Una settimana nel futuro del giornalismo

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità tec­no­lo­gi­che nel mondo dell’informazione.

L’orologio che ti prepara il caffè. Forse non ancora, ma l’arrivo sul mercato dell’Apple Watch, uscito il 24 aprile in otto paesi ma non ancora in Italia, cambierà le abitudini degli utenti e dei lettori. Così come hanno fatto smartphone e tablet. Il Washington Post e il New York Times sono già pronti con contenuti specifici per il nuovo device. Li chiamano articoli su una riga. (Ma una volta non erano “titoli”?)

Buzzfeed vuole metriche migliori. Non solo per contare click e visite, ma per analizzare il comportamento dei lettori e capire cosa succede ai link quando vengono condivisi da social network a social network. Quindi ha lanciato Pound, Process for Optimizing and Understanding Network Diffusion, un sistema che espande “a grafo” i click e le condivisioni degli articoli via email, social network, messaggistica instantanea.

Più smartphone, più podcast, più attenzione su mobile. Sono le caratteristiche più importanti del mercato nelle news negli Stati Uniti, emerse dai dati di State of the News Media 2015, da studiare.

Che noia alla Cnn! È quello che deve aver pensato il giornalista politico Peter Hamby quando ha lasciato l’emittente statunitense per approdare a Snapchat, applicazione mobile per conversazioni istantanee e temporanee che sta facendo una virata verso le news, con la feature “Discover“, già sfruttata da Vice, Cosmopolitan, Mtv e altri big.

Nemiciamici. È il rapporto tra Facebook, Twitter, Google e le testate internazionali. Dopo mesi (anni) a sostenere che non si sarebbero mai occupate di contenuti e non avevano intenzione di diventare editori, l’atteggiamento delle aziende tecnologiche sta cambiando rapidamente. Emily Bell, docente di pratica professionale al Tow Center for Digital Journalism di New York, già autrice di Post-industrial journalism. Adapting to the present, riassume le novità degli ultimi mesi in questa relazione complicata.

Parzialmente liberi. Secondo il rapporto di Global Journalism Investigative Network l’Italia è l’unico Paese dell’Europa Occidentale parzialmente libero. Ma esiste una libertà di stampa parziale?

Donata Columbro

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