Lavorate Gratis

The Mourning Journal abbastanza recentemente ha aperto la propria edizione online ai contributi degli utenti.

The Morning Journal Community Media Lab, come viene riportato nell’area appositamente dedicata, è un programma focalizzato sulla partnership, sulla collaborazione tra la comunità di residenti del Northeast Ohio [area geografica di riferimento per il quotidiano in questione] e lo staff editoriale e giornalistico del quotidiano statunitense.

Il giornale locale offre agli utenti contatto con la redazione e accesso alle informazioni disponibili, formazione e la possibilità di dire la propria opinione potendo contare su un audience potenziale superiore a quella di un blog o di un altro mezzo di comunicazione unipersonale.

Per lanciare l’iniziativa il direttore del giornale ha scelto la strada della provocazione  attraverso un video messaggio che in buona sostanza afferma come non essendoci più soldi nel giornalismo, non esistendo più la possibilità di essere pagati per quanto si scrive, tanto vale scrivere gratuitamente per divertirsi ed, appunto, esprimere la propria opinione.

Una splendida idea che coniuga coinvolgimento della comunità di riferimento con trattenmento sul sito e ampliamento ulteriore dell’audience, come conferma anche un caso analogo in Gran Bretagna.

Ulteriore stimolo alla riflessione sul valore dell’informazione ai nostri giorni.

[vimeo 11720270]

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0 thoughts on “Lavorate Gratis

  1. Definirla una “splendida” idea mi sembra eccessivo.
    Prima di tutto, l’idea di lavorare gratis e’, semplicemente, offensiva. Far lavorare persone senza pagarle e’ sbagliato, e non c’e’ giustificazione che tenga: la formazione, l’esperienza, il curriculum, tutte balle. Se ti serve un lavoratore, lo formi (se necessario) e soprattutto lo paghi. Tutto il resto sono scuse.
    In secondo luogo, quale valore porterebbero ai lettori questi opinionisti a cui e’ stato dato un “orientation in journalism” e qualche “tip” su come essere un buon blogger? Se vogliono salvarsi, i giornali devono puntare sulla qualita’ e i contenuti, non sugli “opinionisti”, di cui peraltro siamo gia’ pieni. Tutti quanti ci sentiamo pieni di opinioni geniali e vorremmo poterle pubblicare in prima pagina, ma avere delle opinioni non basta: bisogna avere anche l’autorevolezza per proporle. Questa e’ la differenza tra un giornale e il bancone del bar dello sport.

  2. Caro Marco,
    Grazie del tempo investito nel commento.
    Se splendida è forse eccessiva come definizione, sul buona non ho dubbi.
    Le tue sono obiezioni [senza volerle sminuire] già emerse dal confronto seguito alla pubblicazione stamane su FF.
    Per quanto riguarda l’aspetto sociale lavorativo, Andrea Fumagalli afferma come “Siamo di fronte a un paradosso o meglio ad una potenziale contraddizione: il general intellect consente la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale”. – http://wp.me/prWrV-cU – è sicuramente una delle facce della medaglia.
    Rispetto alle capacità di espressione, giornalismo locale ed iperlocale possono trarre molto dalla collaborazione degli utenti, dal cosidetto citizens jornalism. Come avrai certamente notato sempre più spesso anche le Tv generaliste nazionali prendono i loro filmati da “You Reporter”, credo sia una testimonianza concreta, a titolo di esempio, di questo valore.
    Ciao
    PL

  3. Riguardo al “citizens journalism” sono d’accordissimo. Il problema e’ che nel video di Tom Skoch si parla d’altro, cioe’ di gente che se ne sta seduta davanti al pc a commentare le notizie che altri hanno trovato. E mi pare un cattivo esempio.

    PS: non ho notato cosa fanno le “tv generaliste nazionali” perche’ la tv non la guardo proprio! 🙂

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