wikileaks

Pubblicato il 9 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Visibilità Vò Cercando

Dopo la deci­sione da parte di Wiki­Leaks di dif­fon­dere tutti i 251mila cablo­grammi in suo pos­sesso è stata defi­ni­ti­va­mente guerra tra l’organizzazione gui­data da Julian Assange ed i prin­ci­pali [ex] media part­ner. Una scelta appa­ren­te­mente in nome dei prin­cipi deon­to­lo­gici del gior­na­li­smo die­tro la quale, leg­gendo i 9 prin­cipi pub­bli­cati da PEJ [Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism, si com­prende come si celino in realtà moti­va­zioni diverse e più arti­co­late.

Assange all’epoca aveva affer­mato che i media part­ners di “secondo livello”, e il milione di fol­lo­wers su Twit­ter avreb­bero con­sen­tito a Wiki­Leaks la stessa ampiezza di dif­fu­sione che veniva gene­rata dai prin­ci­pali quo­ti­diani del mondo.

Ipo­tesi che, nono­stante ora i fol­lo­wers su Twit­ter abbiano rag­giunto quasi il milione e mezzo non pare essersi con­cre­tiz­zata, come dimo­strato anche con i dati for­niti da Goo­gle Trends che evi­den­ziano la cor­re­la­zione tra volume delle noti­zie e traf­fico gene­rato in Rete e, comun­que, inte­resse gene­rale deci­sa­mente calante anche in occa­sione del tanto annun­ciato ritorno.

Ecco che allora il fon­da­tore di Wiki­Leaks approda con un pro­gramma tutto suo sul medium di massa per defi­ni­zione: la televisione.

Dalla pros­sima set­ti­mana infatti, Julian Assange par­tirà con un talk show tutto suo: “The World Tomor­row with Julian Assange” affi­dando al broa­d­ca­ster russo «Rus­sia Today», canale tele­vi­sivo creato dal Governo Russo per pro­pa­gan­dare la pro­pria imma­gine a livello inter­na­zio­nale il ruolo di mezzo di dif­fu­sione del pro­prio messaggio.

Scelta che cer­ta­mente dovrebbe garan­tir­gli la visi­bi­lità per­duta ma che stride deci­sa­mente viste le posi­zioni su libertà d’informazione e cor­ru­zione della Rus­sia cer­ta­mente non in linea con i prin­cipi minimi dell’etica su entrambi i fronti.

Come avviene in tutte le guerre, la bat­ta­glia tra l’organizzazione di Assange ed i main­stream media sta avendo un impatto nega­tivo su entrambe le parti. Il tor­pore delle coscienze, ali­men­tato dagli inte­ressi di parte, rischia di avere la meglio sulla tra­spa­renza e sulla verità.

Pubblicato il 12 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Controllo dei Dati nel Web 2.0

La cro­naca di que­sti giorni narra del tro­jan, del sof­ware spia, uti­liz­zato dalle auto­rità gover­na­tive tede­sche per tenere “sotto osser­va­zione” i pro­pri cit­ta­dini e di come Goo­gle col­la­bori con i governi di mezzo mondo cedendo le infor­ma­zioni a pro­pria dispo­si­zione, e-mail incluse,  a fronte di richie­ste più o meno giustificabili.

In occa­sione del pros­simo «Web 2.0 Sum­mit», pro­gram­mato dal 17 al 19 Otto­bre a San Fran­ci­sco, gli orga­niz­za­tori hanno rea­liz­zato una mappa inte­rat­tiva che mostra i punti di con­trollo dell’internet economy.

La mappa, aggior­nata rispetto alla ver­sione dell’anno scorso, si foca­lizza mag­gior­mente su chi e come ven­gono con­trol­lati e gestiti i dati degli inter­nauti. In una sorta di risiko mon­diale ven­gono iden­ti­fi­cate le aziende prin­ci­pali ed il loro potere nel con­trollo di otto seg­menti di infor­ma­zioni che vanno dagli acqui­sti fatti in Rete agli inte­ressi per­so­nali espressi, anche attra­verso i social net­work, pas­sando per loca­liz­za­zione geo­gra­fica e tipo­lo­gia di infor­ma­zioni ricercate.

