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Advertising Online Quota dei Giornali
Pubblicato il 5 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Trend Mondiali dell’ Industria dell’ Informazione

Durante il 64° con­ve­gno inter­na­zio­nale della World Asso­cia­tion of New­spa­pers and Publi­sher, in corso in que­sti giorni a Kiev, Larry Kil­man, respon­sa­bile della comu­ni­ca­zione dell’associazione, ha pre­sen­tato “World Press Trends”, inda­gine che rias­sume le ten­denze dell’industria dell’informazione rie­pi­lo­gando i dati sulle ven­dite di gior­nali in 150 nazioni nel mondo ed i ricavi pub­bli­ci­tari in 90 Paesi, pari a circa il 90% del totale dei proventi.

I dati di macro­sce­na­rio con­sen­tono di avere un pano­rama dav­vero esau­stivo di quella che è la situa­zione attuale e delle pos­si­bi­lità di svi­luppo future.

Com­ples­si­va­mente le ven­dite di gior­nali sono cre­sciute dell’1,1% nell’ultimo anno men­tre l’audience ha regi­strato un incre­mento del 4,2%. E’ l’Asia a gui­dare la cre­scita gra­zie a Cina ed India men­tre negli Stati Uniti e nell’Europa Occi­den­tale, come noto, si è veri­fi­cato un calo delle ven­dite del 17% negli ultimi 5 anni; trend nega­tivo che ora pare ral­len­tare, sta­bi­liz­zarsi, cau­sato pre­va­len­te­mente da una minor fre­quenza di acqui­sto più che da un declino dell’audience complessiva.

Nel mondo oltre 2,5 miliardi di per­sone leg­gono un gior­nale su carta e 600 milioni online. Dei let­tori online 500 milioni di per­sone leg­gono sia la ver­sione car­ta­cea che quella su Inter­net men­tre 100 milioni sono coloro che frui­scono di infor­ma­zione esclu­si­va­mente nel for­mato digi­tale. Oltre il 40% degli inter­nauti legge la ver­sione online di un quo­ti­diano con una cre­scita del 34% rispetto al 2010, ten­denza che rispec­chia l’interesse ma non l’intensità come dimo­stra l’elevatissimo numero di visi­ta­tori occasionali.

Le ven­dite di gior­nali pesano com­ples­si­va­mente circa il 50% dei ricavi e restano il ter­mo­me­tro dello stato di salute dell’industria dell’informazione. E’ vitale che gli edi­tori men­tre svi­lup­pano i for­mat digi­tali con­ti­nuino ad inve­stire nei con­te­nuti e nel mar­ke­ting della ver­sione car­ta­cea dice Kil­man, sug­ge­ri­mento effet­tuato anche dal sot­to­scritto oltre un anno fa in occa­sione dell’International Jour­na­lism Festi­val 2011.

Se gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online, pro­ba­bil­mente, sor­pas­sano i gior­nali, non è l’industria dell’informazione a bene­fi­ciarne. Se infatti il mer­cato della pub­bli­cità online è cre­sciuto da 42 a 76 milioni di dol­lari [+80,9%] tra il 2007 ed il 2011, la search pesa il 58% del totale e solo il 2,2% del totale dei ricavi dei gior­nali deriva dalla racc­colta pub­bli­ci­ta­ria digitale.

Tre quarti degli edi­tori, som­mando ricavi dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online e dalle sot­to­scri­zioni alle ver­sioni digi­tali, hanno pro­venti infe­riori al 10% del totale dal digi­tale. Inci­denza che dimo­stra la scar­sezza di inten­sità nella rela­zione con i let­tori oltre che la neces­sità di evol­versi da con­ces­sio­na­rie di pub­bli­cità, ven­di­tori di pixel, in con­su­lenti di comu­ni­ca­zione che creano valore aggiunto per gli investitori.

