Il Buon Giornalismo

Tomàs Eloy Martinez, sul quotidiano argentino La Nacion, pubblica alcune riflessioni sul giornalismo e la sua evoluzione.

Il pezzo è la trascrizione del discorso pronunciato a Bogotà il 28 giugno 2005 ad un convegno organizzato dalla CAF in collaborazione con la FNPI.

Il riassunto finale, composto di dodici punti essenziali, delle caratteristiche fondamentali di un buon giornalismo [ed un buon giornalista] mi è sembrato di interesse e di attualità straordinaria, inducendomi a tradurli tout court.

1.L’unico patrimonio di un giornalista è il suo buon nome. Ogni volta che si firma un testo inadeguato o infedele alla propria coscienza, si perde una parte [o tutto] di questo patrimonio.

2.Bisogna difendere davanti agli editori il tempo necessario per scrivere un buon testo.

3.Bisogna difendere lo spazio necessario per la redazione di un buon testo dalla dittatura degli impaginatori e delle fotografie con funzione esclusivamente decorativa.

4.Una foto che serva esclusivamente come illustrazione e non aggiunga nulla non appartiene al giornalismo. A volte, senza dubbio, una foto può essere più eloquente di mille parole.

5.Bisogna lavorare in gruppo. Una redazione è un laboratorio nel quale tutti devono condividere i successi e gli insuccessi, e nel quale tutti devono sentire che quel che accade ad uno succede a tutti.

6.Non bisogna scrivere una sola parola della quale non si è sicuri, né dare una sola informazione della quale non si abbia certezza.

7.Bisogna lavorare sempre con i dati a portata di mano, verificandoli singolarmente e stabilendo con chiarezza il significato di ogni parola che si scrive.

8.Evitare il rischio di servire come veicolo degli interessi di gruppi pubblici o privati. Un giornalista che si dedica a pubblicare tutti i comunicati stampa che gli vengono passati senza verificarli, dovrebbe cambiare professione e diventare postino.

9.La classe politica ed imprenditoriale e, in generale, i gruppi di potere all’interno della società , cercano di impregnare i mezzi di comunicazione con informazioni proprie, aggiungendo, a volte, enfasi alla realtà. Il giornalista non deve farsi intrappolare dall’agenda setting altrui. Deve collaborare per creare una propria agenda.

10.E’ necessario usare sempre un linguaggio chiaro, conciso e trasparente. In generale, quello che si dice con dieci parole può essere detto in nove o sette.

11.Identificare il cuore e l’inizio di una notizia non sempre è un compito facile. Non lo è nemmeno narrare una notizia. Non bisogna mai iniziare a scrivere se non si è certi di poterlo fare con chiarezza, efficacia e con il pensiero rivolto agli interessi del lettore invece che al proprio.

12.Ricordarsi sempre che il giornalismo è un atto di servizio. Il giornalismo è mettersi al posto dell’altro, comprendere l’altro e, a volte, essere l’altro.

Sono concetti che oltre a dover essere a mio avviso inclusi a pieno titolo nel manifesto per la slow communication, ricordano i principi basici dell’etica professionale e del servizio al lettore, elementi imprescindibili di una proposta di valore per i fruitori di notizie, ancorpiù, evidentemente, se a pagamento.

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