L’altro volto del Web 2.0 che mostra la con­di­zione di libertà vigi­lata degli internauti.

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Pubblicato il 4 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

L’Impatto della Guerra tra WikiLeaks ed i Quotidiani

Le prime avvi­sa­glie dell’incrinarsi delle rela­zioni tra Wiki­Leaks ed i suoi media part­ners uffi­ciali si erano già mani­fe­state con chia­rezza a fine aprile in occa­sione della publi­ca­zione dei cablo­grabbi segreti, o comun­que riser­vati, sulle vicende di Guantanamo.

Dopo la deci­sione di que­sti giorni da parte di Wiki­Leaks di dif­fon­dere tutti i 251mila cablo­grammi in suo pos­sesso è defi­ni­ti­va­mente guerra tra l’organizzazione gui­data da Julian Assange e i prin­ci­pali [ex] partner.

Da un lato si giu­sti­fica la deci­sione presa con la rot­tura degli accordi da parte del Guar­dian ed il favore dei soste­ni­tori a larga mag­gio­ranza di dif­fon­dere le infor­ma­zioni in pro­prio pos­sesso, dall’altro ci si dis­so­cia e si cri­tica aper­ta­mente la scelta in nome dei prin­cipi deon­to­li­gici del giornalismo.

La testi­mo­nianza di Gen­naro Caro­te­nuto aiuta a far luce sulle moti­va­zioni e sulle respon­sa­bi­lità delle parti in causa.

Di altret­tanto inte­resse, a mio avviso, veri­fi­care l’impatto in ter­mini di dif­fu­sione delle informazioni.

Se infatti Wiki­Leaks è diven­tata non solo sim­bolo della libertà di espres­sione ma anche fonte indi­spen­sa­bile per i gior­na­li­sti e per atti­rare visi­ta­tori alle pagine delle edi­zioni online dei quo­ti­diani, quanto dipende la dif­fu­sione di que­ste infor­ma­zioni dai gior­nali? E’ pos­si­bile che fonti uffi­ciali di minor rile­vanza, i media part­ners di “secondo livello”, e il milione di fol­lo­wers su Twit­ter  con­sen­tano a Wiki­Leaks la stessa ampiezza di dif­fu­sione che veniva gene­rata dai prin­ci­pali quo­ti­diani del mondo come afferma Assange?

Sulla base di alcune evi­denze rac­colte dal sot­to­scritto, la rispo­sta pare essere negativa.

Men­tre circa un anno fa il livello di tweet si atte­stava intorno all’1,5% del totale con pic­chi sino al 2% in que­sti giorni siamo intorno allo 0,1%.

Si tratta di una ten­denza che l’analisi con­dotta uti­liz­zando Goo­gle Trends con­ferma nella sua glo­ba­lità che defi­ni­sce la piat­tezza del traf­fico sul Web in assenza di evi­denza for­nita dai main­stream media. Il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sot­to­ri­por­tato evi­den­zia con chia­rezza la cor­re­la­zione tra volume delle noti­zie e traf­fico gene­rato in Rete.

Trend che l’ultilizzo di WE twendz pro, appli­ca­zione dedi­cata a moni­to­rare ed ana­liz­zare dina­mi­che ed impatto delle con­ver­sa­zioni su Twit­ter, con­sente di approfondire.

Ne emerge un qua­dro d’assieme che descrive pun­tual­mente come la mag­gior influenza sia in chiave posi­tiva che di sen­ti­ment nega­tivo venga gene­rata pre­va­len­te­mente da account uffi­ciali di fonti d’informazione tra­di­zio­nali [quali ad esem­pio BBC e NPR­News] e di come, comun­que, il traf­fico non abbia mai supe­rato i 1400 tweet.

Se sia mag­gior­mente discu­ti­bile l’etica di Wiki­Leaks o quella delle trame oscure dei Governi può cer­ta­mente essere tema da appro­fon­dire, quello che appare certo è che, come avviene in tutte le guerre, la bat­ta­glia tra l’organizzazione di Assange ed i quo­ti­diani stia avendo un impatto nega­tivo su entrambi i fronti.

