web

Molla
Pubblicato il 16 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

[Dis]Attenzione alle Notizie

Nell’appuntamento set­ti­ma­nale della mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory si parte dalla pre­sen­ta­zione di Enrico Gaspe­rini, Pre­si­dente Audi­web, allo IAB Forum della scorsa set­ti­mana sull’evoluzione dell’audience online basata, ovvia­mente, su dati macro dell’istituto di rile­va­zione, per ana­liz­zare [dis]attenzione e [dis]interesse degli ita­liani verso le noti­zie o, almeno, verso, i siti dei quo­ti­diani — all digi­tal e non — nel nostro Paese.

Se, come anche il sot­to­scritto ritiene, il tempo speso è un indi­ca­tore signi­fi­ca­tivo per sta­bi­lire la sod­di­sfa­zione dell’audience, e di riflesso anche l’attrattività per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, pare che ci sia più di qual­che pro­blema da risol­vere per l’informazione online in Italia.

Buona let­tura.

Altan Internet
Pubblicato il 8 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Rivedere le Definizioni

Que­sta set­ti­mana sono stati rila­sciati i dati sulla pene­tra­zione dei diversi media in Spa­gna. Il docu­mento di sin­tesi pro­pone l’andamento della pene­tra­zione di cia­scun mezzo dal 1997 ad oggi ed evi­den­zia la caduta della stampa, anche, in Spa­gna sia per quanto riguarda i gior­nali e i loro sup­ple­menti che i perio­dici [men­sili e settimanali].

Tra i diversi mezzi figura, così come avviene anche nel nostro Paese, Inter­net. Una con­ven­zione adot­tata quasi uni­ver­sal­mente che ritengo essere fuor­viante e sin­tomo di quanto sia pro­fonda ancora la distanza dal com­pren­dere la Rete.

Il Web è un media tanto quanto lo è, ad esem­pio, Milano. Una grande città è un agglo­me­rato di per­sone al cui interno vi sono mezzi diversi di comu­ni­ca­zione, si pensi all’outdoor o alla free press locale banal­mente, per sem­pli­cità. Lo stesso avviene per Inter­net che è un ambiente al cui interno vi sono media diversi, gior­nali inclusi, ma NON è un media. Lo spiega per­sino Altan, con il suo solito sapente umo­ri­smo, nella sua vignetta di que­sta set­ti­mana sul «L’Espresso»

E’ asso­lu­ta­mente neces­sa­rio rive­dere le definizioni.

Pubblicato il 17 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Digital Media 2012

La Doxa, tra la fine di feb­braio e l’inizio di marzo di quest’anno, ha con­dotto un’indagine il cui l’obiettivo era di veri­fi­care l’utilizzo e la sovrap­po­si­zione dei dispo­si­tivi di prin­ci­pale inte­resse per le atti­vità svolte online.

La ricerca con meto­do­lo­gia CAWI [Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing] ha coin­volto un cam­pione di mille casi, rap­pre­sen­ta­tivi degli utenti Inter­net dai 16 ai 65 anni per le varia­bili di sesso, classi di età ed area geo­gra­fica, ed un sovra-campionamento di 236 Tablet-users. L’istituto di ricerca sul totale dei 1236 casi cal­cola un mar­gine di errore del 2,89%, al livello di con­fi­denza del 95%; affi­da­bi­lità che visti i numeri in gioco scende per quanto riguarda i soli uti­liz­za­tori di tablets.

I risul­tati dello stu­dio, “Digi­tal Media 2012″, la cui fina­lità è pro­mo­zio­nale rispetto ai ser­vizi offerti da Doxa, sono stati rias­sunti in un’infografica che ne sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze emergenti.

Le word cloud, le nuvole di parole poste a lato di cia­scun dispo­si­tivo con­fer­mano tra­sver­sa­lità e rile­vanza dei social net­work la cui frui­zione è oriz­zon­tale rispetto ad ogni device. Per smart­pho­nes e tablets è forte l’associazione con esi­bi­zione di sta­tus sym­bol come il ter­mine “alla moda” richiama immediatamente.

Il focus sugli uti­liz­za­tori di tablets a livello socio-demografico evi­den­zia una decisa pre­va­lenza di uomini e della fascia d’età com­presa tra i 35 ed i 44 anni. Chi pos­siede un tablet ovvia­mente mostra una ten­denza supe­riore alla media per la navi­ga­zione su inter­net, che comun­que ha una fre­quenza quo­ti­diana per meno della metà del cam­pione, e una rela­tiva mag­gior pro­pen­sione alla visione di noti­zie non meglio spe­ci­fi­cate. Com’era natu­rale atten­dersi, l’approccio alla navi­ga­zione è più vola­tile ed il tempo di navi­ga­zione per pos­ses­sori tablets, ed ancor più di smart­pho­nes, è deci­sa­mente ridotto rispetto a quello da per­so­nal com­pu­ter, sia esso fisso o portatile.

