World Economic Forum

Scheda Italia Rapporto sulla Competitività -
Fonte: The Global Competitiveness Report 2012 - 2013
Pubblicato il 7 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Le Notizie che i Giornali NON Danno

Il 5 Set­tem­bre e stato pub­bli­cato dal World Eco­no­mic Forum il Glo­bal Com­pe­ti­ti­ve­ness Report 2012–2013, rap­porto con cadenza annuale che ana­lizza, sulla base di 12 fat­tori di com­pe­ti­ti­vità e un son­dag­gio d’opinione tra gli impren­di­tori, il livello di com­pe­ti­ti­vità di 144 nazioni del mondo.

L’Italia si posi­ziona al 42° posto a livello mon­diale e, ancora una volta fana­lino di coda in Europa, dopo Spa­gna, Repub­blica Ceca e Polo­nia. A pesare, come mostra l’immagine sot­to­stante, sono soprattutto:

  • Rigi­dità del mer­cato del lavoro [127° posto] mal­grado l’approvazione della recente riforma
  • Arre­tra­tezza del mer­cato finan­zia­rio [111° posto]
  • Dif­fusa cor­ru­zione, scarsa fidu­cia nell’indipendenza del sistema giu­di­zia­rio e con­te­sto isti­tu­zio­nale che fa cre­scere i costi per le imprese e gli inve­sti­tori [97° posto]

Scheda Ita­lia Rap­porto sulla Com­pe­ti­ti­vità
- Fonte: The Glo­bal Com­pe­ti­ti­ve­ness Report 2012 — 2013 -

Men­tre la coper­tura infor­ma­tiva inter­na­zio­nale è stata suf­fi­cien­te­mente ampia, nes­suno dei dei prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali, ad esclu­sione del «Il Sole24Ore», che comun­que gli dedica uno spa­zio dav­vero ridotto per una testata spe­cia­liz­zata su que­sti temi, ha dedi­cato spa­zio alla noti­zia e, di con­se­guenza, anche blog e social media nel nostro Paese, dimo­strando quanto i “new media” siano anco­rati ai main­stream media [ma que­sto è un altro discorso], hanno dif­fuso e com­men­tato l’informazione.

Sul per­chè que­sto sia avve­nuto sono lecite tutte le ipo­tesi, dal non voler tur­bare l’opinione pub­blica, ele­mento che però non mi pare pre­oc­cupi i media su altri temi, al soste­gno [quasi] bipar­ti­san e incon­di­zio­nato all’attuale governo, pas­sando per i pos­si­bili riflessi sullo spread ed altro ancora.

Sta di fatto che la vicenda non può che tur­bare chi, come il sot­to­scritto tra gli altri, ha a cuore un’informazione libera e indi­pen­dente, e dimo­stra il totale alli­nea­mento del sistema media­tico sulla dif­fu­sione, o meno, di infor­ma­zioni con­si­de­rate “sensibili”.

Un silen­zio assor­dante che si era veri­fi­cato già in altre occa­sioni e che con­ferma un sistema di con­trollo infor­ma­tivo ai limiti della cen­sura, enne­sima evi­denza del ser­vi­li­smo strut­tu­rale del gior­na­li­smo ita­liano che più che un “wat­ch­dog” appare essere una escort. Un pano­rama dell’informazione ita­liana fatta di silenzi infor­mati e dei rumori disin­for­mati che non può che lasciare l’amaro in bocca.

Diceva Luigi Einaudi che “la libertà eco­no­mica è la con­di­zione neces­sa­ria per la libertà poli­tica”, sia i risul­tati del rap­porto del World Eco­no­mic Forum che il silen­zio sotto il quale è pas­sato, mani­fe­stano in maniera evi­dente come non sia que­sto il caso per l’Italia.

Com­pe­ti­ti­vità per Nazione nella UE
- Fonte: The Glo­bal Com­pe­ti­ti­ve­ness Report 2012 — 2013 -

A mar­gine, sem­pre in tema ovvia­mente, si segnala que­sta inte­res­sante discus­sione su Social Media, infor­ma­zione e fact checking.

Impatto Internet in Italia
Pubblicato il 6 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Web Index

Tim Berners-Lee, con­si­de­rato, insieme a Robert Cail­liau, l’inventore del World Wide Web, in part­ner­ship con Knight Foun­da­tion, fon­da­zione dedi­cata al sup­porto di pro­getti di svi­luppo nel gior­na­li­smo ed all’innovazione nei media, Goo­gle e Voda­fone Group, ha rea­liz­zato la prima valu­ta­zione mul­ti­di­men­sio­nale dell’impatto del Web: The Web Index.

I risul­tati, pub­bli­cati ieri, attra­verso 80 indi­ca­tori diversi, iden­ti­fi­cano uti­lità ed impatto della Rete  per le per­sone e le eco­no­mie delle diverse nazioni. Sono stati ana­liz­zati 61 diversi Paesi nei 5 con­ti­nenti e valu­tati l’utilizzo, l’impatto poli­tico, sociale ed eco­no­mico di Inter­net oltre che la dispo­ni­bi­lità di con­net­ti­vità ed infrastrutture.

Al top della clas­si­fica la Sve­zia seguita da USA, Gran Bre­ta­gna, Canada e Fin­lan­dia, ultimi Yemen, Zim­ba­bwe eBur­lina Faso.

L’Ita­lia si col­loca al 23° posto della clas­si­fica gene­rale ma sci­vola ulte­rior­mente al 31° posto per quanto riguarda l’impatto della Rete, arri­vando al 38° in rife­ri­mento all’impatto eco­no­mico, all’apporto che Inter­net for­ni­sce all’economia nazio­nale, ed al 33° per l’impatto sociale.

La nostra nazione è, ancora una volta, fana­lino di coda in Europa die­tro a Por­to­gallo e Spa­gna pri­meg­giando sol­tanto rispetto a Polo­nia, Tur­chia e Rus­sia. I motivi sono spie­gati in ogni det­ta­glio nel report della Open Society Foundation.

E’ sicu­ra­mente anche que­sto uno degli ele­menti che ci posi­zio­nano al 42° posto della clas­si­fica gene­rale, per l’ennesima volta al fondo tra i Paesi della UE, del Glo­bal Com­pe­ti­ti­ve­ness Report 2012–2013 pub­bli­cato, sem­pre ieri, dal World Eco­no­mic Forum.