Si deli­nea dun­que, in con­clu­sione, un futuro mul­ti­piat­ta­forma e mul­ti­me­diale per i gior­nali e l’industria dell’informazione con cia­scun sup­porto, carta inclusa, ad assol­vere ad un ruolo, ad una spe­ci­fica fun­zione come spiega  Mario Gar­cia nel suo inter­vento al con­ve­gno inter­na­zio­nale, con ricavi pub­bli­ci­tari che non riu­sci­ranno mai, tranne in raris­sime ecce­zioni, a com­pen­sare le per­dite di ricavo della carta a dimo­strare la neces­sità di iden­ti­fi­care nuovi modelli di soste­ni­bi­lità eco­no­mica, nuove fonti di ricavo oltre a quelle clas­si­che di ven­dite e pub­bli­cità sulle quali sin ora ci si è basati.

Con­si­glio cal­da­mente di andare a vedere nello spa­zio WAN-IFRA su Sli­de­share le altre pre­sen­ta­zioni dei diversi rela­tori durante il 64° con­ve­gno inter­na­zio­nale della World Asso­cia­tion of New­spa­pers and Publisher.

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Pubblicato il 4 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Problemi e Soluzioni per il Valore dell’Advertising Online

Dopo una breve pausa estiva riprende la mia rubrica all’interno degli spazi dell’European Jour­na­lism Observatory.

Si rico­min­cia da uno dei temi di mag­gior attua­lità ed inte­resse per chi si occupa, a vario titolo, di comu­ni­ca­zione online: la ten­denza al calo del valore rico­no­sciuto per CPM e come gli edi­tori pos­sono far cre­scere il valore dell’advertising online. Un pro­blema fon­da­men­tale per l’industria dell’informazione come dimo­strano, anche i dati pre­sen­tati in que­sti giorni al con­ve­gno della World Asso­cia­tion of New­spa­pers and Publi­sher che evi­den­ziano come com­ples­si­va­mente solo il 2,2% dei ricavi derivi dal digitale.

Un’ana­lisi della situa­zione attuale per veri­fi­care quali pos­sano essere le pos­si­bili solu­zioni per recu­pe­rare red­di­ti­vità e risa­lire la china.

Buona let­tura. [Com­ment is free]

Pubblicato il 26 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2012 sull’ Industria dei Quotidiani in Italia

La set­ti­mana scorsa, nell’ambito della con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’industria dell’editoria e della stampa quo­ti­diana, pro­mossa da WAN-IFRA, l’associazione mon­diale degli edi­tori e della stampa quo­ti­diana, da FIEG e da ASIG [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali], è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani in Italia.

La ricerca annuale sull’industria della stampa ita­liana ana­lizza lo sta­tus quo dell’informazione quo­ti­diana nel nostro Paese rela­ti­va­mente ai let­tori, al mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, agli indi­ca­tori eco­no­mici e alla situa­zione occu­pa­zio­nale e retri­bu­tiva del set­tore. Il rap­porto si arti­cola nelle diverse sezioni per 130 pagine com­ples­sive, come sem­pre, tutte da leg­gere.

Anche per for­nire un con­tri­buto ulte­riore al dibat­tito sti­mo­lato dome­nica in que­sti spazi rela­ti­va­mente all’audience dei quo­ti­diani online, ho foca­liz­zato la mia atten­zione quest’oggi sulla parte rela­tiva a let­tori, rea­der­ship e inte­resse verso, appunto, le edi­zioni online dei gior­nali nostrani.

Se l’andamento delle ven­dite di quo­ti­diani con­ti­nua a sci­vo­lare sem­pre più verso il basso, con il 2011 in fles­sione del 2,7% e i primi tre mesi di quest’anno intorno al –5% medio [Nota], secondo i dati Audi­press ed Audi­web rac­colti nel rap­porto, non altret­tanto avviene per i let­tori di quo­ti­diani che sono in cre­scita sia per l’edizione car­ta­cea che per quella online.

