Zitto e Nuota

Maria Petrescu per Intervistato, interessante iniziativa editoriale di video-giornalismo in Rete di cui è co-fondatrice, mi ha, appunto, intervistato su giornali, modelli di business e il futuro dell’editoria.

Venticinque minuti circa a tutto campo sui temi di maggiore attualità in questo momento per quanto riguarda lo stato attuale dell’industria dell’informazione e le prospettive per il futuro.

Proprio per quanto riguarda il futuro ragionevolmente prevedibile, e di quanto e come quel che accade oltreoceano possa essere d’insegnamento relativamente a ciò che potrebbe avvenire nel nostro Paese a distanza di tempo, a partire dal minuto tre del video, parlo di zuppe pronte, guerre puniche e rispolvero una datata barzelletta che si conclude con “zitto e nuota”.

Un’altra delle cose che dico in questi 25 minuti, registrati la settimana scorsa, è che la corsa affannosa ai volumi di traffico perlopiù non ha senso e ieri viene pubblicato questo articolo: “Publishers Opt Out of the Pageview Rat Race”

Se, dopo aver visto il video, aveste voglia di dirmi che ne pensate l’apposito spazio dei commenti è sempre aperto senza censure di sorta a tutto ciò che non sia apertamente spam promozionale, approvando persino agli insulti.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gqTexFTg81s&feature=youtu.be]

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2 thoughts on “Zitto e Nuota

  1. Vorrei farti i complimenti perchè in questa intervista sei riuscito a riassumere la situazione dell’editoria italiana in pochi minuti, in modo molto chiaro e ricco di informazioni.
    Tu però ti focalizzi sull’editoria quotidiana. Per quanto riguarda quella periodica valgono le medesime considerazioni?

  2. Al suo ottimo intervento aggiungerei che anche nell’editoria si avverte un certo ritardo da parte di manager e imprenditori italiani. Sono convinto che proprio l’editoria sia uno dei punti deboli dove maggiori sono le lacune delle due categorie. L’arrivo del digitale (unito all’avvento dell’euro) ha spiazzato l’industria italiana. Siamo in fondo a tutte le classifiche e, guarda a caso, siamo anche quelli che hanno una classe imprenditoriale mediamente meno istruita rispetto ad altri paesi europei come Uk e Germania. Se del digitale in Italia in molti non ci hanno capito nulla nell’editoria, che secondo me ha sempre avuto manager con capacità inferiori rispetto ad altri settori dell’industria italiana, questo è ancora più evidente. Il gruppo Espresso è l’unico che si sta muovendo in qualche modo, Mondadori mi sembra in ritardo sul digitale, IL Sole si muove ma è appesantito da una struttura elefantiaca. Nessuno però fino a oggi mi pare abbia prodotto un’idea o un tentativo innovativo. Tra l’altro mi pare che non ci sia un grande dibattito sul digitale nel mondo editoriale. Alla fine in rete quelli che parlano sono lei e Claudio Giua. Troppo duro?
    Ma che fine ha fatto l’edicola italiana?
    saluti
    Luigi

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