Numeri

Rassegna di cifre e dati notevoli che forse vi siete persi, letti durante la settimana appena trascorsa su media, web e innovazione digitale

500 mila

Sono le pageview che il New York Magazine valuta abbia perso la bellissima inchiesta “Cosby: The Women” a seguito di un attacco hacker proprio il giorno della sua pubblicazione online. L’attacco durato circa 12 ore, scrive l’Observer (il settimanale pubblicato a Manhattan non il periodico britannico), ha costretto i redattori responsabili del sito della rivista a mantenere la calma e decidere delle contromosse per salvare il salvabile, visto che sul lancio del reportage il magazine puntava molto per incrementare la propria audience. Ad esempio sul Tumblr del NYMag è stata pubblicata la storia completa guadagnando circa 1.000 nuovi iscritti nelle sole due ore nelle quali il reportage è stato esclusivamente su questa piattaforma, realizzando in quelle poche ore circa 2 mila interazioni. Nonostante i link condivisi sui social portassero a una pagina momentaneamente inesistente il reportage è stato tra i top trending su Twitter e altri social: tutto questo ci ha fatto capire molte cose su come utilizzare meglio le reti sociali dicono dal New York Magazine. Bicchiere mezzo pieno.

915 milioni

È il valore in dollari del fatturato che a Vice Media stimano di realizzare nel 2015 (per avere un confronto leggetevi qui sotto il fatturato dell’editore del Guardian). Lo rivela un lungo articolo che la Columbia Journalism Review ha dedicato al “fenomeno” Vice e al suo fondatore e ceo Shane Smith. La media company in perpetuo sviluppo da oltre un decennio in questi anni ha creato 525 posti di lavoro grazie anche a 6,5 milioni di dollari di incentivi statali. Un vero e proprio newsbrand di livello mondiale che nel solo mese di maggio ha realizzato, stime ComScore, 32,4 milioni di utenti unici senza contare il traffico sul proprio seguitissimo (6.105.125 iscritti al momento di scrivere) canale YouTube. (Piccola nota personale sull’espansione di Vice Media lo scorso anno avevo scritto questo).

340 mila

È in sterline (ma se preferite la nostra valuta sono circa 484 mila euro) il compenso annuo della nuova direttrice del Guardian Katharine Viner che ha sostituito nelle settimane scorse Alan Rusbridger. Lo specifica lo stesso Guardian nell’articolo che riporta i conti del giornale a chiusura del bilancio 2014/2015 (l’anno finanziario si è chiuso il 29 marzo). Nel compenso non è previsto alcun tipo di bonus legato ai risultati. La Viner in questi anni è stata la responsabile delle redazioni in Australia e Stati Uniti e ha contribuito a lanciare i portali del giornale britannico in quei paesi, compito strategicamente fondamentale visto che la testata ha nell’espansione globale attraverso il digitale uno dei suoi obiettivi principali. Il nuovo chief executive di Gurdian Media David Pemsel guadagna invece 600 mila sterline. I ricavi da digitale sono cresciuti nell’ultimo bilancio del 20% passando da 68,3 milioni dello scorso anno a 82,1 milioni di sterline del 2015. Il fatturato del gruppo è di 214,6 milioni di sterline in aumento rispetto al 2014 ma il bilancio dell’editore di Guardian e Observer resta comunque in perdita l’Ebitda è negativo per 19,1 milioni di sterline (lo scorso anno era 19,4 milioni). Una (nostra) piccola curiosità: quanti giornali italiani pubblicano così in bella evidenza il compenso del loro direttore o dei loro top manager?

400

È il numero di radio pirata fatte chiudere in Gran Bretagna nei soli ultimi due anni. Lo riporta il Guardian che ripercorre la storia delle pirate radio ricordando quanto queste stazioni illegali abbiano contribuito in modo fondamentale allo sviluppo della cultura musicale inglese fino dagli anni Sessanta quando trasmettevano da navi in acque internazionali. Un successo che addirittura costrinse l’ingessata programmazione musicale della BBC di allora a doversi adeguare lanciando Radio1. Dagli anni Ottanta in poi le radio pirata – che trasmettono con strumenti più o meno rudimentali – sono state il luogo prediletto per il lancio di molta cultura underground e nuovi generi musicali esportati poi in tutto il mondo. Il problema è che queste radio interferiscono, disturbandole, con le frequenze radio utilizzate da servizi vitali come le comunicazioni di emergenza e i sistemi aeronautici, dicono le Forze dell’ordine. La fine di un epoca? Nemmeno per idea. Per quante chiusure forzate e sequestri vengano fatti le radio pirata rinascono trovando nuovi luoghi da dove trasmettere: attualmente nella sola Londra è ancora possibile ascoltare circa 40 radio pirata attive. Underground is still alive!

21 miliardi

In dollari è il valore di quanto nel 2018 verrà investito in native advertising il nuovo formato pubblicitario che già quest’anno vedrà una crescita degli investimenti di 7,9 milioni di dollari rispetto allo scorso anno. Sono stime realizzate da Businnes Insider nelle quali, tra l’altro viene specificato che solo due anni fa nel 2013 le native advertising (termine sotto il quale la ricerca riunisce diversi altri formati dai contenuti sponsorizzati ai promoted tweet di Twitter fino ai Facebook news feed ads) raccoglievano “solo” 4,7 miliardi di dollari. Davvero pensavate di liberarvi per sempre delle pubblicità online semplicemente installando Ad-block?

2,6 milioni

Sono gli Sms che deve gestire quotidianamente la Service Delivery Platform di Accenture, la struttura portante dell’architettura IT di Expo Milano. Lo riporta Nòva del Sole 24 Ore che ci informa anche di altri dati relativi al lavoro che la piattaforma deve amministrare: 2,5 milioni transazioni, 7,5 milioni notifiche, 150 mila email nel giorno medio. Circa 1 milione sono stati invece i download della app di Expo ad inizio luglio.

118 mila

È la media mensile di copie vendute in Italia nel 2014 da Topolino la celebre testata che nel 2013 è passata assieme ad altre riviste di fumetti dalla Disney Italia alla Panini Comics. Anche Topolino è evidentemente vittima della crisi dell’editoria italiana di questi anni visto che nel 2011 la media del venduto era 161.397 copie. Dieci anni fa, invece, si erano registrate in media 326.601 copie vendute. Lo scrive Fumettologica che ha raccolto un po’ di numeri realizzati in questi anni dalla storica testata dedicata al mondo Disney.

immagine via Flickr (pubblicata da Duncan Hull con licenza Creative Commons)

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