 

Pubblicato il 13 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

La Timeline del Processo ad Assange

La time­line è uno stru­mento di rap­pre­sen­ta­zione delle infor­ma­zioni molto inte­res­sante, utile in par­ti­co­lare per gui­dare il let­tore nel caso di sto­rie, di noti­zie arti­co­late e com­plesse. Rispetto all’attuale imper­ver­sare di info­gra­fi­che offre il van­tag­gio dell’interattività e dell’accesso diretto alla fonte dell’informazione.

Gli amici di Effe­cin­que, non nuovi a spe­ri­men­ta­zioni di lin­guaggi alter­na­tivi, hanno rea­liz­zato la time­line del pro­cesso al fon­da­tore di Wiki­Leaks adat­tando alle loro esi­genze lo stru­mento open source reso dispo­ni­bile da  ProPublica.

Inte­rat­tiva, otti­ma­mente rea­liz­zata, la time­line iden­ti­fica cia­scuna fase del pro­cesso for­nendo per ogni momento il con­te­nuto chiave in diversi for­mati [testo, foto, video] ed il link cor­ri­spon­dente per appro­fon­dire l’informazione.

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Pubblicato il 1 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Captain America Vs Bradley Manning, Julian Assange & WikiLeaks

I fumetti prin­ci­pali della Mar­vel Comics, le diverse serie di supe­re­roi note anche in Ita­lia [l’Uomo Ragno, gli X-Men, Capi­tan Ame­rica, i Fan­ta­stici Quat­tro, Iron Man e Hulk] sono sem­pre stati di soste­gno allo sta­tus quo sta­tu­ni­tense evo­cando avve­ni­menti della società con­tem­po­ra­nea e sug­ge­rendo atti­tu­dini al riguardo. Moda­lità di influenza dell’opinione pub­blica, attra­verso un genere popo­lare quale i comics, che hanno rico­perto un ruolo non tra­scu­ra­bile nei momenti di mag­gior ten­sione sociale e poli­tica moderna.

In que­sti giorni l’episodio di pros­sima pub­bli­ca­zione nel quale Clark Kent, repor­ter che veste i panni di Super­man,  entra in rotta di col­li­sione con il governo ame­ri­cano, che gli rim­pro­vera di essere apparso a Tehe­ran e di aver soste­nuto i rivol­tosi, con una chiara allu­sione alle pro­te­ste degli ultimi mesi in Medio Oriente, deci­dendo di rinun­ciare alla cit­ta­di­nanza ame­ri­cana, ha avuto eco inter­na­zio­nale e susci­tato la rea­zione nega­tiva dei mezzi di infor­ma­zione sta­tu­ni­tensi pro­prio per­chè emblema di que­sti valori.

La rot­tura con la tra­di­zione viene imme­dia­ta­mente bilan­ciata dall’ epi­so­dio nel quale Capi­tan Ame­rica, per­so­nag­gio nato come ele­mento di pro­pa­ganda durante la seconda guerra mon­diale per rap­pre­sen­tare gli ideali  del popolo ame­ri­cano, si sca­glia con vigore con­tro Brad­ley Man­ning, Julian Assange & Wiki­Leaks. Nell’ultimo capi­tolo dispo­ni­bile in que­sti giorni non viene lasciato spa­zio alle allu­sioni, ai frain­ten­di­menti, e il supe­re­roe ame­ri­cano per eccel­lenza ne ha per tutti, inclusi Guar­dian e NYT col­pe­voli della pub­bli­ca­zione dei files messi a dispo­si­zione dai tra­di­tori — così ven­gono rap­pre­sen­tati — dell’America.

Spe­riamo che la pros­sima set­ti­mana Bat­man non riveli che il suo domi­ci­lio mila­nese è l’ultimo avam­po­sto del popolo della libertà, sarebbe dav­vero troppo.

Pubblicato il 30 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

WikiLeaks è più Influente del Wall Street Journal

Wiki­leaks nell’ultimo anno ha avuto un impatto estre­ma­mente rile­vate sul gior­na­li­smo e sui media a livello internazionale.

