Una settimana nel futuro del giornalismo – Silicon Valley, Sole24Ore, Google e altro

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità nel mondo dell’informazione.

Google vuole arrivare primo su Google. Negli uffici del motore di ricerca cercano un Seo manager per migliorare il traffico e la crescita dei servizi, lavorando sulla strategia digitale, sull’architettura del sito e sul codice.  L’annuncio è stato pubblicato nel portale Careers dell’azienda. Tra le responsabilità richieste dal candidato: mantenere e sviluppare il codice del sito web per assicurarne la qualità, il contenuto e la leggibilità richiesti dai motori di ricerca. Tutto vero.

Nuova preview card per Twitter. Avete notato che da mobile i tweet con i link mostrano anche del contenuto aggiuntivo? Titolo, sommario e immagine di anteprima. Se questo vi ricorda Facebook, avete ragione. Ma può essere un vantaggio in più per gli editori che vogliono andare oltre i 140 caratteri con elementi multimediali come foto e video.

Il Sole su Instagram. No, non parliamo di tramonti. Questa settimana il Sole24Ore ha attivato il suo canale Instagram, dove diffonde le pagine del giornale e anche grafici e tabelle. In Italia a usarlo attivamente tra i quotidiani c’è La Stampa, mentre l’account della Repubblica è fermo al premio Nobel per Malala, in quello del Messaggero l’ultimo aggiornamento risale a tredici settimane fa, e per il Corriere ci sono due account ma nessuno è promosso sulla homepage del sito. Siamo lontani dall‘arte delle lunghe didascalie” sperimentata con successo dal New York Times per il suo account di news aperto lo scorso marzo.

Vuoi fare il giornalista? Vai in Silicon Valley. Lo ha ricordato Emily Bell alla conferenza news:rewired a Londra, dove ha parlato di casi che sono apparsi spesso nelle nostre Settimane del giornalismo, dalla funzione Discovery di snapchat alla nuova edicola di Apple: “C’è stato un movimento complessivo da parte dei social media per cooptare le news. Questo significa che sono in grado di dominare l’ecosistema dell’Internet mobile”. Un bel report del suo intervento, da cui arriva questa citazione, lo ha scritto Philip Di Salvo su Wired. 

Il Guardian non chiude i commenti.  Ma continua a tenerli aperti per sostenere il suo giornalismo. Lo ha raccontato Laura Oliver, community editor del quotidiano britannico, anche lei a Londra per news:rewired: i giornalisti del Guardian sfruttano i commenti (più di 60mila ogni giorno) per chiedere ai lettori di condividere informazioni che aggiungono elementi importanti alla notizia, per segnalare correzioni e mancanze e per prolungare la vita di un articolo. Il tempo investito in community building paga, conferma Oliver.

Donata Columbro

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