Si evi­den­zia, si con­ferma, come era già emerso da pre­ce­denti inda­gini, che il tablet sia stru­mento da sofà serale, se non addi­rit­tura da letto, con il 22% dei pos­ses­sori che dichiara di uti­liz­zarlo più della tele­vi­sione ma meno del pc fisso.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili, è ragio­ne­vole ipo­tiz­zare che i tablet che sono stati ven­duti sin ora siano orien­ta­ti­va­mente 1.380.000; una dimen­sione non tra­scu­ra­bile ma cer­ta­mente ancora estre­ma­mente ridotta.

L’opportunità pre­va­lente allo stato attuale non pare quella di mone­tiz­zare la ven­dita di con­te­nuti, gli abbo­na­menti alle edi­zioni digi­tali dei quo­ti­diani, bensì di creare una sovrap­po­si­zione ed un rin­forzo delle cam­pa­gne per chi uti­lizza l’intero ven­ta­glio di mezzi a dispo­si­zione in ambito promo-pubblicitario, visto che dif­fi­cil­mente un mezzo “can­ni­ba­lizza” gli altri, con i let­tori che spesso si duplicano.

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Pubblicato il 8 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Bilancio di Dieci Anni di Diffusione di Internet

La let­te­ra­tura sulle tec­ni­cità del Web, sugli usi e le con­dotte più pro­dut­tive di risul­tati cogni­tivi e comu­ni­ca­tivi, è amplis­sima e in con­ti­nuo aumento. Manuali di scelta dei soft­ware più appro­priati per le diverse atti­vità e il migliore uti­lizzo degli stru­menti elet­tro­nici non man­cano e ten­dono a sem­pli­fi­care sem­pre più le pro­ce­dure d’impiego dei mezzi per acce­le­rare e alleg­ge­rire il lavoro di scrit­tura, d’interazione e di com­pren­sione del con­te­sto glo­bale in cui avven­gono gli scambi inter­per­so­nali e le rela­zioni con audience vaste e imprevedibili.

Nep­pure man­cano gli studi esplo­ra­tivi sulla media­zione dei diversi stru­menti di comu­ni­ca­zione e socia­liz­za­zione a distanza, sugli effetti mirati e deviati di uti­lizzo dei pc, delle tablet, dei tele­fo­nini e sono ugual­mente dif­fusi i gala­tei dell’informazione e dello scam­bio sul Web.

Il lavoro di rico­stru­zione e siste­ma­tiz­za­zione, com­piuto dalla blog­ger Titiou Lecocq e dalla gior­na­li­sta Diane Lisa­relli, «Ency­clo­pe­die de la Web cul­ture», Robert Laf­font, Paris, 2011, invece esplora gli usi e i costumi, i valori e i modelli di com­por­ta­mento in atto sul Web, attra­verso la loro evo­lu­zione negli ultimi dieci anni, con lo scopo di veri­fi­care se la «demo­cra­tiz­za­zione» di Inter­net ha dato vita a una cul­tura nuova, con codici, lin­guag­gio e for­mae men­tis proprie.

«Inter­net, scri­vono le autrici, è un mondo in cui occorre for­zare l’accesso, per­ché uno dei suoi fon­da­menti, l’idea di ano­ni­mato, ne fa uno dei rari esempi di feno­meno cul­tu­rale senza por­ta­pa­rola iden­ti­fi­ca­bile, giac­chè quelli che potreb­bero incar­narlo, di fatto rifiu­tano di gio­care que­sto ruolo».

Il libro di Lecocq e Lisa­relli si com­pone di quasi 250 voci, che in sin­tesi defi­ni­scono ed esem­pli­fi­cano i luo­ghi vir­tuali, le strut­ture e i modi di scam­bio pre­senti sulla Rete. Ogni voce ha una scheda che in lin­guag­gio divul­ga­tivo, cor­re­dato da illu­stra­zioni, affronta il meglio e il peg­gio del Web, come s’è venuto a configurare.

Non senza humour e docu­men­ta­zione le autrici aprono un largo ven­ta­glio di carat­te­ri­sti­che della blo­go­sfera, dei buzz, degli ava­tar, delle pro­fes­sioni, dei modi di comu­ni­ca­zione e dei peri­coli che com­por­tano, dei prin­ci­pali cam­bia­menti e delle zone di non diritto, che l’internauta può incontrare.