La dimo­stra­zione dell’influenza dell’organizzazione gui­data da Julian Assange sull’informazione è lam­pante se si con­si­dera da un lato la guerra media­tica che si è recen­te­mente sca­te­nata rela­ti­va­mente alla corsa alla pub­bli­ca­zione dei file su Guan­ta­namo e, dall’altro lato,  dal numero di arti­coli che il quo­ti­diano più influente al mondo, il New York Times, ha pub­bli­cato nei primi quat­tro mesi del 2011 uti­liz­zando come fonte WikiLeaks.

Ho voluto appro­fon­dire il tema dell’influenza sulle noti­zie e sui media uti­liz­zando uno dei tool più dif­fusi: Klout.

Sulla base dei para­me­tri presi in con­si­de­ra­zione da Klout, Wiki­Leaks risulta essere mag­gior­mente influente del Wall Street Jour­nal e dun­que di mol­tis­simi altri mezzi d’informazione.

Come segna­lato recen­te­mente dal “Time”,  Wiki­Leaks è can­di­dato a diven­tare uno stru­mento per il gior­na­li­smo della stessa rile­vanza del Free­dom of Infor­ma­tion Act .

Il corag­gio è contagioso!

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Pubblicato il 26 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Il Provincialismo dei Quotidiani Italiani

Che i files rela­tivi a quanto avve­niva a Guan­ta­namo dif­fusi dai mag­giori quo­ti­diani inter­na­zio­nali aves­sero sca­te­nato una sorta di guerra media­tica è apparso subito evidente.

Wiki­Leaks è diven­tata non solo sim­bolo della libertà di espres­sione ma anche fonte indi­spen­sa­bile per i gior­na­li­sti e per atti­rare visi­ta­tori alle pagine delle edi­zioni online dei quo­ti­diani. Fabio Chiusi sostiene che sia una guerra che fa bene ai let­tori che gra­zie alla  gara al rialzo hanno bene­fi­ciato di una coper­tura infor­ma­tiva più ampia sul tema.

I quo­ti­diani di tutto il mondo dedi­cano ampio spa­zio alla vicenda ed in par­ti­co­lare, ovvia­mente, i gior­nali che sono “media part­ner” di Wiki­leaks danno grande risalto alla docu­men­ta­zione dif­fusa anche nell’edizione car­ta­cea. E’ Così per El Pais, Le MondeDaily Tele­graph ma non per Repub­blica, che pure insieme al set­ti­ma­nale L’Espresso figura tra i mezzi d’informazione accre­di­tati dall’organizzazione gui­data da Julian Assange, nè per nes­sun altro dei gior­nali ita­liani.

Il dizio­na­rio della lin­gua ita­liana defi­ni­sce il ter­mine pro­vin­cia­li­smo come: arre­tra­tezza cul­tu­rale, chiu­sura men­tale, con­for­mi­smo, carat­teri che si riten­gono pro­pri della pro­vin­cia. Non trovo per­so­nal­mente miglior descri­zione per defi­nire l’orientamento dei quo­ti­diani della nostra nazione, anche, in que­sta occasione.

Pubblicato il 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

La Guantanamo dell’Informazione Italiana

L’informazione in tutto il mondo dif­fonde e com­menta i files dif­fusi rela­ti­va­mente a Guan­ta­namo.

Molti quo­ti­diani, anche Euro­pei, sono riu­sciti ad uscire con la prima pagina che riporta in grande evi­denza la noti­zia ed il Guar­dian ha imme­dia­ta­mente rea­liz­zato una sezione di aggior­na­mento con­ti­nuo sulla vicenda.

In Ita­lia, ecce­zion fatta per Il Post, regna il silen­zio più asso­luto dopo più di 10 ore [sono le 10.18 in qs momento].

E’ il segnale lam­pante dell’arretratezza dell’informazione nel nostro paese. La Guan­ta­namo dell’informazione in Italia.

Pubblicato il 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Guantanamo Leaks

Iro­nia della sorte, o bef­fardo segno del destino, pro­prio nel giorno della ricor­renza della libe­ra­zione nel nostro paese Wiki­Leaks pub­blica 779 files, redatti tra il 2002 ed il 2009, clas­si­fi­cati come segreti rela­ti­va­mente a quella che è una delle pagine più buie delle demo­cra­zie occi­den­tali: la pri­gione di Guantanamo.

