Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della settimana ho provato a fornire il mio contributo relativamente al futuro dei giornali e dell’editoria più in generale, ponendo l’accento in particolare su due argomenti di attualità quali il twitter-giornalismo ed il pagamento delle notizie on line.

Relativamente al secondo tema proposto, interessante e condivisibile il commento di Gaspar Torriero che sintetizza le ulteriori possibili “derivate” argomentando che: Credo che da quei sei milioni e rotti ricavati dalla vendita dei contenuti online al 10% dei visitatori, occorra sottrarre il mancato guadagno per l’altro 90% che non si becca più la pubblicità. Meno facilmente quantificabile ma altrettanto importante è la perdita di rilevanza nelle ricerche su Google.

L’articolo pubblicato mercoledì sul “Corsera” consente di riprendere ed ampliare il discorso.

Massimo Gaggi in “La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media” partendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impongano una ridefinizione del giornalismo sia in termini di skills richiesti ai giornalisti, che di attendibilità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al diligente giornalista – sono i commenti che sono di vero interesse.

La fotografia che tracciano sullo stato del giornalismo e sul futuro dei giornali è davvero puntuale. Credo che valga davvero la pena di riprenderne la maggior parte per poter – al pari di una ricerca qualitativa – comprendere desiderata dei lettori di quotidiani e aree di miglioramento per l’editoria nostrana. Per semplicità di lettura ho evidenziato i passaggi che mi appaiono più interessanti.

  • Il problema e’ l’ignoranza tecnologica di molti giornalisti. Finche’ non ci sara’ un ricambio generazionale i media inseguiranno. Oggi e’ twitter domani saranno altre tecnologie che sono gia’ qui ma sconosciute ai molti. Twitter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, possibile che i giornali lo scoprano solo adesso? Ci vogliono giornalisti competenti o i giornali moriranno, e’ inutile parlare di giornali a pagamento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gratuita, cercate altri modi per far soldi. Non illudetevi, gli utenti di internet abbandoneranno immediatamente tecnologie non gratuite. Vedrete che l’idea di Murdoch per i giornali a pagamento fallira’. FraDolcino

  • Se voglio la notizia nuda e cruda in tempo reale vado su internet, se voglio approfondirla il giorno dopo compro il quotidiano (oppure -meglio- pago per un accesso premium ad internet). Ovvio che se l’approfondimento non approfondisce mi irrito (leggasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si concentra sul mezzo mai sul contenuto. Twitter è sicuramente uno strumento rivoluzionario per la sua semplicità e per il legame che stabilisce tra chi scrive e chi legge ma non è questo a mandare in crisi gli editori. La loro crisi nasce dalla mancanza di generare contenuti interessanti per i lettori. Sentire dalla viva voce di chi è nella notizia più di chi fa da intermediario è la sfida degli editori. Forse il pubblico giovane non vuole più intermediari, non si fida o peggio non ci sono. I giornali, i telegiornali sono un copia e incolla di notizie di agenzie. I vecchi media sono diventati aggregatori di feed. Per raccontare le cose bisogna scendere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al giornalismo tradizionale sono richieste delle caratteristiche differenti rispetto a un messaggio di 180 caratteri. Ormai non compro o leggo un giornale per avere notizie dell’ultimo minuto ma perché mi aspetto che una redazione con esperienza nel giornalismo mi fornisca pezzi articolati (prendendosi tempo per verificare le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wikipedia), approfondimenti, inchieste di un certo livello. Secondo me cercare di scimmiottare questi nuovi media farà solo peggiorare le condizione in cui si trova oggi la stampa. Batracos

  • Con i Nuovi Media i Vecchi Giornali e Giornalisti potrebbero iniziare a dirci la Verità sui fatti e non a nasconderli come è sempre stato fatto. I Vecchi giornali non sono più credibili ne tanto meno I Vecchi giornalisti. Con i Nuovi Media si rischia un po di confusione ma qualche pezzettino di Verità Vera da qualche parte si trova. Quindi Iniziate a dire la Verità e batterete il Citizen Jounalism. “Questa è la Stampa, Bellezza !” disse Humprey Bogart nel film “L’ultima minaccia”. Andate a rivedervlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose debbano essere integrate. Un messaggino da 140 caratteri è poco più di un avviso. Ad un giornale ‘decente’ si richiede di analizzare le fonti, ampliarle, spiegarle, analizzarle, approfondirle. Le due cose non sono necessariamente in opposizione. Max Paine

  • Mi sembra che si stia paragonando cose completamente diverse tra loro. Un messaggio da 140 caratteri non è una notizia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere informati, vuol dire accontentarsi. Se un ragazzino con il cellulare riprende la morte in diretta di una donna è perchè ha avuto fortuna. Ed ha fregato un bel po’ di soldi a qualche reporter di carriera, che giustamente si sente messo in pericolo (monetario) dalle mini-tecnologie. Poi il problema dell’attendibilità della notizia viene relegato in un trafiletto in fondo al’articolo. Ci credo che questo giornalista ha paura di Twitter. Per FraDolcino: la tendenza va nella direzione opposta; la gente pagherà sempre per ciò che gli interessa. Ale081

open your eyes

I commenti sopra riportati forniscono chiare indicazioni su quali siano i temi e le aree di miglioramento che i lettori si attendono per continuare a fornire loro un [buon] motivo per acquistare informazione degna di questo nome.

Il cosiddetto web 2.0 è fatto di interazione che, come noto, in termini di comunicazione è fatta di erogazione ma anche, se non soprattutto, di ascolto, di scambio. [#]

Gli elementi che i mezzi di comunicazione digitale forniscono quotidianamente sono chiari e puntuali sulla direzione che il pubblico di riferimento, i lettori, si attende. E’ ora che editori e addetti ai lavori ascoltino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un articolo dal titolo “Questo blog non è mio” magari prossimamente lo riproporrò vista la morte digitale degli archivi che mi ospitavano al tempo.

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