Secondo i dati sopra­ri­por­tati vi sareb­bero quasi 25 milioni di let­tori di quo­ti­diani su carta nel giorno medio, con una cre­scita di circa 4 milioni di let­tori negli ultimi dieci anni [anche la curva tende alla sta­bi­liz­za­zione dalla 2^ rile­va­zione del 2010 in poi], e 3,3 milioni di let­tori per le edi­zioni online, con un incre­mento di 1 milione di let­tori dall’inizio delle rile­va­zioni [2010] ad oggi.

Si evi­den­zia dun­que come la carta sia il mezzo di frui­zione pri­vi­le­giato con un rap­porto di poco infe­riore di 10 ad 1 rispetto all’online. Soprat­tutto, come viene citato nel rap­porto, la dif­fe­renza tra anda­mento delle ven­dite e let­tura evi­den­zia come “l’informazione appare ormai a molti come una com­mo­dity alla quale non si rico­no­sce un valore signi­fi­ca­tivo”. Pro­blema che qual­cuno assi­mila, fa coin­ci­dere con quello dell’industria pornografica.

Aspetto che, come ricor­davo pochi giorni fa, deve ulte­rior­mente far riflet­tere sulla cura neces­sa­ria nella rela­zione con i let­tori, con le per­sone, da parte dei gior­nali in un momento in cui “la pub­bli­ca­zione è un bot­tone”, e la dif­fe­renza, il valore aggiunto viene creato dai ser­vizi aggiun­tivi for­niti e dall’apertura, nei con­te­nuti e nella rela­zione, con il pub­blico di riferimento.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente le edi­zioni online dei gior­nali, nel rap­porto si evi­den­zia come il 53,5% degli inter­nauti non visiti mai il sito web di un quo­ti­diano. Ele­mento che se, da un lato, rap­pre­senta un bacino poten­ziale d’interesse, dall’altro lato, fa riflet­tere su come il pro­blema dei numeri dell’audience dell’informazione nostrana non siano cer­ta­mente solo ricon­du­ci­bili all’idioma, nono­stante gli utenti inter­net nel giorno medio siano aumen­tati del 22%, men­tre gli utenti dei siti dei quo­ti­diani sono cre­sciuti del 47% tra il 2009 ed il 2011.

Si tratta evi­den­te­mente di dati gene­rali che nelle pie­ghe delle medie sta­ti­sti­che celano anda­menti spesso ben diversi tra loro com’è il caso, per citare un esem­pio, del buon anda­mento dell’edizione online del «Il Sole24Ore» e quello nega­tivo di «L’Unità», che rischiano di ali­men­tare la “reach” ma lasciano inso­luto l’aspetto dei ricavi.

Per quelli, appare sem­pre più chiaro, non basta sod­di­sfare il nar­ci­si­smo dei numeri grossi, occorre diver­si­fi­care, spe­cia­liz­zarsi ed otti­miz­zare i pro­cessi. Ne par­le­remo domani, promesso.

Pubblicato il 16 novembre 2010 by Pier Luca Santoro

Previsioni di Sviluppo dei Media

Buone noti­zie per il set­tore della stampa, secondo il rap­porto rea­liz­zato da PWC per WAN-IFRA, il declino dei gior­nali dovrebbe ter­mi­nare nel 2012.

La tabella di sin­tesi del World Digi­tal Media Trends 2010, con lo sto­rico dell’ anda­mento di cia­scun seg­mento e le pre­vi­sioni sino al 2014, pub­bli­cata da SFN, mostra un asse­sta­mento dei gior­nali entro il pros­simo bien­nio.  Potrebbe trat­tarsi di un posi­zio­na­mento fisio­lo­gico dopo l’urto, l’impatto delle tec­no­lo­gie digi­tali, che smen­ti­rebbe le pre­vi­sioni più cata­stro­fi­che [alle quali per­so­nal­mente non ho mai cre­duto] di scom­parsa dei giornali.

I seg­menti che mostrano una pro­spet­tiva di mag­gior viva­cità sono quelli della comu­ni­ca­zione sul web, sia fisso che in mobi­lità, e dei video­gio­chi.

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