Chi non sa chi è un kikoo­lol [un ado­le­scente che si esprime esclu­si­va­mente con lin­guag­gio SMS in un forum, un social net­work o un video­gioco] può venirne a cono­scenza, per com­por­ta­menti e ori­gine [una marca di pro­sciutto spe­ziato, citata spesso ai tempi di Mon­thy Python, nei pri­mis­simi forum].

Non man­cano le infor­ma­zioni tec­ni­che, ma il più e il meglio è dedi­cato a far capire l’essenza della Rete e il suo fun­zio­na­mento gene­rale, con info­gra­fie, sto­rie, aned­doti e confronti.

Un’enciclopedia mul­ti­fun­zio­nale , che si legge con avi­dità e si rilegge per non essere impre­pa­rati a tutte le eve­nienze della vita sociale a distanza, dove milioni di per­sone spe­ri­men­tano la forza dei nuovi modi di con­vi­venza nella massa.

Pubblicato il 3 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

L’impatto di Internet sulla Crescita Economica

McKin­sey ha reso dispo­ni­bile l’estratto dello stu­dio «The great tran­sfor­mer: The impact of the Inter­net on eco­no­mic gro­wth and pro­spe­rity», rap­porto che inve­stiga il ruolo e l’impatto di Inter­net sull’economia.

Il Web nel suo com­plesso pesa il 3,4% del PIL delle eco­no­mie avan­zate del mondo, que­sto signi­fica che se fosse un set­tore eco­no­mico defi­nito avrebbe un peso spe­ci­fico supe­riore all’agricoltura e, quasi, pari a quello dei tra­sporti ed al totale del Pro­dotto Interno Lordo di Spa­gna o Canada.

Lo stu­dio evi­den­zia anche come le imprese che fanno un uti­lizzo intenso delle tec­no­lo­gie web based abbiano tassi di svi­luppo, di cre­scita deci­sa­mente supe­riori alla media, men­tre il sur­plus, il valore aggiunto gene­rato da Inter­net varia, a seconda delle dif­fe­renti nazioni, tra i 18 ed i 28 $ men­sili per cia­scun utente.

Nel rap­porto McKin­sey effet­tua una mappa di cor­re­la­zione tra il tasso di con­tri­bu­zione di Inter­net al PIL di cia­scuna nazione e l’ Inter­net Eco­sy­stem Index, indice creato dalla società di con­su­lenza che misura quat­tro aree chiave dello svi­luppo del digi­tale: capi­tale umano, capi­tale finan­zia­rio, infra­strut­ture e ambiente di business.

L’Italia, già iden­ti­fi­cato pre­ce­den­te­mente come Paese “pigro” in uno stu­dio ana­logo con­dotto da Boston Con­sul­ting Group, si con­ferma essere nazione con un’incidenza del digi­tale rispetto alla pro­pria eco­no­mia infe­riore alla mag­gio­ranza degli stati presi in con­si­de­ra­zione. Ele­mento che, se pos­si­bile, peg­giora ulte­rior­mente in con­si­de­ra­zione della sta­ti­cità rile­vata al riguardo.

Le moti­va­zioni di fondo di que­sta situa­zione sono state iden­ti­fi­cate con chia­rezza dallo stu­dio «Map­ping Digi­tal Media: Italy» pub­bli­cato un paio di set­ti­mane fa.

Enne­sima misura di abuso di cre­di­bi­lità pour cause.

Pubblicato il 25 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Focalizzati sulle Competenze Tecniche

Sta ormai alla prima pagina del bignami sulle buone pra­ti­che in ambito lavo­ra­tivo la que­stione delle 3C:

  • Cono­no­scenze: Il sapere di un individuo
  • Com­pe­tenze: La capa­cità “pra­tica” di saper appli­care il sapere
  • Com­por­ta­menti: Modi di agire e stra­te­gie gene­rali di azione dell’individuo nell’esercizio della sua professione

Secondo i risul­tati di una ricerca svolta dal Natio­nal Coun­cil for the Trai­ning of Jour­na­lists [NTCJ], accre­di­tato isti­tuto di for­ma­zione alla pro­fes­sione gior­na­li­stica, per oltre 100 edi­tori anglo­sas­soni il focus è sulle com­pe­tenze tecniche.