Al momento, tra i media part­ners dell’organizzazione gui­data da Julian Assange sola­mente The Washing­ton Post, The McClat­chy Com­pany, El Pais. Le MondeThe Tele­graph hanno pub­bli­cato estratti e sin­tesi della docu­men­ta­zione che era stata rice­vuta da circa un mese e sulla quale Wiki­leaks ha tolto l’embargo, il veto di pub­bli­ca­zione, sta­notte dopo aver saputo che altri mezzi di comu­ni­ca­zione erano in pos­sesso della docu­men­ta­zione e sta­vano per pubblicarla.

Si è così, infatti, venuta a creare una sorta di “leak dei leaks” che ha con­sen­tito al New York Times di pub­bli­care i files, otte­nuti da altra fonte, ceden­doli a sua volta alla NPR ed al Guar­dian.

Al di là della coper­tura media­tica e delle vicende con­nesse, che sarà cer­ta­mente inte­res­sante appro­fon­dire appena pos­si­bile, i files, ordi­nati per numero dei pri­gio­nieri [Intern­ment Serial Num­ber], nome o nazio­na­lità, con­fer­mano, docu­men­tan­dolo, le mal­ver­sa­zioni, l’arbitrarietà, spesso eser­ci­tata erro­nea­mente, e gli orrori e gli errori del cen­tro di reclu­sione nel quale per­man­gono ancora 181 dete­nuti, costato, sin ora, oltre 500 milioni di dol­lari al Governo degli USA.

Il NYT, al riguardo, ha pub­bli­cato una time­line inte­rat­tiva che sin­te­tizza tutti gli avve­ni­menti all’interno del cen­tro di deten­zione ed evi­den­zia i casi det­ta­gliati degli errori più evi­denti dei dete­nuti che veni­vano clas­si­fi­cati secondo il sup­po­sto livello di riscio che pre­sup­po­ne­vano per la sicu­rezza degli USA e con le indi­ca­zioni di che fare con lui.

Il Governo degli Stati Uniti con­danna aspra­mente la dif­fu­sione della docu­men­ta­zione ed al tempo stesso con­ti­nua a bloc­care l’accesso, il con­tatto, con Brad­ley Man­ning, il sol­dato al cen­tro della vicenda. Ulte­riori ten­ta­tivi di muti­la­zione della demo­cra­zia e della giu­sti­zia spe­riamo desti­nati a nau­fra­gare miseramente.

Come recita il pay off di Wiki­Leaks, il corag­gio è contagioso.

Pubblicato il 4 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

GlobaLeaks

L’effetto domino sca­te­nato da Wiki­Leaks non pare avere sosta.

Dalla spe­cia­liz­za­zione per nazione, come nel caso della Repub­blica Ceca e dell’Indo­ne­sia, ai main­stream media, con in testa Al Jazeera ed il NYT, pas­sando  per Local­Leaks e Radio­Leaks, il pano­rama si arric­chi­sce con­ti­nua­mente di “cloni” della crea­tura di Julian Assange.

Poche di que­ste imi­ta­zioni o “spi­noff” pos­sono van­tare le ambi­zioni di Glo­ba­Leaks, bit­tor­rent della distri­bu­zione di dati, di infor­ma­zioni, in forma ano­nima creato da un gruppo di una doz­zina di olan­desi ed ita­liani tra i quali, pare, Fabio Pie­tro­santi.

Il fun­zio­na­mento della piat­ta­forma viene spie­gato con chia­rezza e ric­chezza di det­ta­gli nell’anteprima, nella ver­sione beta online, con una gra­fica di con­fronto che spe­ci­fica anche le dif­fe­renze del pro­getto rispetto a Wiki­Leaks e l’architettura infor­ma­tiva di GlobaLeaks.

Da segna­lare sul tema, infine, quanto recen­te­mente pub­bli­cato dal Guar­dian su come il quo­ti­diano bri­tan­nico ha gestito l’enorme massa di infor­ma­zioni rice­vute dal Wikileaks.

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