Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a notizie false e vere bufale attraverso la recensione del libro di recentissima uscita “Notizie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il direttore de Il Post dedica ad un tema che è perniante per giornali e giornalismo. In cinque capitoli, che partono da come e perché si generano le notizie false per concludersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rivelare i piccoli e grandi meccanismi del giornalismo, il lettore è invitato a riflettere sullo stato della nostra informazione e a costruirsi una bussola per distinguere il vero dal falso.

Viene affrontato il tema cruciale della rapidità versus l’accuratezza con una ricchezza di esempi sia internazionali che nazionali quali il caso del Cenispes, Centro Italiano di Studi Politici Sociali ed Economici, del quale non vi è assolutamente traccia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quotidiani come fonte sulle spese degli italiani per San Valentino ed in diverse altre sedicenti ricerche sui comportamenti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illuminante sullo stato generale dell’editoria la citazione di un passaggio di un articolo di Michele Serra su Repubblica nel settembre 2012, che all’epoca scriveva: “Non è la gente che fabbrica le notizie, sono i media. Anche il più scalcinato dei bancarellai ha facoltà di decidere quali merci esporre. I media sono gli unici commercianti che danno sempre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Incipit che offre più di uno spunto di riflessione anche sulla annosa questione relativamente alla quale da anni si proclama che il giornalismo di qualità costa e va pagato.

Elemento sul quale si chiude il libro con: “Il pluralismo che serve non è quello per cui accanto a moltissima informazione sciatta, irrilevante ed egocentrica ci sia anche un’offerta differente, in cui allarmismo, titolismo e ricerca di un posto in classifica non siano i criteri prioritari con cui rivolgersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale assolutamente sia il tempo della lettura che l’esborso economico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora possibile offrire suggerimenti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

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