Il son­dag­gio online, al quale sono seguiti focus group di appro­fon­di­mento in diverse città della Gran Bre­ta­gna, evi­den­zia come ai primi posti degli skill rite­nuti rile­vanti vi siano gli aspetti tec­nici, quelli più tra­di­zio­nali della pro­fes­sione gior­na­li­stica, men­tre sono fana­lino di coda l’interazione con i let­tori, uti­lizzo delle tec­no­lo­gie web based e social media.

Sono evi­denze che defi­ni­scono la misura della distanza ancora da col­mare tra com­por­ta­menti ed inte­ressi dei let­tori e quelli di molte redazioni.

[Via]

Pubblicato il 6 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Mappa della Libertà della Rete in Europa

Copy­right, tutela della pri­vacy, pro­te­zione dei dati, uti­lizzo in mobi­lità, ade­sione alla riso­lu­zione dell’ACTA e fil­trag­gio dei con­te­nuti [modo ele­gante per descri­vere la cen­sura pre­ven­tiva] sono i sei para­me­tri, le sei aree in base alle quali OWNI ha rea­liz­zato la mappa della libertà della Rete in Europa.

In cin­que su sei para­me­tri l’Italia si posi­ziona nella lista dei paesi che mag­giori restri­zioni pon­gono, clas­si­fi­can­dosi com­ples­si­va­mente subito dopo la Fran­cia come nazione nella quale Inter­net  ha minor libertà tra tutti gli stati presi in  considerazione.

Da clas­si­fi­care come con­ferma non gradita.

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Pubblicato il 1 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Rete Solidale

Alle 600mila per­sone eva­cuate a causa del terremoto/tsunami giap­po­nese, se ne stanno aggiun­gendo circa altre 200mila costrette a fug­gire dalle pro­prie abi­ta­zioni per il peri­colo delle radia­zioni nucleari.

Un numero impres­sio­nate di per­sone senza casa al quale viene in aiuto la soli­da­rietà umana attra­verso la rete.

Spar­kre­lief Japan ha rea­liz­zato un ser­vi­zio che con­sente di offrire casa a chi è rima­sto senza o se ne deve comun­que allon­ta­nare e, altret­tanto, di inse­rire delle richie­ste da parte di chi è stato più die­rat­ta­mente col­pito da que­sta tra­ge­dia umana.

Oltre alla mappa gene­rale che visua­lizza la posi­zione delle abi­ta­zioni dispo­ni­bili, è pos­si­bile affet­tuare delle ricer­che in fun­zione delle pro­prie esi­genze sele­zio­nando loca­lità, numero di per­sone per le quali vi è neces­sità ed altri det­ta­gli ancora.

Con­creta dimo­stra­zione, let­te­ral­mente, di rete soli­dale, si pre­sta egre­gia­mente ad essere esem­pio, anche, per una gestione effi­cace di quanto sta avve­nendo con gli sbar­chi dei pro­fu­ghi nor­da­fri­cani a Lam­pe­dusa.

Pubblicato il 7 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Digital Influence

Il Digi­tal Influence Index è il rap­porto annuale rea­liz­zato da Fleishman-Hillard su come inter­net non solo informi e col­le­ghi gli utenti ma anche sull’influenza che que­sto media ha nel pro­cesso decisionale.

La ricerca misura diversi aspetti chiave dell’utilizzo di inter­net inclusi i diversi livelli di ado­zione di con­sumo digi­tale e la dieta media­tica dell’utenza.

Le evi­denze di mag­gior rile­vanza emer­genti dall’ultima edi­zione dello stu­dio sono in alcuni casi delle con­ferme, in altri for­ni­scono nuovi spunti di rifles­sione e confronto.

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In par­ti­co­lare emerge un eccesso di infor­ma­zioni che rende cru­ciale l’identificazione di fonti fidu­cia­rie di rife­ri­mento. Da que­sto punto di vista la pub­bli­ca­zione da parte di blog­ger “spon­so­riz­zati” o pagati viene vis­suta in chiave deci­sa­mente nega­tiva rive­lan­dosi un boomerang.

Il forte uti­lizzo delle piat­ta­forme di micro­blog­ging e mes­sag­gi­stica istan­ta­nea fa si che gli utenti vedano favo­re­vol­mente l’utilizzo azien­dale delle stesse come fonte di ascolto ed inte­ra­zione ten­dendo ine­vi­ta­bil­mente a pri­vi­le­giare quelle che for­ni­scono rispo­ste coe­renti ed in tempi accettabili.

Il pas­sa­pa­rola di amici e cono­scenti si con­ferma essere fonte di influenza pri­ma­ria nella presa di deci­sioni ed è il primo ele­mento di rife­ri­mento in Fran­cia e Germania.