sono coperti da donne solo nel 28% dei casi e quelli inglesi nel 23%. Inoltre, per Germania e Inghilterra si registrano significative differenze fra la TV pubblica e quella privata: solo il 23% sono le giornaliste di Ard, contro il 32% di RTL; solo il 19% le giornaliste di BBC1 vs il 26% delle colleghe di ITV1.

 

Sempre in tema di rappresentazione di genere e monitoraggi, lo scorso 13 settembre è stato presentato al Festival della Letteratura di Mantova “Tutt’altro genere di informazione” (qui il video, ma a breve il volume sarà disponibile anche sul sito dell’Ordine dei giornalisti), uno studio su 102 quotidiani e 56 edizioni di telegiornali svolto dalla commissione Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti con il contributo dell’Osservatorio di Pavia che ha elaborato i dati. Nelle prime pagine dei quotidiani le firme di donne sono il 20%, nonostante le colleghe rappresentino il 40% della categoria. Il giornale più maschile è la Gazzetta dello Sport con il 96% di newsmaker maschi e il 95% di firme maschili. Quanto ai tg, quello de La7 diretto da Enrico Mentana ha il dato più basso di presenza femminile nelle notizie con il 6%.

C’è poi la questione linguistica che “Tutt’altro genere di informazione” pone, ovvero descrivo una ministra – giusto per fare un esempio molto attuale – attraverso un particolare che riconduce allo stereotipo sessuale condizionando così i lettori nell’interpretazione del pezzo.

Più volte Datamediahub ha proposto riflessioni e approfondimenti sulla questione di genere nel giornalismo e le due indagini di cui abbiamo parlato oggi arricchiscono le nostre analisi. Lo abbiamo fatto e lo facciamo, come sempre, dati alla mano, ma questo spazio può essere anche occasione per dare voce a questioni meno note della nostra professione, come quella che ha denunciato la collega Olga Ricci nel suo libro “Toglimi le mani di dosso”.

Olga Ricci è lo pseudonimo di una freelance per varie testate nazionali che ha ricevuto avance e ricatti sessuali per mesi, in attesa di un contratto sempre promesso, ed ha messo nero su bianco la sua vicenda. Certo le parole non possono allievare il dolore, ma speriamo che parlare della sua vicenda possa aiutare tante altre donne ad uscire allo scoperto.

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