I Trend per il Giornalismo Online

Chartbeat, società che fornisce analytics in tempo reale ad editori ed ai media più in generale, ha pubblicato una presentazione sulle tendenze per il giornalismo online nel 2014.

Lo slideshow è una raccolta di dati e di citazioni da parte di alcuni dei massimi esponenti del mondo dei media come, ad esempio quella di Mark Thompson, CEO del NYtimes, che spiega – o meglio, ricorda – come [il successo] non sia questione di mezzi ma di relazione instaurata, non è basata sui click ma sulle persone.

Road to the future

La parte più interessante, a mio avviso, a partire dalla diapositiva numero 20, si concentra sulle metriche da adottare per misurare il valore del giornalismo, e dei giornali, online, dalla quale emerge, si conferma, come le pagine viste non siano elemento prioritario, bensì sia il tempo speso sul sito, la propensione a tornare a visitare il sito web del giornale, la fidelizzazione come si suol dire, gli elementi di valore, gli assett da misurare e su cui costruire il valore aggiunto della propria testata.

Che il 2014 debba essere l’anno nel quale i giornali debbano ripensare le metriche e riprogettare i criteri di misurazione del successo basandosi sulla qualità del lettorato oltre che sulla quantità è un aspetto che sottolineavo, ancora una volta, non più tardi di ieri al quale il caso vuole, diciamo, abbia dedicato proprio la mia previsione, esortazione, per quest’anno, definendo il 2014 l’anno delle metriche.

Ne riprendo la parte essenziale.

Vi sono due aspetti di fondo. In primis le met­riche sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul val­ore, o pre­sunto tale, gen­er­ato per l’inserzionista come [di]mostra la preva­lente focal­iz­zazione su utenti unici e pagine viste. Met­riche preva­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, trascu­rano ele­menti essen­ziali comunque di val­ore per gli investi­tori pub­blic­i­tari e, dall’altro lato, non mis­urano  l’impatto gior­nal­is­tico, il val­ore delle pro­poste infor­ma­tive della tes­tata per la soci­età nel suo com­p­lesso. Aspetto tutt’altro che trascur­abile se si con­ferma che il gior­nal­ismo e l’informazione sono un pilas­tro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inoltre, le met­riche preva­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bil­ità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tradizionale, car­tacea, dei quo­tid­i­ani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del liv­ello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In questo caso, se questo ele­mento di mis­urazione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una met­rica comune ad entrambe le versioni.

Se continuiamo a misurare ed a valutare la bontà del nostro lavoro su metriche che hanno scarso valore non potremo mai costruire qualcosa che abbia effettivamente valore. Credo, e spero, sia chiaro.

Sul tema vale assolutamente la lettura l’articolo di John Paton, CEO di Digital First, “Now What?”, dedicato appunto al che fare e come farlo.

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